“Il Beato Pietro da Treia,
nella storia e nella leggenda”

TREIA - L’Accademia Georgica ricorda la figura del del Beato francescano in occasione dell’anniversario della morte avvenuta il 19 febbraio 1304

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Il Beato Pietro incontra San Michele Arcangelo – Cattedrale SS. Annunziata, Treia

 

L’Accademia Georgica di Treia ricorda la figura del del Beato francescano in occasione dell’anniversario della morte avvenuta il 19 febbraio 1304.

Il Beato Pietro nacque a Treia intorno all’anno 1230 discendendo della nobile famiglia Marchionni (De Marchionibus) resa insigne per fama di dottrina e per gloria di armi. Dopo aver trascorso i primi anni della sua giovinezza in seno alla famiglia tra le ricchezze e gli agi derivanti dalla condizione sociale, decise di cambiare vita colpito dai meravigliosi esempi e più ancora dal divino fascino di San Francesco. Sin dall’infanzia dimostrò un particolare amore per l’Arcangelo Gabriele. Giovanissimo entrò nell’Ordine Francescano dei Frati Minori desideroso di imitare le virtù di San Francesco (1182-1226) elevato da Gregorio IX agli onori dell’altare già nel 1228: Pietro non ebbe la fortuna di conoscere personalmente il più grande uomo di Dio di quel tempo, ma sentì aleggiare nel suo paese e nella sua giovinezza quel profumo, quel fascino irresistibile che lo portò a seguirne materialmente le orme. Una volta divenuto Frate Minore, il Beato Pietro si diede alla predicazione del Vangelo nella sua città natale: e fu uno di quegli araldi della Parola di Dio che non lascia indifferenti, che trasforma le situazioni e che cambia il cuore.
Fu poi trasferito nel Convento antico di S. Francesco ad Alto, ad Ancona, fondato da S. Francesco nel 1219, in occasione del suo ritorno dalla visita ai luoghi santi della terra del Signore. Nella Chiesa del Convento di Ancona il Beato Pietro ebbe, secondo il racconto dei Fioretti, l’estasi del Crocifisso: fu visto, infatti, “elevato da terra cinque o sei braccia (ossia 2 metri e mezzo) insino appiè del Crocifisso della chiesa, dinanzi al quale stava in orazione” (Fioretti, cap. 42). Qui il Beato Pietro conobbe e visse insieme al Beato Corrado da Offida (1241-1306), col quale si legò con vincolo di speciale amicizia. I Fioretti di San Francesco, che parlano di questi due santi frati nei capitoli 42-44, affermano che “tra loro era tanto amore e tanta carità che un medesimo cuore e una medesima anima pareva in loro due; e si legarono insieme a questo patto, che ogni consolazione, la quale la misericordia di Dio facesse loro, se la dovessero insieme rivelare l’uno all’altro in carità” (Fioretti, cap. 44).

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Il Beato Corrado da Offida e il Beato Pietro da Treia – Convento del SS. Crocifisso, Treia

Da qui il Beato Pietro, insieme al Beato Corrado da Offida, fu mandato nel luogo di Sirolo, dove il Beato Corrado guarì una povera donna, pregando per lei tutta la notte e liberandola, così, dal demonio e dove il Beato Pietro ebbe la visione di San Michele Arcangelo, il quale in segno di gratitudine per la Quaresima che il Beato praticava in preparazione della sua festa del 29 settembre, gli procurò la grazia dell’esperienza impareggiabile della certezza del perdono dei peccati. Dal luogo di Sirolo i due santi frati andarono in quello di Forano nel Comune di Appignano, anch’esso visitato da San Francesco nel 1215, essendo ospizio e chiesa dei monaci cistercensi della vicina abbazia di Fiastra: il luogo era circondato da una bella selva, per cui ci si poteva dedicare abbondantemente alla preghiera nel silenzio e nella discrezione. Qui entrambi ebbero visioni celestiali, dedicandosi con lo spirito tipico dei figli del Poverello alla meditazione della Parola di Dio e dei misteri fondamentali della salvezza, ossia l’umiltà dell’incarnazione e l’amore e la sofferenza della Croce.

5-Beato-Pietro-di-Angelo-Grimaldi-400x288Dopo varie esperienze legate alle vicende della Chiesa e dell’Ordine del tempo, il Beato Pietro ritornò al Convento di Sirolo, dove il 19 febbraio 1304 concluse la sua esperienza mortale. “Stella lucente e uomo celestiale”, come lo chiamano i Fioretti, il Beato Pietro era ritenuto santo, già nella sua vita terrena. Avendo nel tempo operato vari miracoli, fu sempre circondato di venerazione, onorato e amato per quell’alone di santità che da lui promanava, finché il 31 agosto 1793 il Papa Pio VI confermò il culto e il titolo di Beato, e concesse l’Ufficio e la Messa propri in suo onore. Essendo semidistrutto il Convento di San Francesco di Sirolo, alla fine dell’800 il corpo del Beato Pietro fu trasportato nella Chiesa della Beata Vergine del Rosario, sempre a Sirolo, dove attualmente si trova. Numerosa è la bibliografia sul Beato Pietro da Treia, una santa figura impressa “nella storia e nella leggenda” come recita il titolo del testo di Alberto Canaletti Gaudenti (1937) dedicato ad un uomo che attinse la gloria nella perfezione cristiana e che dai Fioretti di San Francesco è chiamato “stella lucente nella Provincia della Marca e omo celestiale”.

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