Le bizzarrie del clima
e l’instabilità della vita

Un’interminabile “mezza stagione” che va da gennaio e dicembre. E un po’ meteoropatici , ormai, lo siamo quasi tutti. A cominciare dai nostri politici
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di Giancarlo Liuti

Fra le condizioni che fanno serena la vita figura certamente la cosiddetta “stabilità”, la qual cosa è importante in ogni campo dell’esistenza, negli affetti, nella salute, nel lavoro, nel reddito e perfino nel clima. Per quanto riguarda l’economia, ad esempio, fattori di instabilità sono l’inflazione e la deflazione. E l’instabilità del lavoro – il semplice timore di perderlo – è qualcosa che per ogni persona costituisce ragione d’inquietudine e sfiducia nel futuro. Vero è che molti tirano a campare con redditi fissi troppo bassi, e questo già costituisce un problema, ma il solo fatto che i loro redditi siano fissi è una pur modesta garanzia di stabilità. Idem per i legami familiari, gli amori, le amicizie. Se tutto questo vacilla o rischia di mutare è la qualità della vita di ciascuno di noi a farsi meno stabile, cioè, entro certi limiti, meno serena.
Ma stavolta, abbandonando discorsi troppo complessi , vorrei limitarmi a una particolare instabilità, quella climatica, e agli effetti più o meno spiacevoli che essa produce sugli esseri umani. Non tutti nella stessa misura, intendiamoci, ma la cosiddetta “meteoropatia”, cioè i fastidi derivanti dalla instabilità del clima (improvviso alternarsi, in ogni stagione e in ogni giorno, del freddo, del caldo e dell’alta o bassa percentuale di umidità), riguarda tutti: oggi non mi sento in forma, stavo meglio ieri, ho la testa un po’ confusa eccetera eccetera. La qual cosa, sia chiaro, ha una stretta correlazione con l’età: i giovani non sanno nemmeno che sia, mentre gli anziani, magari poco, se ne accorgono e se ne lamentano.

Redo Fusari dell'Osservatorio Geofisico di Macerata

Redo Fusari dell’Osservatorio Geofisico di Macerata

Non sono un esperto di questioni climatiche come invece è, scientificamente, l’amico Redo Fusari che spesso interviene su questo giornale. A cosa si deve, allora, la mia intrusione in argomenti che non mi competono? Alla circostanza che io sono un accanito “meteoropatico”, ossia uno, ma siamo moltissimi, che risente dell’instabilità climatica affermatasi da anni in Italia e ovviamente pure nel Maceratese, dagli Appennini al mare. Da mesi e mesi, insomma, a me pare che sia tutta un’eterna mezza stagione, un po’ più calda d’estate e un po’ più fredda d’inverno. Niente neve d’inverno e vampate di caldo, sì, in estate, ma ogni volta interrotte da perturbazioni in discesa finanche dal polo. A tutto questo il giornalismo, che una ne fa e una ne pensa, ha dato dei nomi tratti dalla Divina Commedia di Dante: i numerosi anticicloni africani che a luglio e ad agosto ci hanno spillato dai pori un torrido sudore si chiamano “Caronte”, il traghettatore delle anime all’inferno, e “Ugolino”, il conte che per fame – “più che il dolor poté il digiuno” – si mangiò pure i figli. Dov’è finito, insomma, quello stabile anticiclone atlantico – il cosiddetto “Anticiclone delle Azzorre” – che per giorni e giorni, a luglio e ad agosto, ci dava la vera gioia dell’estate? Ha fatto capolino nella Spagna, sì, ma qui da noi è stato debellato dagli anticicloni africani. Non più delle “Azzorre”, quindi, ma semmai, con mio legittimo risentimento denigratorio, delle “Cazzorre”.

Mareggiate a Porto Recanati e Civitanova

Mareggiate a Porto Recanati e Civitanova

E allora? Un’estate poco estate, come poco inverno – ricordate? – è stato l’inverno. Dice una celebre canzone di Bruno Martino: “Chiamala estate, questa estate, senza te”. E chi sarebbe questo “te” che c’è venuto a mancare? Almeno una decina di giorni stabili, in un caldo ben sopportabile, col mare tiepido e calmo (a proposito, in luglio e in agosto le nostre spiagge sono state aggredite da furibonde mareggiate che hanno provocato danni alle strutture balneari, più o meno come d’inverno). Ripeto: a me pare di vivere in un’eterna e instabile mezza stagione che va da gennaio a dicembre, certo con le sue differenze di temperatura ma con una caratteristica comune: la variabilità, l’instabilità, l’alternarsi quasi quotidiano di contraddittori mutamenti climatici. Anche la meteorologia, dunque, segue l’andamento di tutte le cose del mondo di oggi, dall’inarrestabile pressione migratoria alle guerre che pian piano si avvicinano a noi e, questa proprio nostra, al dilagare della corruzione?
Vedete quante cose saltano fuori dalla mente esacerbata di un meteoropatico? Perdonatelo, la meteoropatia, per chi ha la disgrazia di avercela, è una bestiaccia che somiglia alle attuali vicende politiche di Roma, dove le Cinque Stelle – instabilità, instabilità! – son diventate quattro e domani forse si ridurranno a tre. Le stelle, già. Non fanno parte anch’esse dell’universo e – in un certo senso, come la luna – non influiscono pure sul clima?



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