Pura magia a Civitanova Danza
con Parsons Dance

RECENSIONE - Teatro esaurito e entusiasmo per l'esibizione della compagnia di ballo americana

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Ahmad Simmons, Elena d’Amario, Eoghan Dillon, Geena Pacareu, Ian Spring, Omar Roman De Jesus, Sarah Braverman, Zoey Anderson / Parsons Dance

 

di Maria Stefania Gelsomini

E alla fine è il pubblico a rimanere senza fiato, tanto è forte il coinvolgimento nei ritmi frenetici dei ballerini sul palco. Al teatro Rossini di Civitanova, gremito in ogni ordine e grado come uno stadio di calcio (e animato quasi dallo stesso tifo) ieri sera è andata in scena la Parsons Dance, compagnia di ballo americana divenuta ormai di culto nel panorama mondiale per le sue coreografie energiche e cariche di vitalità, portate sinora sui palcoscenici di oltre 380 città in 22 Paesi dei cinque continenti. Nella prima tappa del tour italiano e in esclusiva regionale, la Parsons Dance, fondata dal geniale coreografo David Parsons, ha offerto alla platea civitanovese 70 minuti di pura magia. Una danza creativa, atletica che è allo stesso tempo muscolare ed evanescente, incarnata da otto giovani ballerini virtuosi e comunicativi, che uniscono a una solida tecnica una spiccata espressività, capaci di travolgere il pubblico con performance strabilianti e instancabili acrobazie. Sei coreografie danzate da tutti gli otto componenti della compagnia senza una pausa, senza mai riprendere fiato. Si apre con una prima europea, Finding Center del 2015, poi Union, un classico del 1993, un suggestivo intreccio di corpi in un groviglio di prese, che da rallentate si fanno convulse per poi rallentare di nuovo sotto coni di luce che squarciano il buio circostante. Neanche il tempo di finire l’applauso ed ecco un’altra anteprima europea, Unexpected Together del 2107. Qui i ballerini danzano in jeans e scarpe da ginnastica esprimendo tutta la loro allegria e positività, quasi in un free-style dove tutti ballano con tutti, insieme, da soli o in coppia, su una musica incalzante di percussioni dai ritmi tribali. E quando i movimenti sembrano esaurirsi, il volume sale e i passi riprendono più veloci di prima. È l’esaltazione dell’essenzialità del movimento, e più i danzatori ballano più sembra abbiano voglia di ballare, dando l’impressione di poter andare avanti all’infinito. Ma chi si ferma è perduto, e dopo l’ovazione del pubblico è di nuovo buio totale per il primo vero gioco di prestigio della serata, l’originalissima Hand Dance, coreografia per sole mani (e braccia) creata nel 2003: dieci mani luminose emergono dall’oscurità e ballano.

Sono lingue di fuoco, pennellate di luce, fuochi d’artificio danzanti, a volte ricordano quegli zampilli che si muovono a tempo di musica nelle fantasmagoriche fontane di Las Vegas, altre volte assomigliano a ombre cinesi proiettate sul muro. Applausi scroscianti, ma c’è subito pronta la seconda magia. Elena D’Amario interpreta Caught, l’assolo su musiche di Robert Fripp che David Parsons ha ideato per sé nel 1982, ormai una hit della modern dance definita dalla critica “una delle più grandi coreografie degli ultimi tempi”. Grazie a un gioco di luci stroboscopiche, la danzatrice appare sospesa in aria e sembra muoversi e camminare a un metro da terra. Applausi a scena aperta per un’interprete strepitosa e generosissima, e pubblico in delirio. Si chiude con un altro classico del repertorio, In the End del 2005, una coreografia che riassume tutta la positività, la felicità e la forza vitale della compagnia con un finale forsennato a tutta velocità, sottolineato da giochi di luce che vanno dal rosa al viola all’azzurro. E c’è spazio anche per un bis, i ballerini non si risparmiano, chiudendo tutti insieme sospesi a mezz’aria colpiti dalle luci stroboscopiche per la gioia del pubblico che ha applaudito tutti i danzatori (Sarah Braverman, Ian Spring, Geena Pacareu, Omar Román De Jesús, Eoghan Dillon, Zoey Anderson e Justus Whitfield), ma ha decretato un autentico trionfo per Elena D’Amario, che si è dimostrata un palmo sopra a tutti e non solo per gli effetti luminosi. Prima ballerina e unica italiana del gruppo, la danzatrice di Pescara è entrata a far parte della compagnia newyorkese nel 2011 fino a diventarne la stella assoluta. Elena è amatissima dal grande pubblico per la sua partecipazione qualche anno fa al talent-show di Canale 5 Amici di Maria De Filippi e per la sua recente apparizione nel programma in qualità di ballerina professionista.

Di balletti, performance, talenti e star internazionali il palco del Rossini ne ha visti a centinaia in oltre vent’anni di Civitanova Danza, ma vedere il teatro esaurito e un entusiasmo così sincero è cosa rara. Come pure è bello vedere la danza, nuda e cruda, senza orpelli né paillettes, protagonista della serata. Vedere costumi essenziali, top e blue jeans o semplici tutine dai colori pastello, volutamente anonimi per non disturbare la centralità e la coralità dei movimenti (che poi potrebbero essere i costumi di un saggio di fine anno di una qualsiasi scuola di danza nostrana), nessuna acconciatura complicata, nessun trucco eccessivo, nessuno sfoggio di tatuaggi (finalmente, non se ne vedeva mezzo). Vedere un palco vuoto, privo di scenografie, e per la maggior del tempo privo anche di colore, perché l’unico elemento scenico sono le luci del geniale light designer Howell Binkley, creatore insieme a Parsons della compagnia e vincitore di un Tony Award per lo spettacolo “Hamilton” a Broadway. L’evento fa parte del programma della ventesima edizione della rassegna Civitanova Danza tutto l’anno, promossa dal Comune di Civitanova, dall’Azienda Teatri di Civitanova e dall’Amat.


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