“Il passato per capire il presente”
Esercito e prefettura
per la Grande Guerra
MACERATA - Molti gli studenti che hanno preso parte alla giornata commemorativa della Prima guerra mondiale. Presente anche una rappresentanza della S.s. Maceratese. Il prefetto Roberta Preziotti agli studenti: "Coltiviamo insieme a voi la passione civile"


Da sinistra: Rosario Moschella, Roberta Preziotti e Massimo Coltrinari
di Federica Nardi
(Foto di Lucrezia Benfatto)
Una storia di sofferenza, nostalgia, solitudine e di grande passione civile. La Prima guerra mondiale rivive nella giornata organizzata dalla prefettura di Macerata e dal comando militare dell’esercito delle Marche. Ospite d’eccezione Massimo Coltrinari, generale dell’esercito e docente dell’università Sapienza di Roma, intervenuto sul tema “La difesa aerea e contraerea”, la storia della difesa allestita a partire dal 1915 negli aereoporti dell’Aspio e di Jesi per proteggere la piazzaforte di Ancona. «Studiare il passato è un esercizio fondamentale per capire il presente. La storia dello sviluppo tecnologico della difesa aerea e contraerea va di pari passo con quella della comunità – ha detto Coltrinari -. Attraverso la cultura e lo studio si superano le difficoltà e le tragedie della guerra. Oggi non è più possibile affrontare un conflitto senza capire il passato, questa è la grande lezione del 1915». A introdurre il tema del convegno il generale di brigata Rosario Moschella e il prefetto di Macerata Roberta Preziotti: «Abbiamo il dovere e il piacere di trasmettervi la storia del nostro paese e di coltivare insieme a voi la passione civile – ha detto Preziotti, rivolgendosi alla platea gremita di studenti maceratesi -. Anche nel ricordo della guerra ognuno di noi deve essere portatore di pace». Ad accompagnare i relatori e le letture degli studenti dedicate alla Grande Guerra, le note dei giovanissimi del coro Selifa di San Ginesio diretti da Mario Baldassarri. Presenti in sala con le autorità civili e militari anche Cristian Bucchi, allenatore della Maceratese, Maria Francesca Tardella, presidente della squadra e alcuni giocatori della Maceratese.

Da destra: il prefetto di Fermo Angela Pagliuca, Romano Carancini e Stefania Monteverde



A destra: il presidente della provincia di Macerata Antonio Pettinari





Cristian Bucchi con alcuni giocatori della Maceratese

Il coro Selifa. A destra: il maestro Mario Baldassarri











CM ha dato un ottimo risalto a questa importante iniziativa. Molto bene. La cornice della Prefettura è la dimostrazione che questa Istituzione è importante per il controllo politico istituzionale del territorio, in collegamento con il governo in carica, qualsiasi esso sia nel tempo. E’ una risposta per chi vorrebbe abolire le Prefetture. Purtroppo, sono state eliminare le Province, altro contatto diretto con la popolazione ed estensione democratica iniziata e in collaborazione con i Comuni. La Regione è una demagogica trovata per maneggiare il potere senza il controllo dei cittadini… troppo distanti dalla sede regionale e legata agli umori dei partiti.
Ciò che si è detto nella sala della Prefettura fa sperare che la politica possa rivedere la sua posizione sulle forze dell’ordine e sulle forze armate. Noi dobbiamo essere pacifici, ma non pacifisti. I quali sono una razza che pontifica a pancia piena, senza che all’uscio ci sia uno pronto a colpirli.
Invece, già i criminali la stanno facendo da padroni, pure nella nostra provincia. E quando la mania di conquista dei musulmani per la volontà del Corano si manifesterà, forse dovremo essere pronti a reagire pure con le forze armate. La sicurezza degli Italiani non la si dà con le chiacchiere e gli ottimismi di certi politici, ma con i cittadini armati nelle forze armate. L’educazione delle nuove generazioni dovrà partire secondo questa prospettiva: non con le chiacchiere buoniste, ma con le armi si difende la Patria, la nostra “home land”, che è l’unica che abbiamo veramente nostra, resa unita dal sangue che ogni cittadino, del nord, del centro e del sud, ha versato per la difesa del suo territorio e della sua gente.