Ricostruzione, Arrigo Sacchi:
“Siete gente laboriosa, ce la farete”

ASCOLI - Sold out al Ventidio Basso per l'evento di formazione "Dire Fare". Raccolti 140mila euro per la nuova palestra di Acquasanta. L'ex ct azzurro: "Il terremoto? Rispettare le regole quando si costruisce. Giocare all’attacco, invece di rimanere troppo passivi"

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Sold out al Ventidio Basso per “Dire Fare”

 

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Arrigo Sacchi ospite d’eccezione di “Dire Fare”

 

di Renato Pierantozzi

Ricostruzione, anche i big dello sport si stringono a fianco del popolo marchigiano. “Siete gente laboriosa, ce la farete. Dovere rimanere uniti ed è importante recuperare i Paesi che rischiano di sparire”, è il messaggio di Arrigo Sacchi presente oggi ad Ascoli all’evento dell’anno in materia di formazione intitolato “Dire Fare”. Ma anche “realizzare” grazie ai fondi raccolti (oltre 140mila euro) una nuova palestra in legno per i piccoli alunni della scuola di Acquasanta. “Sold out” il teatro Ventidio Basso (oltre 850 persone) oltre a tantissimi utenti collegati in streaming, mentre i relatori hanno rinunciato anche alle spese vive (vitto e alloggio) pur di contribuire alla raccolta benefica. Sul palco gli ideatori, i maceratesi Marcello Mancini e Sara Pagnanelli, deus ex machina dell’evento che prosegue anche domani (domenica) con altri big del calibro di Pupi Avati (con lo speech dedicato al tema “La vita non è un film”), Oliviero Toscani (“La creatività è dall’altra parte del vento”), Roberto Re (Cosa vale di più), l’olimpionica ed ex ministro Josefa Idem (Reinventarsi) e il “mentalista” Francesco Tesei che chiuderà gli interventi.

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Marcello Mancini con il sindaco di Ascoli Guido Castelli

Molto apprezzato l’intervento odierno di Arrigo Sacchi che ha conquistato la platea regalando anche alcune “chicche” calcistiche frutto della sua strabiliante carriera in panchina. “Ero stato ad Ascoli 3 volte –ricorda Sacchi- due volte allo stadio ed un’altra per una convention. Nell’89 mi ricordo che l’Ascoli era impegnato nella lotta per salvarsi insieme al Cesena. Ebbene prima della finale di Barcellona contro lo Steaua Bucarest pareggiammo 1-1 a San Siro contro il Cesena; Rozzi ci rimase malissimo e anche Berlusconi si preoccupò. Lo rassicurai dicendogli che la squadra era in formissima e che la mente umana pensa una sola cosa alla volta. Eravamo concentrati sulla finale che vincemmo 4-0”. “Da allenatore volevo giocatori con motivazioni straordinarie –prosegue Sacchi- e funzionali alla squadra. Da piccolo sognavo di essere un direttore d’orchestra, un autore e un regista. Diciamo che nel calcio ho fatto tutte e tre le cose. In nazionale per arrivare a 22 convocati ne chiami 98 per vedere chi era funzionale e sapeva lottare per i compagni. Oggi ci sono squadre più disarticolate della Torre di Babele ed è difficile fare una buona orchestra. Anche Ancelotti mi disse che io ero talmente convinto di quello che facevo che alla fine avevo convinto anche i giocatori. Quando si perdeva la colpa era solo la mia senza pensare alla sfortuna. C’erano giocatori ( Sacchi cita il milanista Colombo) che magari apparivano più umili e modesti, ma che alla fine correvano, raddoppiavano e aprivano spazi per i compagni. Ma quante persone riescono a vedere queste cose?”. Sacchi parla anche della situazione italiana attuale. “C’è troppa superficialità –dice con una punta di amarezza- Si guarda solo l’ultimo aspetto delle cose. Penso al gol di Baggio ad Usa 94 contro la Nigeria che ci evitò di andare a casa. Ci ha salvato ma prima di arrivare a lui c’erano stati 6 passaggi”.

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Sul palco la pallavolista Maurizia Cacciatori

“Il terremoto? – prosegue Sacchi –  Ora dobbiamo pensare a rifare dopo che in una notte sono state perse vite umane, case e tutte le sicurezze, ma è necessario pensare a rispettare le regole quando si costruisce. Giocare all’attacco, invece di rimanere troppo passivi. Ma gli ultimi a giocare d’attacco sono stati i Romani duemila anni fa…Eppur l’Italia fino al 1400 era stata all’avanguardia: ancora non si capisce come è stato costruito il Duomo di Firenze o il ponte di Tiberio a Rimini che ha resistito anche alle bombe. Allora rimbocchiamoci le maniche, mettiamo da parte le furbizie –auspica Sacchi- visto che nella corruzione non c’è un valore. Facciamo come nel Dopoguerra quando da zero siamo diventate la quinta potenza industriale. Quando si fa squadra, si supera anche un terremoto non puntando sul singolo e dando valore al merito che è una selezione democratica. Siamo fortissimi quando dobbiamo rimettere a posto le cose, anche nello sport visto che abbiamo vinto due mondiali uscendo fuori da scandali grandissimi”.

dire-fare1-400x267Infine l’ultima “chicca” calcistica. “Ronaldo –conclude- aveva più talento di Van Basten, ma Marco era più disposto a giocare con la squadra. Era un professionista esemplare. Una volta si lamentò che in allenamento lavoravamo troppo. Gli risposi che dovevamo lavorare per far divertire la gente che la domenica veniva a trascorrere due ore spensierate. Senza cultura e generosità, il talento può essere anche un limite”. Toccante anche la testimonianza della campionessa del volley Maurizia Cacciatori. “Dopo il sisma ho visto bambini giocare per strada con grande dignità perché non avevano più niente –dice- Sono orgogliosa di aver partecipato a questo evento, per me è stato come indossare la maglia della Nazionale. Sono convinta che si possa ricostruire. Sono stata spesso ad Ascoli e ad Acquasanta dando tutta me stessa”.

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