Macerata poco amata
specie dai maceratesi
Una discutibile indagine sondaggistica sui sindaci dei cinque capoluoghi marchigiani e sui sentimenti dei loro abitanti. Risultato? Povero Carancini!
di Giancarlo Liuti
Epifania, Epifania, tutte le feste si porta via! In virtù di questo antico motto popolare la nostra cara Befana ha l’abitudine, dopo il 6 gennaio, di andarsene e di portare con sé la Vigilia di Natale, il Natale, la Notte di San Silvestro e il Primo dell’Anno. E questa è pura perfidia. Se infatti lei è a tal punto brava da portarsi via, nel suo sacco di enorme capienza, così tanta roba, per quale malignità si limita a toglierci solo le cose liete e ci lascia le altre che liete non sono, come il terremoto, il gelo, le bufere di neve, le interruzioni di elettricità, le strade impraticabili e le frazioni isolate? Adesso, per riavere un po’ di spensieratezza, dovremo aspettare fino al Carnevale: il Giovedì Grasso del 23 febbraio e il Martedì Grasso del 28. Poi, di nuovo, mestizia, per l’avvento della Quaresima col mercoledì delle Ceneri. Ovviamente – e imperdonabilmente, con l’aria che tira – la sto mettendo sullo scherzo, ma questo è forse l’unico modo per farmi coraggio.
Cambiando ora discorso, i miei pazienti lettori ricorderanno che tempo fa manifestai una quasi totale sfiducia nei sondaggi – specialmente in quelli fatti per telefono – e dissi, ma questa è una mia discutibilissima opinione personale, che nella pretesa di considerarli una veritiera espressione delle idee dell’opinione pubblica si cela uno dei tanti inganni di questo nostro mondo fatto di troppe parole al vento, in tv, nella carta stampata e nei social. Centinaia, migliaia, milioni di pareri e giudizi, ciascuno forte di una presunta autorevolezza secondo visioni ogni volta esclusivamente individuali e senza un preventivo e ragionato confronto con la realtà oggettiva.
Una premessa, questa, che riguarda anche l’esito dei sondaggi sul gradimento popolare dei sindaci dei cinque capoluoghi marchigiani, sondaggi svolti – telefonicamente, su seicento persone per ogni città – da “Ipr Marketing” secondo le regole di “Governance Poll” (soggetti, questi, per me misteriosi, ma ciò dipende dalla mia crassa ignoranza). Risultati: rispetto al 2016 il maceratese Romano Carancini perde 23 posizioni mentre il fermano Paolo Calcinaro migliora le sue e il pesarese Matteo Ricci, l’ascolano Guido Castelli e l’anconitana Valeria Mancinelli mantengono le loro. Secondo il giudizio di seicento propri concittadini, il povero Carancini sarebbe, insomma, il peggiore di tutti.
Può darsi, intendiamoci, che ciò corrisponda alla realtà ed io non me ne sia mai accorto (addirittura, pensate, il suo intelligente e coraggioso progetto di rilancio del centro storico m’aveva convinto che lui fosse un buon sindaco, ma evidentemente mi sbagliavo). Però conosco e frequento tante persone che mi dicono di viverci bene, a Macerata, e per molte ragioni, fra le quali – rara avis , oggigiorno – spicca la sicurezza. Tuttavia, se le fai entrare nei particolari, ecco saltar fuori la naturale inclinazione dei maceratesi al brontolio e al mugugno, una sorta di fatalistico e rassegnato pessimismo cosmico, quasi leopardiano. E capisci che questa città non è amata. Ma capisci anche un’altra cosa: che è la stessa città a non voler essere amata, bastandole essere quietamente abitata. E’ dunque l’amore, reciprocamente, che manca. Quell’amore che invece ha fatto la sua comparsa nei sentimenti dei cittadini degli altri quattro capoluoghi delle Marche.
E’ un peccato? Fino a un certo punto, perché nell’amore può annidarsi l’insidia del fanatismo, di un ottuso esclusivismo e, per una città, di un eccesso di campanilismo, un’insidia che per sua fortuna Macerata non sa neanche cosa sia. Forse è pure per questo che a Macerata si vive abbastanza bene, ma i maceratesi non se ne rendono conto. I problemi – grossi, economici, sociali, nazionali, europei, mondiali – gravano anche su Macerata e sul suo sindaco, ma suppongo che siano identici ai problemi di Ancona, Ascoli, Pesaro e Fermo, e di quei sindaci. Stavolta, però, col sondaggio di cui sopra, si trattava di esprimere un moto almeno di solidale simpatia verso la città nella quale si vive e verso chi è stato eletto a governarla. Invece niente. Altrove questo moto c’è stato e ha sfiorato addirittura l’amore. A Macerata no. E sapete perché? Perché noi maceratesi siamo fatti così. Amen.


Anche se il servizio fosse stato reso da eguale a eguale, mai l’orgoglio di un’anima nobile si abbasserebbe sino a provare riconoscenza; non è forse umiliato chi riceve? E l’umiliazione che prova non compensa sufficientemente il benefattore che solo per questo si trova posto al di sopra dell’altro? Non è un godimento l’innalzarsi sopra il proprio simile? Che altro è dovuto, a chi presto servigio? Se la pietà, che umilia chi ne è affetto, si trasforma in un fardello, con quale diritto si vieta a chi lo porta di sbarazzarsene? Perché devo accettare di sentirmi umiliato ogni volta che incontro lo sguardo di chi mi ha reso un favore? L’ingratitudine non è un vizio, è anzi la virtù delle anime fiere.
«Io me ne andrei, lo faccio sai, lo faccio sai, vedrai, vedrai…»
(Claudio Baglioni)
Il problema non sono i maceratesi, ma chi li governa.
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Basti ricordare il “disinteresse” dell’ultimo ballottaggio comunale: di fatto l’attuale Amministrazione, se pur vincente, rappresenta poco più del 20% corpo elettorale, cioè una miseria…
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Chiaramente è un segnale politico che, tutti, hanno volutamente ignorato.
Al ballottaggio oltre il 60% dei maceratesi ha pensato “questo o quella, per me (in negativo, mooltooo in negativo) pari sono e -sicuramente- non mi rappresentano: quindi perchè votare e dover essere costretti a a scegliere tra il male e il peggio??”
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Poi è ovvio che (nonostante le fanfare, gli squilli di violino e gli arpeggi di tromba delle autocelebrazioni che l’amministrazione si suona e si canta da se) che, chiamato a giudicare ed esprimere una opinione, il maceratese “valuta” tutta la infinita pochezza dei nostri personaggi politici locali…
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Le “operazioni autocelebrative” (il rilancio del centro, la rivoluzione culturale, l’orologio di palstica, il park si ecc. ecc. fino ad arrivare alla risata più grande di tutti: le piscine) non attaccano.
Il maceratese sa dividere il grano dalla melma e comprende subito chi lo vuole prendere per il fondoschiena..
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Se poi a tutto questo aggiungiamo l’assoluta ipertrofica boria, di chi ci governa, ecco che quando accadono dei sondaggi seri viene fuori la verità…