Nuove regioni,
FdI dice no alla Toscana:
“Le Marche guardano all’Adriatico”

RIFORME - "Uniti all'Abruzzo senza smembramenti" è la proposta di Fratelli d'Italia regionale in vista del nuovo assetto che prevede dodici macroregioni al posto delle venti attuali

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Carlo Ciccioli portavoce regionale Fratelli d'Italia - Alleanza nazionale

Carlo Ciccioli portavoce regionale Fratelli d’Italia – Alleanza nazionale

Fratelli d’Italia-An regionale interviene sulla proposta del Governo Renzi di riforma dell’assetto regionale che prevede dodici macroregioni al posto delle venti attuali. Per il portavoce regionale Carlo Ciccioli la prescrizione dell’Unione Europea per l’utilizzo dei Fondi Comunitari,  le regioni debbono avere superfici più ampie delle attuali e popolazione tra i 3 ed i 4 milioni di abitanti,  non può essere preso a pretesto dal Governo, in particolare dal Pd, per smembrare l’assetto naturale, orografico ed economico delle attuali regioni italiane: “Che senso può avere l’inserimento della Regione Marche nell’ambito della macroregione Toscana-Umbria-Marche? Con questa operazione rischiamo di diventare la periferia della ben più forte Toscana. Sono pure operazioni politiche dato che la Toscana già da sola è autosufficiente a livello di popolazione, per l’accesso alle regole europee, e Firenze, sulla dorsale tirrenica, sarebbe il nostro futuro capoluogo. Dobbiamo uardare alle regioni frontaliere dell’adriatico che sono nazioni con una configurazione di tipo regionale e con un numero di abitanti spesso simile al nostro. Nella direttrice tra est ed ovest si muove solo il 30% delle merci, tutto il resto si svolge nella direttrice nord-sud o verso i paesi adriatici di oltremare. In questa logica è stato finanziato il Corridoio Adriatico fino ad Ancona e si sta lavorando a livello europeo per farlo proseguire fino alla Puglia. In questa ottica è stato deciso di implementare i finanziamenti delle regioni che si affacciano sul mare Adriatico. Non esistono direttrici Adriatico-Tirreno: anni fa fu soppresso, per inutilità, il treno “La Freccia dei Due Mari”, che collegava Ancona con Livorno perché privo di passeggeri e merci»

Il progetto Morassut

Il progetto Morassut

Spesso è il colore politico che disegna questi scenari – dice il consigliere regionale Elena Leonardi – e in questo caso esso avviene sulla pelle dei marchigiani. Non è possibile scegliere in base alla appartenenza politica o alle convenienze di alcune regioni ad egemonia di sinistra a discapito delle altre. Non si può andare inoltre contro decisioni già maturate e che stanno dando i loro frutti anche a livello di programmazione europea, oltre che statale: il riconoscimento della Macroregione Adriatico Ionica è già matura e non si va certo nell’ottica del risparmio l’inserire le Marche nella Regione centrale, assieme a Toscana ed Umbria.  Il rischio è  che si creino delle diseconomie, disomogeneità e diseguaglianze: quindi è un no convinto quello all’ipotesi di smembramento delle Marche con la perdita della Provincia di Pesaro (disegno di legge nazionale “Morassut” del Pd).

Elena Leonardi

Elena Leonardi

«Quello che va portato avanti – dicono gli esponenti di FdI –  è il progetto della cosiddetta “Regione Adriatica” mantenendo intatta la nostra Regione, i suoi confini e che valorizzi le aree interne di Marche, Umbria ed Abruzzo. Va garantita l’omogeneità orografica e strutturale, assieme alla Regione Abruzzo. Quello che si propone è una Regione che guardi all’Adriatico e valorizzi le sue aree interne: Marche-Umbria ed Abruzzo. In alternativa, per mantenere la quota degli abitanti richiesta dall’Ue(una media di 3,5 milioni) l’accorpamento di Marche con Abruzzo e province che gravitano verso le nostre aree, come Rieti, nel Lazio ed Isernia nel Molise, province che per numero di abitanti garantirebbero una soluzione equa e vantaggi anche per i loro spesso dimenticati territori».


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