L’operetta approda al “Lauro Rossi”

RECENSIONE - Applaudita esibizione della "Compagnia Gabrielli-Campagnoli" di Cingoli

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M.Borri-L.Mugianesi-D.Santamarianova

Maurizio Borri, Lilly Mugianesi eDiego Santamarianova

Micaela-Chiariotti-«Anita»-e-Stinchi

Micaela Chiariotti “Anita” e Stinchi

di Walter Cortella

Nel bel mezzo di una ricca stagione di prosa e di concerti di alta qualità, anche l’operetta ci sta bene e così qualche giorno fa al Lauro Rossi è sbarcata la Compagnia Gabrielli-Campagnoli di Cingoli che ha presentato l’operetta L’acqua cheta, scritta nel lontano 1920, su libretto di Augusto Novelli e musiche di Giuseppe Pietri. Si tratta ormai di un «cavallo di battaglia» della storica formazione cingolana poiché viene riallestita per la terza volta, nel corso dei suoi quasi novant’anni di storia. Evidentemente esercita sempre un certo fascino, tanto sugli stessi protagonisti quanto sugli spettatori, pur non rientrando nel novero delle celeberrime operette «viennesi». Infatti, L’acqua cheta appartiene al filone popolare made in Italy, assieme a Scugnizza, Il marchese del Grillo, Santarellina ed altre ancora. Siamo molto lontani dal rutilante mondo aristocratico che, a cavallo tra ’800 e ’900, «folleggiava di gioia in gioia» negli eleganti saloni di dimore principesche, facendo sognare ad occhi aperti gli spettatori dell’epoca. Non siamo a Parigi, né a Macao, né a Vienna ma nella nostrana e sempre bella Firenze, una delle città più ammirate e amate del mondo, e non ci allietano i fastosi valzer sul Danubio o le trascinanti csárdás ungheresi ma le festose note della «rificolona», lungo le sponde dell’Arno. Al posto del fascinoso conte Danilo, della ricca vedova Hanna Glawari, delle leggiadre “grisettes” dai fantasiosi nomignoli Lolo, Dodo, Jou-Jou, Frou-Frou, Clo-Clo, Margot, e del Principe Ciclamino con la sua timida sposa Myosotis troviamo il signor Ulisse, sanguigno fiaccheraio benestante, con la saggia moglie Rosa, le due figlie da marito Anita e Ida oltre a due giovani innamorati, Cecco il falegname e Alfredo il dozzinante.

Maurizio-Borri-e-Lucia-Chiatti-in-duetto

Maurizio Borri e Lucia Chiatti in duetto

Ma chi tiene alto il tasso della comicità (ma anche quello alcolemico!) è senz’altro Stinchi, lo stalliere, che passa gran parte del suo tempo a scolar fiaschi di ottimo vino toscano e a dir bischerate. Il testo de L’acqua cheta è gradevole e ricco di situazioni divertenti che ruotano, per lo più, attorno al suo personaggio, simpatico fin dal suo primo apparire in scena. Lo interpreta uno strepitoso Giovanni Sbergamo, attore dotato di un’indiscussa vis comica e di un azzeccatissimo physique du rôle. La vicenda è ambientata in Italia, alle porte della città di Firenze, dove vive Ulisse che gestisce la sua piccola azienda di noleggio di carrozze per cerimonie nuziali. Le sue due figliole, Anita e Ida, hanno caratteri diametralmente opposti. La prima è un po’ vivace ma schietta, mentre la seconda è fin troppo tranquilla e riservata, una vera….acqua cheta, per usare un termine ormai desueto ma che rende molto bene il concetto. Anita agisce sempre alla luce del sole, ciò che ha nel cuore ha sulle labbra, mentre Ida si muove più nell’ombra e, manco a dirlo, è proprio lei a mettere in atto una…..scappatella col dozzinante Alfredo, causa di scompiglio nella tranquilla famigliola del signor Ulisse. Ma, secondo la migliore tradizione, tutto finisce bene: le due ragazze, ottenuta la sospirata benedizione paterna, coronano con le nozze il loro sogno d’amore. Lo spettacolo è diretto da Franco Bury. Dopo lunghi anni di militanza in ruoli prevalentemente brillanti, Bury ha ormai fatto il grande balzo ed è passato a guidare i suoi compagni di sempre. Il risultato finale è stato più che soddisfacente, direi un vero successo.

Giovanni-Sbergamo-«Stinchi»

Giovanni Sbergamo «Stinchi»

Il pubblico ha manifestato più volte il suo consenso con calorosi applausi. Tutto ha funzionato egregiamente. Coordinare ed amalgamare componenti artistiche così differenziate come recitazione, canto, danza e musica non è certo impresa facile, ma Franco Bury ha dimostrato di trovarsi del tutto a suo agio nell’impegnativo ruolo di regista. Infatti, lo spettacolo mette in campo quindici attori recitanti, altrettanti cantanti della Corale Polifonica Cingolana, diretta da Ilde Maggiore, quattro ballerini che eseguono le coreografie originali di Elisabetta Corinaldi e, dulcis in fundo, otto elementi dell’Orchestra Cingolana dell’Operetta che hanno eseguito le musiche di scena, sotto la guida del m° Luca Pernici. Tutti hanno fatto la loro bella figura, grazie alla accurata caratterizzazione dei personaggi, a cominciare dal buon accento toscano. In particolare, Lucia Chiatti (Ida), Micaela Chiariotti (Anita) e Gabriele Bernardini (Cecco il falegname) hanno esibito anche una bella voce. Una citazione meritano Diego Santamarianova (Ulisse, il fiaccheraio), attore dalla elegante figura, Lilly Mugianesi (Rosa, sua moglie), «veterana» del gruppo, molto dolce e sempre sicura di sé e il già citato Giovanni Sbergamo (Stinchi), più volte applaudito a scena aperta. Suggestiva la folkloristica danza delle rificolone che da sempre fa parte del «colore» cittadino. La scenografia, semplice ma curata e d’effetto, è opera del duo Carlo Accrescimbeni-Alessandro Petrini. Belli anche i costumi.

(Foto di Cristiana Loccioni)


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