Più bello se dotato di un parco
il teatro romano di Helvia Recina

L’idea risale all’inaugurazione del “nuovo” ponte sul Potenza ma non se n’è fatto nulla. Secoli di storia da valorizzare per fini culturali e turistici
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di Giancarlo Liuti

Giorni fa questo giornale ha pubblicato un appassionato e polemico articolo di Donatella Donati sulla situazione poco decorosa in cui si trova il teatro romano di Helvia Recina, un tesoro, questo, che dovrebbe far invidia a quasi tutti i capoluoghi italiani di provincia (leggi l’articolo). Quanta fatica, dice lei, per riuscire a visitarlo! E quanta trascuratezza, all’interno, fra quelle remote testimonianze di civiltà! “Vietato l’ingresso”, sta scritto fuori, in un cartello appeso alla recinzione metallica. E per ottenere il “pass” bisogna telefonare alla Pro Loco di Villa Potenza, dalla quale, scrive la Donati, può capitare che nessuno risponda. E dentro? Edere rampicanti e qualche sterpaglia. Ha esagerato, l’amica che stimo per la sua sensibilità culturale? Mica tanto. Vero è che il teatro è stato più volte risistemato anche dalla Sovrintendenza regionale, com’è vero che in mancanza di un custode fisso – troppo costoso? – non lo si può tenere aperto a chiunque e occorre una preventiva richiesta di accesso. Qualcosa di meglio, però, si potrebbe e si dovrebbe fare, secondo lo stile della ben curata fruibilità di Palazzo Buonaccorsi. A Macerata i turisti stranieri sono sempre più numerosi, alcuni di loro sanno del teatro di Helvia Recina ancor prima di arrivare avendone letto nelle guide, le vestigia romane fanno gola, specie agli inglesi e agli europei del nord. E allora? Di passi a sostegno del turismo ne sono stati fatti parecchi, negli ultimi anni, e si pensi al centro storico. Ma diamoci una mossa e di passi facciamone un altro.

Il teatro romano Helvia Recina

Il teatro romano Helvia Recina

E adesso un grande salto indietro nella storia. Circa due secoli prima di Cristo i romani colonizzarono quest’amena zona del fiume Potenza e ci fondarono un centro abitato cui diedero il nome di Recina o Ricina per via, sembra, della folta vegetazione di gelsi. E perché anche “Helvia”? Molto tempo più tardi l’imperatore Settimio Severo ne ampliò la denominazione aggiungendovi “Helvia” in onore del suo predecessore Publio Elvio Pertinace. Questa cittadina si estendeva nell’intero territorio di ciò che oggi è Villa Potenza e non era tanto piccola se si considera che fu dotata di un teatro da duemila posti con tre ordini di gradinate e un diametro di ottanta metri. A distruggerla, nel quinto secolo, ci pensò l’invasione dei germanici Goti che la misero a ferro e fuoco salvando solo il teatro e costringendo la popolazione a trovare scampo in collina dove nacque, appunto, Macerata.
Perché “Macerata”? Dalle “macerie” di Helvia Recina, si suppone. Mica sicuro, però. Da ragazzo, infatti, mi recai in biblioteca in cerca di quelle remotissime origini e scoprii che il nome “Macerata” poteva derivare dalla macerazione della canapa o, addirittura, da una misteriosa popolazione detta “Macarii”. Toh! Forse progenitori del comico Macario che fu celebre nel nostro Novecento? Chissà. E immaginai un divertito collegamento con l’umorismo, nei soprannomi e nelle battute di spirito, dei maceratesi di oggi. Sto scherzando? Certo. Ma le opinioni più o meno documentate degli appassionati di storia sono tante e qualche volta viene da riderci su. Domanda seria: a parte il teatro, che fine ha fatto Helvia Recina? Possibile che non ne sia stata trovata alcuna traccia? Possibile che non siano stati effettuati scavi in cerca di fondamenta, pareti, pavimenti, mosaici? Possibilissimo, giacché dal Settecento tutto giace sotto l’urbanizzata Villa Potenza – ci vivono oltre duemila persone – e metterla a soqquadro scatenerebbe una sacrosanta ribellione.
Torniamo al teatro.

Il ponte "Pertini"

Il ponte “Pertini”

Per alcuni mesi, nel 2003, il ponte sul Potenza, logorato dall’età, fu chiuso al traffico, finché Giulio Silenzi, dall’anno dopo presidente della Provincia e oggi alle prese con vicende alterne e problematiche in quanto vicesindaco di Civitanova, decise di rimetterlo in sesto, la qual cosa avvenne a tempo di record, tanto che la stampa nazionale la presentò come raro esempio di buon governo. Il “nuovo” ponte fu intitolato a Sandro Pertini, l’amatissimo presidente della Repubblica scomparso nel Novanta, e l’inaugurazione fu fatta nel settembre del 2005. Ma che c’entra il teatro romano? In quei giorni mi capitò di parlarne con Silenzi, entrambi affacciati dal ponte. Il declivio dal teatro alla riva del fiume gli parve bellissimo: “Ci si posano pure gli aironi cinerini! Bisognerebbe farci un parco raggiungibile a piedi, prima scendendo dall’inizio del ponte e poi salendo fino al teatro. Sarebbe fantastico!”
E’ proprio questa la via percorsa oggi dai visitatori del sito archeologico, ma il parco non c’è. Fino a poco fa c’era un campetto di calcio. Poi dismesso perché segnare un gol all’imperatore Helvio Pertinace non sarebbe stato facile: lui, con la sua pertinacia, l’avrebbe parato. Ora è una semplice distesa di terra campestre e verde spontaneo. Farci un comodo ed elegante parco con qualche panchina e illuminato di notte spetterebbe al Comune e il costo non sarebbe eccessivo. Ecco allora quell’ulteriore passo a fini turistici di cui ho detto sopra. Un passo che farebbe crescere il prestigio dell’intera città.



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