Unicam e Unimc
per la “Primavera delle Università”
Incontri e dibattiti a Camerino, Macerata e nelle sedi distaccate. Un minuto di silenzio per gli studenti in Erasmus in Spagna vittime del tragico incidente
Unicam e Unimc hanno aderito oggi alla “Primavera delle Università”, iniziativa fortemente voluta dalla Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane). Oggi 21 marzo infatti in ogni sede delle università italiane, statali e non statali, si sono tenuti incontri e dibattiti pubblici per riaffermare il ruolo strategico della ricerca e dell’alta formazione per il futuro del Paese. Tutti gli incontri sono iniziati con un minuto di silenzio per ricordare gli studenti in Erasmus in Spagna vittime del tragico incidente.
Unicam ha organizzato incontri e dibattiti in tutte le sedi dell’ateneo. La #primaverauniversità si è svolta in mattinata a Camerino nel Quadriportico del Palazzo ducale e a Matelica in piazza Enrico Mattei. Nel pomeriggio invece l’appuntamento e a San Benedetto nella sede Unicam in lungomare Scipioni alle 15,30 e ad Ascoli Piceno in piazza del Popolo alle 17. Si è iniziato con l’intervento del rettore Flavio Corradini, cui sono seguiti interventi di studenti, dottorandi e ricercatori. Il rettore Corradini, insieme ai prorettori, al direttore generale, ai direttori delle scuole è stato presente in ogni sede.
“Quanto è importante la ricerca scientifica per lo sviluppo di un Paese? Quale ruolo rivestono le università per il Paese? Perché investire nella ricerca scientifica significa investire nel futuro del Paese? Perché senza ricerca non ci sono innovazione e sviluppo? Oggi siamo qui – ha affermato Flavio Corradini – per rispondere a queste domande e riaffermare l’importanza ed il ruolo che gli Atenei hanno per lo sviluppo del nostro territorio e dell’intero Paese. Sono fermamente convinto che l’unico modo possibile per uscire da questa delicatissima fase storico-economica che il nostro Paese sta attraversando e tornare a dare speranze ai nostri giovani, è quello di investire sulla ricerca. Senza ricerca non c’è innovazione e senza innovazione continua non aumentano né la produttività né il valore aggiunto dei prodotti. L’innovazione può facilmente scaturire dalla collaborazione e dalla sinergia tra università e sistema produttivo del territorio, imprese in primis. Unicam si è dimostrata da tempo disponibile a seguire questa strada, favorendo una serie di iniziative volte a far conoscere all’esterno le potenzialità dei gruppi di ricerca e cercando di reagire a stimoli esterni con soluzioni nuove e creative”.

Luigi Lacchè (foto Benfatto)
Anche a Macerata è stato lanciato l’allarme sul rischio di perdita di competitività internazionale. “Il confronto con gli altri Paesi ci condanna al declino” ha sottolineato Lacchè, che questa mattina si è confrontato con studenti, docenti, personale dell’ateneo e rappresentanti del territorio. Presente anche Irene Manzi, segretaria della commissione Cultura dalla Camera dei Deputati. “In Italia si investe un terzo o la metà rispetto agli altri Paesi europei, per non parlare delle ‘tigri asiatiche”. Il dato più drammatico è quello relativo al diritto allo studio. “Sebbene la laurea sia considerata una forma di ascensore sociale, tanto che il 70 per cento degli studenti universitari sono figli di genitori non laureati, in Italia solo il 10 per cento usufruisce degli strumenti di supporto allo, con forti disparità territoriali, mentre altrove si investe fino a sette volte tanto”. Allo stesso tempo, l’Italia è tra i primi quattro paesi in Europa per l’aumento della contribuzione studentesca. Sul fronte della ricerca, il fermo dei salari, poi, disincentiva i migliori ricercatori a rimanere in Italia. Anche le borse di studio per il dottorato di ricerca, anello di congiunzione tra formazione e ricerca, sono in costante calo. “E’ una strada senza sbocchi”, ha sottolineato Beatrice Bianconi, rappresentante degli studenti per Officina Universitaria. Altro problema è la ripartizione dei finanziamenti. “Gli atenei devono farsi guerra tra loro per la sopravvivenza” ha ribadito Antonio Renga, rappresentante del personale per la Cgil. Il cosiddetto fondo premiale non è altro, infatti, che una quota del più generale fondo di finanziamento ordinario. “Ben vengano fondi da assegnare sulla base del merito, ma che arrivino” ha commentato il rettore Lacchè. “E’ necessaria una mobilitazione unitaria di docenti, studenti, personale amministrativo e territorio” ha esortato in chiusura Francesco Adornato, direttore del dipartimento di Scienze politiche.










