Mancato rinnovo del contratto,
i metalmeccanici incrociano le braccia:
“Non arriviamo a fine mese”

LE TESTIMONIANZE - Allo sciopero hanno partecipato decine di lavoratori (70 solo della fonderia Leadtime di Caldarola, dove l'adesione è stata totale ) delle ditte Amcgg e G&E Ghergo Group di Matelica e Recanati, Meloni di Tolentino, GTronica di Montelupone, Leadtime, Fas e Datram di Urbisaglia, Ciet, Mossini, Sit di Montecassiano e Pd (ex Padan) di Esanatoglia. VIDEO

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L’assemblea dei metalmeccanici nella sede della Cgil a Piediripa

di Claudio Ricci

(foto di Andrea Petinari)

«Lo sciopero di oggi per noi della Antonio Merloni Cilinder è stato un grosso sacrificio perché abbiamo aggiunto ore di sciopero a giornate intere di lavoro perso. Siamo reduci da 8 giorni di sciopero perché la proprietà aveva deciso di vendere tutti gli impianti di produzione. Ma siamo coscienti della necessità del contratto nazionale che deve essere per tutti i lavoratori e di tutti i lavoratori».

 

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Giuseppe Gaspari, dipendente della AMCGG di Matelica

C’è anche Giuseppe Gaspari , dipendente della Antonio Merloni Ghergo Group di Matelica tra i lavoratori che oggi in provincia di Macerata hanno aderito allo sciopero nazionale indetto da Fim Cisl – Fiom Cgil – Uilm Uil, per il rinnovo del contratto di 1,6 milioni di metalmeccanici giunto ad uno stallo dopo il no di Federmeccanica all’aumento dei salari. «Lo stipendio dell’ultimo mese è stato gravato già da una riduzione salariale di 400 euro per le giornate di sciopero. Una grossa cifra per uno stipendio medio di 1.200-1.300 euro. Soprattutto per chi con un solo reddito deve provvedere alle esigenze di una famiglia».

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I rappresentanti sindacali Rocco Gravina (Fim Cisl), Rossella Marinucci (Fiom Cgil) e Boris Basti (Uilm Uil)

Giuseppe è solo uno delle decine di lavoratori (70 solo della fonderia Leadtime di Caldarola, dove l’adesione è stata totale ) delle ditte Amcgg e G&E Ghergo Group di Matelica e Recanati, Meloni di Tolentino, GTronica di Montelupone, Leadtime, Fas e Datram di Urbisaglia, Ciet,  Mossini, Sit di Montecassiano e Pd (ex Padan) di Esanatoglia che hanno aderito allo sciopero di 4 ore per sbloccare la trattativa con i datori di lavoro. «C’è stata un’adesione di oltre il 50% degli operai delle ditte della provincia – spiega Rocco Gravina dell Fin Cisl – un risultato considerevole per una provincia di Macerata dove le ditte sono tutte di medio-piccole dimensioni».

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Come se non bastassero le beghe aziendali di una provincia ancora in balia della crisi economica, operai e famiglie devono fare ora i conti con il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto lo scorso 31 dicembre. «Il contratto nazionale che garantisce uno stipendio uguale a tutti da nord a sud va difeso soprattutto in una realtà fragile come la provincia di Macerata – ha detto Rossella Marinucci della Fiom Cgil – Dopo 14 incontri tra delegazioni allargate e ristrette e un nulla di fatto si è ritenuto necessario dare un segnale per sbloccare la situazione. La sorpresa di quest’anno è che Confindustria si è presentata al tavolo delle trattative pretendendo di rappresentare gli interessi dei lavoratori meglio dei sindacati. La loro proposta è però di distribuire la ricchezza solo dove si produce e non nelle zone dove c’è crisi e cassa integrazione. I benefit concessi poi si traducono solo in buoni benzina, buoni pasto o buoni acquisto completamente detassabili».

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Francesco Orazi dipendente della AMCGG di Matelica

Richieste che le sigle hanno rifiutato in ogni sede di trattativa. «Viene distrutto l’istituto del contratto nazionale dividendo i lavoratori tra chi ha un contratto dignitoso e chi no – dice Gravina – Fare lo sciopero qui è significativo per le numerose aziende in crisi, che ricorrono alla mobilità con piani industriali inesistenti. A Macerata i lavoratori hanno lasciato risorse personali nelle aziende che sono fallite comunque. Chiedere ancora sacrifici ai metalmeccanici non è passabile». In attesa del prossimo tavolo del 30 aprile i sindacati uniti annunciano già eventuali ed ulteriori proteste. «Se non riusciremo nel nostro scopo metteremo in campo ulteriori azioni – così Boris Basti della Uilm Uil – In un tessuto come quello marchigiano dove la crisi è arrivata tardi ma ci siamo ancora  quei 100 euro in più al mese potrebbero far ripartire l’economia». Idee ben lontane dalle proposte di Federmeccanica che pur riconoscendo maggiori quote per il fondo pensione e per il fondo assicurativo-sanitario per il 2016 non prevede aumenti salariale e solo il 5% (cioè 485 euro da spalmare su 13 mesi) per il 2017. Previsioni quanto meno oscure invece per il 2018.

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Luigi Sola AMCGG di Matelica

Nei piani degli industriali anche la riduzione dei permessi (con solo 32 ore su 72 effettivamente monetizzate). Uno sciopero doloroso per il reddito già messo a dura prova dei metalmeccanici. « Veniamo da 8 giorni di sciopero – racconta Francesco Orazi della Antonio Merloni Ghergo Group- Ma questa è una lotta che dobbiamo portare avanti. Spero che lo sciopero di oggi possa essere il primo e l’ultimo». Anziché ottimizzare i costi chiedono sempre ulteriori sacrifici ai dipendendi – dice Luigi Sola anche lui della Antonio Merloni – Ma i metalmeccanici non riescono più ad arrivare a fine mese». Intanto continua la raccolta firma per il referendum abrogativo proposto da Fiom Cgil e Fim Cisl per abrogare la nuova normativa sui provvedimenti discplinari e sui licenziamenti “facili”introdotta dal jobs act.

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Claudio Stura della G&E (Ghergo Group) di Porto Recanati

 

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Rossella Marinucci mostra le proposte alternative di Federmeccanica

 

 

 

 


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