Il viaggio dell’Infinito
tra Recanati, Bologna e Visso
LEOPARDI - Le vicende del manoscritto messo in salvo dal terremoto
di Donatella Donati
È molto opportuna la decisione del sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini di allontanare la copia autentica dell’Infinito conservata in quella cittadina per proteggerla dalle scosse che ancora si susseguono, l’ultima la notte scorsa. Nell’assoluta indifferenza del Governo centrale per questa parte delle Marche nella quale crolli e distruzioni sono avvenute proprio in prossimità di quei monti azzurri così cari a Leopardi, confermatami dal sindaco di Visso addolorato che nessun rappresentante del governo abbia visitato la zona per vederne il disastro, questa nostra cittadina montana ricca di storia e di attività produttive rimane sola ad affrontare un evento non ancora concluso. È una coincidenza particolare questa avventura dell’Infinito di Leopardi, sicuramente autentico, e dei fatti pregressi che da alcuni anni l’hanno posto all’attenzione degli studiosi e dei media per essere stato oggetto di una falsificazione, creduta terza copia ed esposta per due giorni all’università di Macerata dalla sua ingenua scopritrice.
Delle due versioni dell’Infinito (sulla terza risultata un falso c’è un procedimento penali in corso), divergenti per minimi particolari, una rimase a Recanati insieme con altri scritti del poeta, un’altra seguì sempre Giacomo in tutti i suoi viaggi ed è quella che è stata pubblicata a Napoli nel 1836 e a Napoli conservata nella Biblioteca Nazionale. La versione recanatese fu oggetto di molte richieste da parte di amici e studiosi di Leopardi e della famiglia e per un certo tempo si credette che fosse stata Paolina a donarla al professor Prospero Viani , studioso e collezionista di manoscritti. Questa versione è però smentita dalla stessa Paolina che negò di aver mai inviato al Viani quel manoscritto e si è pensato allora ad altre strade di cui come punto di partenza non poteva essere che la famiglia e quella cognata Teresa Teja moglie di Carlo inaffidabile e presuntuosa. Viani, diventato preside del Liceo Galvani di Bologna, ebbe ad un certo punto della sua vita gravi preoccupazioni economiche e decise di disfarsi del prezioso manoscritto (Infinito n. 1) che attraverso amicizie politiche vendette al sindaco di Visso che lo pagò di tasca sua.
Giuliano Pazzaglini mi ha detto che la scelta di Bologna per metterlo in salvo è transitoria ed è stata determinata dall’intenzione di far conoscere e ammirare questo primo Infinito dal maggior numero di studiosi e di persone, ricordando anche il soggiorno di Leopardi a Bologna e il piacere che ne provò,tanto da pensare di poterci tornare in futuro. Non è stato stabilito il luogo dell’esposizione, forse l’Archiginnasio, forse l’Università, forse il Palazzo Comunale, ma certamente si può contare su un grande numero di visitatori e di ammiratori e su importanti iniziative connesse all’evento. Ci sono stati però anche parecchi incontri con il sindaco di Recanati Francesco Fiordomo, con il quale, prima del rientro a Visso, sono previste iniziative che diano lustro ad entrambe le città, patria comune dei due Infiniti. Ritengo che anche Macerata nell’occasione di questo viaggio di salvezza debba prendere qualche iniziativa e spero che si trovino anche occasioni culturali importanti per raccontare una storia che ci vede protagonisti, tutti noi marchigiani.


Un’erlíquia miracolosa
Questo io lo so cche ttra li pezzi rari
d’erliquie che li Papi hanno provisto
e ttiè in conzeggna Monziggnor Zagristo
coll’utentiche drento all’erliquiari,
sc’è er prepuzzio c’aveva Gge.sucri.sto
coll’antri su’ membrucci nescessari,
ch’è un erliquione che ssopra all’artari
pò cca.cà in faccia ar mejjo che ss’è vvisto.
E nun zerve de dí, ccaro sor Muzzio,
che cc’è ppiú d’un paese che ss’avvanta
d’avé er tesoro der zanto prepuzzio.
Fede, sor Muzzio mio, fede bbisoggna.
Ebbè? mmagaraddio fussino ottanta?
Je sarà aricressciuto com’e ll’oggna.