Una vita in prima linea
tra terremoti e calamità naturali
Il ricordo del pompiere Peretti

MACERATA - Scomparso un anno fa, il 29 settembre messa di suffragio nella chiesa di Santa Croce per il vigile del fuoco che ha svolto nel capoluogo 35 anni di servizio e che si è adoperato nei soccorsi nei luoghi colpiti da catastrofi. Il figlio Paolo: "Era un servizio molto duro ma lo faceva come una missione"

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Giuseppe Peretti vicino a una delle sue ambulanze in una foto del 1969

 

di Marco Ribechi

Una vita passata ad aiutare il prossimo dove ce n’era più bisogno, ad un anno dalla morte la messa di suffragio per Giuseppe Peretti. Una figura di riferimento per molti anni all’interno della caserma dei vigili del fuoco di Macerata dall’alto dei suoi 35 anni di esperienza. L’uomo, scomparso il 29 settembre scorso ad 84 anni d’età, sarà ricordato il prossimo giovedì, dopo un anno esatto dalla sua morte, nella chiesa di Santa Croce, a Macerata. Peretti in tanti anni di servizio ha preso parte senza esitazione a tutte le più grandi calamità naturali italiane dello scorso secolo: dal terremoto in Irpinia a quello del Friuli, dal disastro del Vajont (leggi l’articolo) all’alluvione di Firenze. In qualità di capo squadra faceva parte del gruppo dei soccorritori, a quel tempo non c’era nessun tipo di specializzazione, e a seconda delle necessità veniva chiamato a soccorrere le vittime dei disastri in ogni angolo d’Italia. Entrato nei pompieri come falegname in breve tempo divenne autista di mezzi pesanti.

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Il riconoscimento per l’impegno come donatore dell’Avis

Una vita dedicata al prossimo e trascorsa a Macerata, dove ha svolto tutti gli anni del servizio. «Mi ricordo che quando c’era la necessità lo chiamavano anche nel bel mezzo della notte – spiega il figlio Paolo Peretti – lui preparava la valigia e partiva, senza sapere quando sarebbe ritornato. Stava fuori 10, 15 giorni. Spesso quando lavorava nei disastri, specialmente dopo i terremoti, portava sempre a casa qualche oggetto che lo aveva colpito, che aveva trovato tra le macerie. Mi mostrava le foto con gli altri compagni nelle tende, dormivano per terra nei sacchi a pelo. Era un servizio molto duro ma lo faceva come una missione». Per i terremoti dell’Irpinia e del Friuli Peretti ricevette anche delle onorificenze. Nel tempo libero non smetteva il suo servizio verso gli altri tanto da ricevere un premio come miglior donatore di sangue dall’Avis. Peretti operava anche come volontario nella Croce verde dove guidava le vecchie e lunghissime ambulanze. Tra le passioni il restauro di mobili: aveva una piccola falegnameria in garage nel quartiere di Santa Croce e in tanti si fermavano con lui a chiacchierare sulla soglia. A ricordarlo i figli Paolo e Alfonso, la moglie Gilberta e le due cognate Michela e Emanuela.

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Giuseppe Peretti con la moglie in uno dei primi anni di servizio

Giuseppe Peretti

Giuseppe Peretti


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