“Non chiamatela buona scuola”
La riforma continua a far discutere

MACERATA - Irene Manzi e Giulia Narduolo, entrambe deputate del Pd, hanno affrontato punto per punto la legge 107 durante il penultimo appuntamento con gli "Incontri d'autunno". Poi un animato dibattito

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Un momento della serata all’ostello Ricci

 

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L’intervento di Irene Manzi

 

di Federica Nardi
(
foto di Andrea Petinari)

La “buona scuola” del governo Renzi accende gli animi durante il penultimo appuntamento degli “Incontri d’autunno” del circolo Aldo Moro di Macerata. Tecnici e puntuali gli interventi di Irene Manzi e dell’ospite Giulia Narduolo, entrambe deputate del Pd e membri della commissione Istruzione alla Camera, che per due ore hanno affrontato punto per punto una riforma ancora tutta da realizzare. Un miliardo di euro nel 2015 e tre nel 2016 i finanziamenti destinati alla scuola dalla legge n.107/2015, soprannominata “buona scuola” dopo che l’anno scorso il Governo aveva diffuso un documento omonimo.

Nessun indugio sulla direzione da seguire. Autonomia, merito, formazione, pur nella minoranza: «Non sono renziana – dice più volte Narduolo -, ma abbiamo votato e stiamo lavorando per ottenere risultati concreti». Non sono mancate polemiche da parte di un pubblico attento alle problematiche della scuola, soprattutto sui temi che già da mesi hanno infiammato l’opinione pubblica: dal nuovo percorso di formazione degli insegnanti (che prevede 3 anni retribuiti dopo l’università al termine dei quali una commissione deciderà se si è in grado o meno di insegnare), fino alla notizia della settimana scorsa della chiusura della “fase c”, che ha portato all’assunzione di quasi centomila insegnanti su tutto il territorio nazionale, comprese le Marche (leggi l’articolo), che andranno a comporre il cosiddetto organico potenziato.

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Da sinistra: Giulia Narduolo e Irene Manzi

A non convincere il pubblico dell’asilo Ricci è soprattutto il sistema di valutazione degli insegnanti introdotto dalla legge 107: «Tra le novità della legge il comitato di valutazione, che sarà composto da due docenti del consiglio dei docenti, uno del consiglio d’istituto, un dirigente scolastico, un esterno e uno o due genitori. Il comitato comunicherà le valutazioni al dirigente scolastico, che avrà poi l’onere della decisione – prosegue Narduolo -. I criteri che emergeranno da questa fase verranno raccolti a livello centrale dal Governo per stabilire una sintesi di indirizzo per gli istituti». Narduolo non retrocede di fronte alle critiche, ribattendo a ogni dubbio nel modo più chiaro possibile: «Assumere l’organico potenziato è stata una scelta politica, l’Ue non ci ha obbligato perché si pronuncia solo sui posti vacanti o disponibili. Certamente il piano di mobilità attivato con la “fase c” dovrà essere monitorato con attenzione – prosegue la deputata -. Nei prossimi mesi ci sarà la scrittura dei decreti delegati, una parte fondamentale del processo di riforma. Chiamiamola legge 107 e non “buona scuola” – conclude -. È un nome che non è piaciuto, è sembrato un modo per sminuire il passato. Inoltre non si può parlare di vera e propria riforma, perché non riguarda i cicli scolastici».

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Angelo Sciapichetti

 

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