Scuola a progetto
o “gioia di andare a scuola”?

CHIAVE DI LETTURA - Gli studenti italiani sono tra i più stressati. Serve un processo motivazionale, tanto forte nel docente, da trasmettere al ragazzo la propria passione e far nascere il bisogno, la gioia, il gusto e la libertà di imparare. Devono tenerne conto tutti i docenti, non solo quelli che parteciperanno al "Global teacher prize" 2017

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Facciamo il punto all’indomani del rapporto quadriennale O.M.S. sulla salute e il benessere dei giovani che rileva maggiore stress degli studenti italiani rispetto ai coetanei europei (leggi l’articolo), dei propositi della “Buona scuola” e dell’annuncio del ministro dell’istruzione Stefania Giannini d’istituire un nuovo premio nazionale per i migliori cinque docenti italiani che parteciperanno al “Global teacher prize” 2017.

Simonetta Cipriani

Simonetta Cipriani

 

di Simonetta Cipriani

La scuola è il più importante luogo di formazione, insieme alla famiglia. E’ la prima comunità di individui, dopo la famiglia che ne costituisce il nucleo essenziale. Suo compito precipuo è quello di far nascere il desiderio e la consapevolezza del sapere e di favorire la crescita della persona in tutte le sue dimensioni. I ragazzi, infatti, trascorrono la maggior parte del loro tempo sui banchi di scuola e, a casa, elaborano quanto ivi ricevuto, sei giorni su sette. Anche il settimo, la domenica, che dovrebbe essere, per i più religiosi, “santificato”, in realtà viene spesso “sacrificato” all’impegno scolastico. Per questo, la formazione è una tappa fondamentale per l’intera società, perché siamo ciò che sappiamo costruire, anche e soprattutto mediante la scuola. Ma cosa chiede la scuola italiana allo studente e di cosa ha davvero bisogno il discente per diventare una persona completa nel mondo?

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Già da tempo ed, ancor più, con la “buona scuola” si moltiplicano i “progetti educativi” ed anche nella nostra provincia ogni istituto per ciascun indirizzo si è dotato del famoso Pof (Piano dell’Offerta Formativa), una sorta di “linea guida” degli obiettivi, suggellato da un “patto di corresponsabilità”, che è un vero e proprio contratto tra gli alunni, i genitori, gli insegnanti, i dirigenti e l’Istituzione scolastica. L’esigenza di stipulare un contratto “tra queste parti sociali” fa comprendere l’importanza di questa fase della vita dei giovani per l’intera collettività. Per questo è indispensabile interrogarci a fondo, non minimizzare ogni segnale e stimolare una grande e attenta riflessione su come costruire il nostro futuro e su cosa vale la pena affidare ai giovani. Si parla tanto della grande conquista del nostro tempo, del passaggio dalle “conoscenze” alle “competenze” e, intanto, gli studenti, quelli responsabili, sono costretti a portare il “peso fisico” di voluminosi tomi, sovente inversamente proporzionali al reale spessore del contenuto, sulle proprie spalle, inesorabilmente carichi come “somari”. Tale ultima immagine, stampata negli occhi di tutti coloro che si avvicinano all’ingresso in un giorno di scuola, già rende l’idea di come l’osanna all’abbandono del nozionismo forse non è proprio una conquista acquisita.

scuola (5)Poi ci sono i famosi obiettivi di competenza. Ma in cosa consistono? Persino il genitore che, fiducioso, stipula quel contratto spesso non ne è pienamente consapevole. Eppure fiumi di parole ne parlano agli addetti ai lavori. E’ presto detto. L’uomo prima che “sapiens” è “habilis”. La scuola dell’autonomia persegue non tanto l’acquisizione della conoscenza ma della capacità di imparare le sempre nuove conoscenze, che si affacciano all’orizzonte nel modo accelerato tipico della nostra era tecnologica. L’obiettivo di tale “capacità” è consentire di risolvere o “produrre” nuove situazioni. Sembra molto bello se non si avesse subito la sensazione del grande pericolo di smarrimento sia del modo di orientarsi che della stessa percezione del giovane di sé. Il processo di formazione della personalità consente di fare emergere le capacità intrinseche alla persona, da quelle cognitive, matematiche, sociali, ecc., solo se adeguatamente stimolate, promosse e sorrette in tale processo, anche, perché no, mediante il voto, come riconoscimento e conferma di aver fatto bene e spinta a proseguire. Per questo, favorire ed agevolare la formazione delle capacità e abilità, non può avvenire solo per progetti.

scuola (4)Se gli studenti italiani risultano stressati nella scuola, ciò vuol dire che, forse, tali abilità non sono adeguatamente promosse quanto semmai appesantite, come il carico di quei libri, che probabilmente persino gli insegnanti non riescono a metabolizzare nei gravosi programmi, inseguiti faticosamente e paradossalmente invasi da quantità indefinite di nozioni. Il “rischio educativo” è l’abbandono scolastico o l’indebolimento fisico e psichico del discente, che, anziché trovare nuova energia prima di varcare la soglia dell’università o del mondo del lavoro, quando ha questa fortuna, viene demotivato e sfinito. Occorre, invece, sempre più che il “sapere”, il “saper essere” ed il “saper fare” passi prima di tutto tramite ciò che “sanno, sanno essere e sanno fare” coloro che trasmettono il proprio bagaglio, maturato nel tempo e corroborato dall’esperienza. Tutto ciò si può veicolare solo tramite un processo motivazionale, tanto forte nel docente, da trasmettere al ragazzo la propria passione e far nascere, con capacità maieutica, il bisogno, la gioia, il gusto e la libertà di imparare per arrivare a fare da soli nel più maturo momento universitario, nel lavoro e per tutta la vita.

scuola (1)Solo così il ragazzo, soddisfatto nel proprio bisogno essenziale di pienezza ed autostima, può essere educato oggi a rispettare se stesso ed il prossimo, ad abiurare ogni forma di prevaricazione e di bullismo ed a godere dell’inestimabile sorgente della cultura. Solo così domani sarà un cittadino, un lavoratore, un uomo completo nella personalità. La responsabilità del “ben-essere” dei giovani è grande. La chiarezza ed il rigore passano, prima di tutto, per l’accoglienza, soprattutto nella delicata fase di crescita dei ragazzi, a cui va restituita la gioia di imparare. Lo stress è il sintomo che qualcosa si è inceppato in questo cammino di realizzazione. Di questo devono tener conto tutti coloro che sono chiamati a tale compito fondamentale, non solo i cinque migliori docenti che parteciperanno al “Global teacher prize” 2017. Questo è forse l’unico vero ed importante progetto di riforma della scuola nel mondo.

 


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