Badanti fantasma,
famiglie maceratesi irregolari
DATI DTL - Lavoro nero e assistenza previdenziale: nell'89% dei controlli, la Direzione territoriale del lavoro ha riscontrato situazioni di non regolarità in provincia. Nelle imprese: la totalità delle attività immobiliari è risultata non a norma
Lavoro nero nelle famiglie maceratesi: l’89% di quelle controllate dagli ispettori della Direzione territoriale del lavoro di Macerata impiegava badanti o persone che dovevano dedicarsi alla cura della casa in maniera irregolare a livello di contratti o previdenziale. Ma il record delle irregolarità in provincia in materia di lavoro è quello delle attività immobiliari: tutte le imprese controllate sono risultate non essere in regola. Emerge dai dati della Dtl dei primi nove mesi del 2015. Altro settore all’apice delle irregolarità è quello delle costruzioni: su 904 aziende ispezionate 738 erano irregolari (l’84%). Un dato che nasce da controlli mirati svolti in base a specifici indicatori e fattori di rischio. Nei cantieri, su 313 ispezioni sono 273 quelli non regolari, che significa l’87%. Il 90% di aziende irregolari sono state trovate nel settore del trasporto e del magazzinaggio. Poi ci sono le famiglie, che sono state controllate sempre in base a una precedente attività di intelligence che ha portato ad un dato piuttosto significativo perché nell’89% dei controlli sono emerse irregolarità, in particolar per quanto riguarda il lavoro sommerso e la previdenza. Dai controlli nelle aziende tra le irregolarità emerse ci sono violazioni in materia di salute e di sicurezza sul lavoro (199 i casi accertati), il lavoro nero (150 dipendenti fantasma), mancanza del rispetto degli orari di lavoro e riposo nel settore dei trasporto (113 episodi). Per quanto riguarda il lavoro nero sono state sospese 93 aziende, di queste 52 hanno regolarizzato i dipendenti (per somme che sono pari a 165mila euro) e hanno ripreso l’attività. La Dtl, diretta da Pierluigi Rausei, in una nota sottolinea «come nei primi 9 mesi dell’anno il sistema delle imprese regolari del nostro territorio ha potuto avvantaggiarsi dell’intervento su 738 aziende scoperte irregolari, costrette a regolarizzare completamente le posizioni lavorative di 269 lavoratori, 150 dei quali trovati intenti a svolgere attività di lavoro completamente sommerso. Analogamente a tutela dei lavoratori nelle attività vertenziali sono state definite positivamente, in via stragiudiziale, ben 153 vertenze di lavoro, sulle 201 complessivamente attivate». In totale sono stati 1080 i controlli svolti da gennaio dagli ispettori della Dtl e dai carabinieri del Nil.
(Gian. Gin.)

Se la pressione fiscale fosse ridotta (e di molto), famiglie e imprese farebbero meno fatica a stare in regola. Infatti non tutti ce la fanno, pagate le tasse fino all’ultimo centesimo, ad arrivare alla fine del mese.
Ci dobbiamo rendere conto di una cosa: o in Italia siamo tutti delinquenti, oppure le tasse sono troppe alte e non solo quelle, perché un’azienda deve essere in regola con molte cose oltre che pagare le tasse, per questo motivo le azienda non ce la fanno o chiudono o qualcosa devono tralasciare….faccio un esempio, se una persona dovesse aprire una società deve: fare lo statuto e pagarlo, pagare il notaio, la camera di commercio, il commercialista, l’esperto in sicurezza sul lavoro con tutti gli adempimenti che comporta, pagare la tenuta del conto corrente, il telefono, l’energia elettrica, il gas, l’immondizia e poi l’IVA e tutte le altre tasse, come fa a campare? Il risultato è che si fanno mille controlli ma le aziende non si sono più fatevi un giro…..
Per Paoletti. Aprire un’attività in Italia è opera da supermen, a differenza di quasi tutti gli altri Stati del mondo. Il Governo ne prenda atto e renda la faccenda più umana.
sig. Iacobini, io aggiungo che oltre ad essere un’opera da Superman, dobbiamo anche mantenere i burocrati della pubblica amministrazione e della politica…
Per Paoletti. Se i burocrati snellissero le procedure si meriterebbero lo stipendio, tuttavia non lo fanno, a differenza dei dirigenti privati. Ma, paradossalmente, i burocrati rischiano il posto se prendono decisioni
laddove i dirigenti privati rischiano il posto se non le prendono.