Dalla parte del cliente, il caso Oculistica

Gli amministratori decidono e gli operatori devono adattarsi alle loro decisioni anche quando sono palesemente irrazionali
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di Donatella Donati

Il servizio sanitario nazionale proprio per la sua qualità di servizio ha come suo corrispettivo un cliente fondamentale, il malato, il paziente che ha bisogno di cure. Tuttavia ancora non si riesce a sottrarlo a una politica partitica dalla quale sono scomparsi i grandi politici e sono presenti per la maggior parte impresari della vita pubblica. In tutta la discussione che riguarda l’Area vasta 3, nome che pare creato apposta per nascondere quanto è piccolo il nostro mondo, il tema degli ospedali è trattato con molto interesse ma poca coerenza prevedendo lo spostamento dei servizi a seconda dei risultati delle riunioni di vertice degli amministratori. Le parole sembrano usate più per non dire che per dire, manca una linea sicura su cui programmare. Come un ascensore che va su e giù si spostano reparti, cucine, letti e sale operatorie senza tenere in nessun conto appunto il cliente e chi è più vicino di tutti ai suoi bisogni, i medici, gli infermieri, tutti gli operatori sanitari.

Sono stati mai interpellati fino ad oggi per esprimere il loro parere sull’organizzazione e i bisogni? Sono state sentite le conclusioni a cui giungono con il loro quotidiano lavoro per quanto riguarda la salute del paziente? Si è pensato a come ottimizzare la loro professionalità collegandoli anche alle esperienze di altri ospedali ? Una caratteristica dei luoghi chiusi è quella di non aprirsi alle altre esperienze e al confronto indispensabile quando si devono prendere decisioni che riguardano l’intera popolazione. Sapere ad esempio del disagio che ha portato ai cittadini di Pesaro la chiusura di Oculistica e il suo spostamento negli ospedali di due città vicine potrebbe insegnare qualcosa a chi pensa di far questo anche a Macerata. I medici e i loro collaboratori erano una volta i soli organizzatori dell’attività degli ospedali, si è voluto aggiungere alla loro anche la competenza degli amministratori ma ora siamo di fronte a un totale ribaltamento.

oculistica 2Gli amministratori decidono e gli operatori devono adattarsi alle loro decisioni anche quando sono palesemente irrazionali. Il sindaco Carancini rispondendo all’ interpellanza di una consigliera comunale ha descritto esattamente come, secondo il parere del comitato ristretto dei sindaci, funzionerà Oculistica. L’occhio umano sarà vivisezionato e a seconda della malattia che lo colpisce marcerà su strade lunghe e poco agevoli tra Macerata e San Severino dove, per mantenere in piedi un ospedale che serve un numero modesto di abitanti, ci sarà la chirurgia oculistica. Si assisterà così ai viaggi continui avanti e indietro di malati che hanno bisogno naturalmente di accompagno, altrimenti non sarebbero malati agli occhi. Essi saranno costretti a servirsi di mezzi propri guidati naturalmente da altri a meno che non si pensi di organizzare navette da ospedale a ospedale o altri mezzi di trasporto, come in un grande aeroporto per andare da un terminal all’altro. Nel frattempo vengono trascurati miglioramenti e ristrutturazioni che rendono migliore la vita dei malati all’interno dei vari reparti. A parte la passeggiata che viene fatta fare alla cucina spostata e rispostata e che essendo oggi a Corridonia non garantisce con assoluta certezza la qualità dei pasti, sarebbe necessario anche occuparsi della questione dei bagni nei reparti, bagni che sono gli stessi per maschi e femmine che dividono la stessa stanza nel reparto chirurgia e in quello del day hospital. Non so se questo succede in tutti i reparti, per quelli citati ne ho la certezza. La distinzione tra bagni per uomini e bagni per donne è uno dei primi diritti riconosciuti ad entrambi da norme igieniche e in particolare alle donne che soprattutto in una fascia di età hanno bisogno di riservatezza. Il fatto di spogliarsi maschi e femmine nella stessa stanza del day hospital è un’altra delle incoerenze delle amministrazioni che dovrebbero saper organizzare gli spazi degli edifici in modo adeguato e misurarli secondo principi di privacy.

Qualcuno ricorderà che in Parlamento la deputata transessuale Luxuria fu cacciata malamente dal bagno delle donne perché non considerata tale. Fu un eccesso da parte di chi la costrinse ad andarsene. Questo diritto, rivendicato finanche nei bagni del parlamento, non dovrebbe ugualmente essere riconosciuto alle pazienti dell’ospedale di Macerata? È pur vero che nella situazione di sofferenza e di disagio in cui tutti oggi viviamo questo che ho segnalato può apparire il meno, ma non bisogna abbassare la guardia anche perché aziende private della salute osservano con grandissimo interesse lo scadimento delle aziende pubbliche e, senza minimamente pensare a una reciproca complicità, absit iniuria verbis, sono pronte a impossessarsi di tutti gli spazi mal funzionanti con grave disagio del servizio pubblico.



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