Morte di Cristina Cappellacci,
per gli investigatori è suicidio

RECANATI - In seguito agli accertamenti sulla drammatica fine della 46enne, dovuta a un colpo di fucile al ventre, gli inquirenti nel corso del pomeriggio si sono sempre più orientati a ritenere che si sia trattato di un gesto autolesionistico. Saranno comunque svolti ulteriori accertamenti per chiarire alcuni particolari

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Il medico legale Mariano Cingolani con il criminologo Domenico Mazza

 

di Gianluca Ginella

Si è trattato di un suicidio. Questa la conclusione ritenuta più plausibile dagli investigatori per la morte di Cristina Cappellacci dopo gli accertamenti svolti nei giorni scorsi e in base all’esito dell’autopsia di questa mattina dove è emerso che la donna è morta per un colpo di fucile al ventre. Gli investigatori del Reparto operativo dei carabinieri, diretto dal maggiore Walter Fava, coordinati dal sostituto Luigi Ortenzi, dopo una serie di accertamenti svolti nella villetta di via Ezra Pound dove la donna è stata trovata in fin di vita nella sua camera dalla madre e dopo aver sentito i genitori e il fratello della donna, nel corso del pomeriggio si sono sempre più orientati nel ritenere che il dramma della 46enne sia da ricondurre ad un gesto autolesionistico. Gesto probabilmente legato ad un aggravarsi di un malessere interiore della donna a causa del terremoto che l’aveva costretta a lasciare la casa dove viveva con il fidanzato, un finanziere in servizio a Macerata, perché si era lesionata. Da qualche tempo la 46enne era ritornata a vivere dai genitori, a Montefiore di Recanati.

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L’autopsia di Cristina Cappellacci si è svolta questa mattina all’obitorio di Macerata

Restano alcuni dubbi da sciogliere da parte degli inquirenti, come il fatto che la madre della donna non abbia sentito il colpo di fucile pur trovandosi in casa, in base a quanto ha riferito, quando si è consumata la tragedia. Cose che gli inquirenti comunque chiariranno dopo il funerale della donna, che dovrebbe svolgersi venerdì. La chiave per chiarire cosa è successo lunedì pomeriggio intorno alle 19 è stata l’autopsia svolta in mattinata. In un primo momento pareva, in base alla ferita che la donna aveva all’addome, che fosse morta dopo una coltellata. Gli inquirenti comunque avevano deciso di svolgere accertamenti anche sul fucile di proprietà del padre della donna che era stato trovato sotto al letto della stanza in cui la 46enne si è uccisa. E l’autopsia, svolta dall’equipe dell’istituto di Medicina legale dell’università di Macerata ha consentito di accertare che nel corpo della donna c’erano numerosi pallini, quelli della cartuccia trovata esplosa nella stanza. Chiarito questo è stato sciolto anche l’interrogativo sul perché se la donna si fosse accoltellata non fosse stato trovato il coltello.


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