In scena Dante Cecchi
e rivivono personaggi amarcord
Storie maceratesi dalla vita agreste alla città, nuovo pienone al Don Bosco con ‘Lu postarelli su la Cumune’ per la rassegna dedicata al commediografo


Fabio Macedoni
Va in scena ‘Com’eravamo’ ed ancora un bagno di folla al teatro don Bosco. Dante Cecchi ‘seduce’ mettendo in scena un pezzo indimenticabile (‘Lu postarelli su la Cumune’) della storia maceratese: il declino ineluttabile della civiltà delle campagne negli anni 70 e il conseguente urbanesimo. Un declino rapido se si pensa che ancora qualche anno prima l’agricoltura rappresentava il 65% del reddito complessivo nel Maceratese ed ora invece è appena al 3% attuale! Quella generazione, essendo Giovanni Leone Presidente della Repubblica (la sua foto ufficiale campeggia nell’ufficio comunale) aveva deciso di dire basta con il duro lavoro della terra, e la nascente meccanizzazione non servì a far fronte a quell’emorragia di giovani leve. Meglio ‘Lu postarellu’ in un ufficio pubblico o anche la ‘vuttiguccia’ in città piuttosto che la solitudine agreste in anni dove poi tanta fatica veniva mal ripagata.
“A noi danno poco o nulla per il frutto di tanto lavoro che poi in mano loro diventa sul mercato carissimo” si lamenta la moglie del contadino, l’eterna ‘Marì’. ‘Loro’ sono i commercianti, gli artigiani: meglio fare l’impiegato, paga scarsa ma sicura anche se piove, nevica o gela o il raccolto di un anno va a male. Ed ecco la ‘leva’ degli anni ’70 occupare gran parte dei posti pubblici che il cittadino disdegnava, attirato ancestralmente dall’esercizio di arti e mestieri.
Ed ecco nascere i primi contrasti di classe, le cui storie riempivano i ‘conversari’ di piazza in quegli anni dov’erano erano protagonisti nei quartieri popolari del capoluogo i vari Cesare Bellucci, meglio noto come ‘il Toscano’, dalla lingua taglientissima e dal cuore d’oro, ‘Sesto il carbonaio’, ‘Lu Ricciu’ e Claudio Cuppoletti, mitici baristi, Carlo Perugini, ‘Cisirino’ e Pietro Baldoni alias ‘Briscoletta II’, l’ultimo zar delle Casette come lo definì Luciano Magnalbò in uno splendido cameo d’addio quando il fotoreporter del Messaggero venne travolto ed ucciso da un’auto, 19 anni fa. “Non siamo contro la categoria” scherzavano a proposito de ‘li contadì’ questi leggendari Bruno e Buffalmacco maceratesi con la passione per la caccia “siamo contro lo spopolamento delle campagne”. Tuttavia un cambiamento epocale era stato avviato e non poteva sfuggire al professor Cecchi. Un ‘transito’ presente anche nell’orditura della commedia, che vive su due parti distinte. La casa contadina nella prima, l’ufficio pubblico (con il ritratto di Leone, appunto) nella seconda. A tenere insieme i due quadri la politica, strisciante e regista della grande operazione contro le cui ‘ruberie’ il contadino Sittì addirittura mette in scena un finto terremoto (subito scusandosi con San Emidio, protettore e taumaturgo in simili e purtroppo coeve catastrofi).
Quindi ancora una domenica piena d’amarcord, dolceamara un po’. Sul palco ‘il direttore di tanto inferno’, Fabio Macedoni in salsa renziana quando ha anticipato di un mese… le votazioni, subito ‘corretto’ dal pubblico, bene a conoscenza del cartellone. Che infatti propone il 5 marzo un’altra commedia cult di Dante Cecchi ‘Le votaziò’, per la regia dello stesso Macedoni, già vicesindaco di Treia – al gruppo treiese, con le necessarie differenziazioni però, si deve il recupero ad ogni livello di questo autore maceratesissimo. La rappresentazione di domenica è stata davvero all’altezza da parte della Compagnia In…Stabile di Civitanova, con un plauso particolare per Gabriele Ercoli (Filì), Stefano Tiranti (Sittì), Oriana Frapiccini (Marì), i ragazzini Riccardo Pierangeli (Sandro) e Leonardo Martinelli (Otello). Bravi tutti gli altri: Mattia Iorio (Pacì), Cinzia Pagliarini (maestra), Mauro De Luca (l’assessore), Liliana Mangiaterra (Teresa), Giorgio Severini (Trento), Valerio Battistelli (Pasquà), Orietta Diamanti (Laurina), Maura Francinelli (Rosa). Scenografia: Beniamino Stizza e Valerio Battistelli. Regia di Giorgio Gobbi.
(m.v.)
(foto di Luciano Carletti)














