Contratto metalmeccanici,
sindacati all’attacco:
“I politici si negano al confronto”
LAVORO - Inviti rimasti senza risposta dai partiti con poche eccezioni. Adesione al 70% allo sciopero di oggi. Cgil, Cisl e Uil preparano un autunno di mobilitazione a difesa del contratto collettivo: "Unico presidio di diritti"
di Gabriele Censi
Adesioni intorno al 70% nelle aziende più grandi, è il dato stimato da Fiom, Fim e Uilm provinciali per lo sciopero di oggi di 4 ore per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Stamattina presidio e incontro pubblico nella sala convegni della Provincia a Piediripa con l’intento di discutere sul blocco della trattativa con Federmeccanica e di situazione e condizioni attuali dell’industria maceratese. “Nessun adeguamento economico” dicono gli industriali che giustificano la scelta per la deflazione. Ma i temi sono stati anche più ampi e hanno riguardato in generale le relazioni sindacali e un preannuncio di autunno caldo che incorpora anche il tema referendario: “A ottobre qualcosa cambierà – dice Manuel Broglia della Uil che attacca la politica assente -, abbiamo invitato tutti i principali rappresentanti politici del territorio, molti non hanno neanche risposto. In un panorama di difficoltà soprattutto per l’occupazione giovanile sono sempre di meno i luoghi di confronto e di contrattazione”.
Hanno fatto eccezione Paola Mariani, vicepresidente della Provincia, Massimiliano Bianchini di Uniti per le Marche e Michele Verolo di Sel, assenti con giustificazione Angelo Sciapichetti e Irene Manzi per altri impegni. Per gli altri una esplicita accusa di insensibilità a temi centrali per i lavoratori: “Ad agosto si elegge la nuova amministrazione provinciale se queste sono le premesse non possiamo aspettarci un livello di rappresentanza territoriale adeguato, – dice Daniel Taddei della Cgil – eppure il segretario del Pd Novelli è un metalmeccanico. Invece molti deputati del Pd hanno firmato l’appello a Poletti per difendere la contrattazione nazionale che la normativa sembra voler superare come vuole la Confindustria. Lo hanno detto chiaramente Boccia e Pesarini a Macerata”
“Attendiamo il contratto da tre anni – interviene Boris Basti della Ulm – si vogliono attaccare diritti acqusiti, la trattativa è bloccata per la parte economica, mentre giudichiamo positivi gli incentivi al ricorso ai fondi per la previdenza e la sanità, visto che le pensioni Inps saranno insufficienti. Grave il taglio quasi totale dei permessi retribuiti”.
“I numeri dicono che il 91% delle imprese maceratesi sono fino a nove dipendenti – spiega Rocco Gravina (Fim) – dove la contrattazione di secondo livello è quasi impossibile. Su 284 aziende (in calo del 6,9% dal 2012) con un totale di 5.500 addetti, solo 23 hanno un fatturato positivo e solo 4 hanno un percorso virtuoso di assunzioni e non ricorso agli ammortizzatori. Si è ridimensionato l’uso della cassa integrazione perché le aziende preferiscono licenziare e poi è in arrivo l’industria 4.0 che non avrà bisogno di personale, la situazione è difficile, il contratto nazionale garantisce salari e diritti per tutti”. “Questo contratto è fondamentale perchè fa da traino ad una serie di rinnovi che entro l’anno riguarderanno 12 milioni di lavoratori – continua Daniel Taddei della Cgil -, una vertenza simbolo”. Per Silvia Spinaci (Cisl) “il quadro complessivo è grave e inquietante, con quello dei metalmeccanici anche grande distribuzione e pubblico impiego sono i tre simboli che decidono il rimbalzo sugli altri tanti tavoli aperti. Il Governo non dà il buon esempio come datore di lavoro, rivendichiamo il ruolo sociale del ccnl”. Rossella Marinucci (Fiom) promette una ripresa a settembre della lotta: “In un quadro normativo minato dalle leggi Sacconi e Fornero e dal Jobs Act il contratto collettivo è l’unico argine. Serve una mobilitazione nazionale”.


