«Sui rifiuti serve una strategia integrata.
Il termovalorizzatore è il tassello che manca»
CISL - Il segretario regionale Cisl Marco Ferracuti sull'approvazione del nuovo Piano regionale: «Chiediamo trasparenza e partecipazione». E sulla differenziata: «I numeri ci dicono che nelle Marche siamo sopra la soglia europea e sopra la media nazionale»

Marco Ferracuti, segretario Cisl Marche
Nuovo Piano regionale dei rifiuti, Cisl Marche chiede «trasparenza e partecipazione per l’avvio della nuova governance». Per la Cisl Marche la strada da percorrere è quella di un sistema integrato che affianchi la raccolta differenziata al riuso, al riciclo e alla realizzazione di un termovalorizzatore come impianto di fine ciclo per trattare la quota dei rifiuti non riciclabile trasformandola in energia e di conseguenza costi limitati e tariffe ridotte per le famiglie e le imprese.
«I numeri del 2025 ci dicono che le Marche hanno una differenziata che funziona, sopra la soglia europea e sopra la media nazionale. Ma ci dicono anche che continuiamo a conferire in discarica quasi tre volte di più del resto del Paese, con impianti che si stanno esaurendo e un solo sito, quello di Corinaldo, ancora sopra il 50% di capacità residua. Non possiamo pensare di reggere così fino al 2035, quando le direttive europee imporranno di portare in discarica non più del 10% dei rifiuti – dice Marco Ferracuti, segretario generale Cisl Marche -. Per questo riteniamo necessaria una strategia che tenga insieme differenziata, riuso, riciclo e un termovalorizzatore come impianto di chiusura del ciclo per la sola quota di rifiuto non riciclabile, trasformandola in energia. Il termovalorizzatore non è un’alternativa alla raccolta differenziata e al riciclo: è il tassello che oggi manca e che, se non arriva, continuerà a scaricarsi sulle tariffe pagate da famiglie e imprese, come dimostrano già gli aumenti Tari di quest’anno».
Cisl Marche guarda con interesse al percorso avviato dal Consiglio regionale verso l’istituzione di un Ambito territoriale ottimale unico (Ato unica), articolato in cinque sub-ambiti provinciali, ma chiede che l’intero iter – dalla individuazione del sito alla realizzazione dell’impianto – sia accompagnato da commissioni composte da amministratori, parti sociali e associazioni dei consumatori, con l’obiettivo di monitorare nel tempo la salute dei lavoratori e dell’ambiente circostante.
«Ci auguriamo che il processo che porterà alla nuova governance regionale sia un percorso di trasparenza che inizi subito e accompagni tutta la vita dell’impianto, non solo la fase autorizzativa. Un coinvolgimento di tutti a partire dalle amministrazioni comunali e dai cittadini attraverso commissioni dedicate è la condizione perché queste scelte siano comprese e condivise sul territorio» conclude il segretario generale della Cisl marchigiana.
I dati Arpam, rielaborati dall’Ufficio studi della Cisl Marche, mostrano che «nel 2025 le Marche hanno prodotto 764.718 tonnellate di rifiuti urbani, con una produzione pro capite di 517 kg/abitante, superiore alla media nazionale. Mentre per la raccolta differenziata si registra un buon 72,02% della produzione totale, ben oltre l’obiettivo comunitario del 65% e sopra il dato Ispra nazionale del 67,7%. Nonostante il dato positivo della raccolta differenziata, dall’analisi dei dati emerge che le Marche segnano un conferimento in discarica molto alto, pari al 42,57%, percentuale nettamente superiore rispetto alle altre regioni e al resto d’Italia 14,79% – fa sapere la Cisl Marche – la capacità degli impianti è ormai agli sgoccioli: al 31 dicembre 2025 la maggior parte delle discariche regionali aveva una capacità residua inferiore al 10%, in due casi era compresa fra il 31% e il 50%, e la sola discarica di Corinaldo, con 527.700 metri cubi, risultava, dai dati Arpam, sopra la soglia del 50%. Ci sono poi le scadenze imposte dalle Direttive europee che prevedono la riduzione progressiva dello smaltimento in discarica dei rifiuti urbani: entro il 2035 solo il 10% del totale dei rifiuti potrà finire in discarica ed entro il 2030 si dovrà raggiungere almeno il 65% di riciclo. A questo si aggiunge l’emergenza plastica legata alle difficoltà di Corepla (Consorzio nazionale per il riciclo della plastica) nel ritirare il materiale stoccato dai comuni, che ha già costretto a trasferire rifiuti fuori regione, con un impatto diretto sui costi e di conseguenza sulle tariffe per i cittadini. Percorrere distanze maggiori per raggiungere impianti di trattamento aumenta i costi logistici che si riflettono sulla tariffa finale. Un aumento iniziato nel 2025, quando il costo medio della Tari nelle Marche si è attestato a 279 euro a famiglia, con un aumento rispetto all’anno precedente, del 5.5%. Nel 2026 alcuni Comuni hanno già deliberato aumenti compresi tra il +3% (Senigallia) e il +8,4% (Macerata)».