Nuovo codice, appalti giù del 70%
Nencini: “Crea problemi anche alla Pa”

CAMERINO - Il vice ministro ospite del dibattito all'università traccia il bilancio della nuova regolamentazione per l'assegnazione delle opere pubbliche: " Taglio delle stazioni uniche appaltanti da 40 mila a duemila ma la riforma è molto buona"

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Il rettore di Unicam Flavio Corradini con il viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini

di Monia Orazi

Crollo del 70% degli appalti nelle Marche, dopo l’introduzione del nuovo codice dei contratti pubblici. E’ questo il dato allarmante emerso durante il dibattito con il viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini ospite d’onore ieri all’università di Camerino. Il viceministro non ha nascosto le difficoltà di questo primo periodo di applicazione delle norme: «Il codice è così innovativo che sta creando problemi di applicazione anche alla pubblica amministrazione. C’è un taglio delle stazioni uniche appaltanti da 40 mila a duemila. E’ prevista la regolamentazione del dibattito pubblico, dei gruppi di pressione, dei pagamenti diretti ai sub appalti. Un’attenzione particolare alle piccole e medie imprese, a condizione che la piccola impresa sappia consorziarsi, l’emarginazione del massimo ribasso, della variante che non viene giustificata. Ci sono molti punti nuovi».

nencini corradiniCi sarà tempo fino all’aprile del 2017, per rivedere il codice, nel caso emergessero delle difficoltà: «I pilastri sono due – ha spiegato Nencini – dare la certezza nella realizzazione di un’opera, contrastare il fenomeno della corruzione mettendo in trasparenza tutta una serie di adempimenti, quest’azione affidata soprattutto all’Anac di Cantone. L’esperienza acquisita fa ben sperare. La riforma è molto buona. E’ stata elaborata con una sessantina di associazioni italiane, abbiamo recepito molte indicazioni, tra qualche mese inizierà a funzionare perfettamente. Esce di scena la legge “Obiettivo” ed entra la revisione dei progetti, «soprattutto di quelli più costosi», ha spiegato Nencini. Il viceministro ha denunciato il grande numero di incompiute «per cui l’Italia è al primo posto in Europa». Secondo i dati dell’Anac citati dall’esponente di governo, nell’82 % dei casi ci sono varianti in corso d’opera con incremento dei costi, tra questi il 32% di chi ha vinto con il massimo ribasso.

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Il dibattito ad Unicam

Dei 65 mila ricorsi annuali al Tar, nel settore delle imprese edili, il 30 per cento riguarda appalti pubblici. Nel 2011 ci volevano 11 anni in media per realizzare un’opera da 100 milioni di euro, nel 2014 i tempi si erano allungati di tre anni, anche se il 70% degli appalti in Italia, riguarda opere sotto il milione di euro. «La legge “Obiettivo” che comprendeva – ha ricordato Nencini – 380 opere, dal 2001 al 2014 ne ha viste finanziate solo il 17%«. Secondo i dati snocciolati dal ministro «Il crollo degli appalti pari al 32% a dicembre, si è ridotto a meno 3 per cento a ridosso del 19 aprile, la data di entrata in vigore del nuovo codice. Il dibattito ha lasciato spazio all’intervento di alcuni professionisti. «Le gare sono in completo blocco nelle Marche da aprile – ha detto l’architetto Paolo Capriotti – salvo alcune bandite dalla provincia di Fermo. Quelle poche che sono partite hanno avuto problemi tecnici gravi che mettono in seria difficoltà, il documento unico di gara è illeggibile, le imprese non sanno compilarlo. Per le imprese è un problema il ritardo dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, occorre svincolare l’esclusione automatica con il criterio del prezzo più basso, che crea ulteriore difficoltà in un periodo di crisi».

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Presenti all’incontro anche diversi amministratori – In prima fila l’ex sindaco di Camerino Dario Conti e il presidente del Consiglio comunale di Civitanova Ivo Costamagna

«Raccolgo nei nostri uffici la difficoltà degli operatori economici di sapere chi può appaltare cosa – ha detto Matteo Pasquali responsabile della stazione unica appaltante della Provincia – Lo stesso Consip ha difficoltà a mettere in chiaro alcuni aspetti. I Comuni hanno difficoltà di personale e di struttura per gestire quanto previsto dal nuovo codice, proprio ieri mi hanno telefonato dalla Regione per chiedermi di aderire alla nostra stazione appaltante per un certo settore». La risposta di Nencini: «Su 56mila imprese intervistate da Anac, la metà ha risposto che il capitolato di gara era stato costruito per favorire una certa impresa e secondo il 43% ritiene che i concorrenti abbiano influenzato la decisione finale. Lo dicono le imprese, non il viceministro, diciamolo chiaramente spesso le imprese fanno un pacchetto, a questa gara ci vai tu ed io non vengo a romperti le scatole e viceversa. In questo non c’è differenza tra la gara con il criterio del massimo ribasso e quella ad offerta».


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