Servizi sanitari, i sindacati:
“Aumenti fino al 60%”
Dopo due anni il fondo di solidarietà previsto dall'accordo sottoscritto dalla Regione per compensare i costi maggiorati per utenti e Comuni manca ancora all'appello

Il fondo di solidarietà per aiutare anziani, disabili e persone con disturbi mentali a sostenere le rette dei servizi, notevolmente aumentate, resta un punto interrogativo in Regione e i sindacati si appellano al governatore Luca Ceriscioli. Il fondo era previsto dall’accordo Regione-Sindacati di due anni fa, con l’obiettivo di aiutare le fasce Isee medio basse a compensare l’aumento della cosiddetta “quota sociale” (il costo per la persona o per il Comune di residenza, a seconda dei regolamenti comunali) dei servizi socio sanitari residenziali e diurni, dopo che la Regione aveva modificato i criteri di compartecipazione alla spesa. Ma il fondo nel frattempo non è stato né finanziato né regolamentato e, dopo un anno in cui gli aumenti sono rimasti “congelati”, proprio in attesa della decisione della Regione sul tema, «dal 1 gennaio 2016 i soggetti gestori stanno applicando la nuova normativa (approvata in Regione nel 2015, ndr) imponendo agli utenti aumenti insostenibili (tra il 30 percento e il 60 percento) – dicono le segreterie regionali di Cgil-Cisl-Uil e Spi-Fnp-Uilp Marche in una nota congiunta – I servizi interessati sono, per l’area anziani, i centri diurni e le Rsa anziani. Per la disabilità le Rsa, le residenze protette, le comunità alloggio per disabili gravi e i centri diurni socio educativi riabilitativi. Per l’area salute mentale le comunità protette per persone con disturbi mentali». Per questo le sigle sindacali «chiedono di riaprire con urgenza un confronto nel merito su come finanziare e regolamentare il Fondo di solidarietà – proseguono nella nota – E invitano le amministrazioni comunali a non “scaricare” in modo automatico gli aumenti in capo agli utenti, ad aprire dei tavoli tecnici con i sindacati sui territori per ridefinire criteri di accesso e di compartecipazione ai servizi attraverso regolamenti omogenei almeno a livello di Ambito Territoriale Sociale e di tenere conto della nuova normativa Isee e delle recenti sentenze sul tema».
Ma portate le persone in piazza, anzi davanti al Palazzo del Governatore come si faceva una volta. Beh, certo, i sindacati non erano aziende ma davano voce ai diritti violati. Da mesi sapete che Cerisciuoli tutto fa meno che pensare alle esigenze delle persone, anche le più elementari come il diritto alla sanità di cui un aspetto viene trattato nell’articolo. E voi con questa persona volete ancora parlare, addirittura appellarvi perché non fa il suo dovere per cui viene largamente pagato a quattro palmenti. Lo abbiamo votato ( generalizzo ) democraticamente e ci ritroviamo un dittatore, quindi desumo che non è la persona che ci si aspettava. Allora perché continuare a tenerci una persona che fa della sanità privata il suo cavallo di battaglia, magari avallato dai colleghi di partito o meglio da quel miscuglio di arrivisti che lo compongono. Siete voi sindacati che dovete vigilare sulla giustizia sociale ed intervenire con fatti concreti che possono cambiare la situazione assurda in cui questo ” eletto ” ci sta trascinando per i capelli. Se pensate che il vostro ruolo sia quello di annacquare i tempi perdendo tempo in sterili discussioni con chi ha nel suo capo politico un signore che ha detto chiaramente che non tratta con i sindacati ma solo con i suoi sottoposti fatelo sapere, prima o poi il popolo saprà come reagire. I politici sanno solo blaterare alla ricerca del solito fessacchiotto che si beve tutto, i sindacati hanno perso la funzione per cui erano stati fondati e così ci ritroviamo a sperare nuovamente nell’arrivo del Messia. Perché qui solo i miracoli o le preghiere possono fare qualcosa.