Civitanovese, i calciatori
chiedono rispetto alla proprietà

SERIE D - Botta e risposta tra l'avvocato Basile e la rosa. Gli uomini allenati da Caneo: "Ci stiamo mettendo la faccia mentre la società è latente"
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La rosa della Civitanovese al completo

La rosa della Civitanovese al completo

 

di Michele Carbonari

Botta e risposta tra società e giocatori in casa Civitanovese. In una nota firmata dall’avvocato Basile, si afferma che «ci sono giocatori che meritano ed emeriti sconosciuti al costo di Degano» (poi difeso dagli stessi poiché l’attaccante del Matelica ed ex rossoblu «con questa storia ha poco a che fare»). Successivamente i calciatori vengono accusati di aver rifiutato «una villa di 500 mq con parco del presidente a 6 km da Civitanova dove i ragazzi, capitanati da alcuni giocatori, non sono voluti andare per rimanere in appartamenti in centro che la società ancora deve finire di pagare». Secondo l’avvocato questo è un comportamento non consono in quanto è stato fatto forse approfittando dell’incapacità di qualche dirigente o forse in buona fede.

L'avvocato Domenico Basile

L’avvocato Domenico Basile

La società prosegue affermando che «il patrimonio dei giocatori è composto attualmente da oro per alcuni e da ferro arrugginito per altri ed è chiaro che si sta facendo pulizia per non gravare sulla futura proprietà». I giocatori, da parte loro, hanno fatto sentire la propria voce in un comunicato. Si dicono dispiaciuti di leggere queste dichiarazioni che vanno a ledere e toccare direttamente la loro dignità personale: «siamo degli atleti che da luglio, col massimo del rispetto, dell’impegno e della voglia rappresentano la U.S. Civitanovese ogni domenica cercando di mantenerne vivo l’onore e la fama che in altri ambiti qualcuno invece sta rovinando». Negano di essere delle prime donne per aver rifiutato l’alloggio offertogli, infatti spiegano che si tratta di una «struttura piena d’insetti e animali, nella quale ad oggi non è presente acqua calda né riscaldamenti. Una struttura dove il primo giorno in cui siamo entrati, tra lo sgomento generale, ci siamo ritrovati a raccogliere una siringa al suo interno». I calciatori rossoblu, che con coraggio mettono da parte la mancanza di rimborsi economici, concludono affermando che «è inaccettabile sentirsi dire “ferri arrugginiti”» e che «oggi una società latente, anziché trovare soluzioni se ne esce invece attaccando la propria rosa sportiva che è forse l’unica, insieme allo staff tecnico, a metterci la faccia». Proprio ieri un imprenditore locale ha manifestato il proprio interesse ad acquistare la società (leggi l’articolo).



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