“Animali della fattoria” ha aperto
il Festival Macerata Teatro

RECENSIONE - La Compagnia Step di Ancona ha presentato un musical ispirato liberamente al romanzo satirico di George Orwell

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Animali della fattoria - 1di Walter Cortella

Alla Compagnia Step  di Ancona spetta il compito di aprire la 47ᵃ edizione del Festival Macerata Teatro che per otto domeniche porterà sulla scena del Lauro Rossi i lavori di altrettante compagnie nazionali, selezionati da un’apposita giuria. La formazione dorica, che ha una spiccata vocazione per il teatro musicale, ha proposto Animali della fattoria, scritto da Alberto Manini, che ne ha curato anche la regia, con le musiche originali composte da Stefano Calabrese ed eseguite dal vivo da valenti musicisti. Il musical si ispira liberamente al romanzo satirico La fattoria degli animali di George Orwell, pubblicato per la prima volta in Italia nel lontano 1947. La vicenda è ambientata in una fattoria nella quale gli animali, stanchi di essere sfruttati dal padrone, si ribellano e costringono l’uomo a fuggire.

Animali della fattoria - 3Guidati da Vecchio Maggiore (Filippo Gismondi), il maiale più saggio e rispettato, essi lavoreranno liberamente, in perfetto accordo e senza dover sottostare alle angherie di un padrone. Ognuno produrrà secondo le proprie capacità e alla fine il frutto del lavoro collettivo sarà diviso tra tutti i componenti, in base ai propri bisogni, con buona pace di tutti, in totale accordo con i principi della teoria marxista. Tutto sembra poter funzionare alla perfezione, ma ben presto il loro sogno utopico sfuma miseramente: tre giorni dopo, Vecchio Maggiore muore senza poter vedere di persona il progresso della rivoluzione. A questo punto c’è un momento di sbandamento: gli animali sono stati finora meri esecutori e nulla sanno sulla gestione di un’azienda agricola. Come si conducono le attività di una fattoria? E qui si registra la svolta decisiva della vicenda: i maiali Napoleon (Antonio Italia) e Clarinetto (Nunzia Senigagliesi), di certo i più intraprendenti, prendono di fatto possesso della fattoria e, sostituendosi all’uomo, danno vita ad una nuova genìa di sfruttatori. Per meglio entrare nel nuovo ruolo di padroni, essi assumono addirittura un aspetto decisamente antropomorfo. Non grugniscono più, parlano come gli umani e indossano abiti simili a quelli dell’uomo, rendendo così ancora più significativa la loro metamorfosi. Insomma, nihil sub sole novum: laddove prima c’era un odioso padrone, ora c’è una coppia di ancor più odiosi padroni.

Animali della fattoria - 2È evidente che la storia è un’allegoria di tutte le rivoluzioni che dopo i primi illusori risultati di apparente democrazia si trasformano in regimi totalitari, tradendo i loro ideali. Animali della fattoria è una favola che, sulla falsariga di quelle scritte da Esopo e Fedro, vede come protagonisti gli animali. E in questa versione di Manini gli animali sono davvero protagonisti, in tutti i sensi. Costumisti, coreografi e truccatori hanno avuto il loro bel da fare per dare ad essi le giuste sembianze e le appropriate movenze. Durante lo spettacolo ho dedicato molta attenzione ai singoli personaggi della storia, soffermandomi ad osservare ogni più piccolo particolare della loro esibizione. Perfetti i movimenti del capo e degli arti e la postura del corpo, azzeccato il verso di ciascuno, realistico il trucco.

Non è possibile citare tutti componenti del cast, ma sicuramente li si può accomunare in un «bravo» collettivo, senza privilegiare nessuno, perché tutti sono stati applauditi con calore dal pubblico per la loro riuscita performance che ha messo in evidenza un elevata qualità professionale di tutte le maestranze impegnate dietro le quinte, dalla coreografa (Chiara Bianchini), ai truccatori (Lucia Cicconofri e Costanza Pastore) per non parlare dei costumisti (la stessa Cicconofri e Davide Giovagnetti, maestro davvero eccezionale quando si tratta di creare costumi fantasiosi e dalla spiccata originalità). Classica la scenografia del duo Massimo Franzoni-Massimo Barbini che ha saputo ricreare l’ambiente agreste, d’effetto le musiche, con arrangiamenti swing appositamente elaborati e brani country. Animali della fattoria è un lavoro che ha la sua forza proprio nel collettivo. Alberto Manini, che ha ottenuto importanti successi con i suoi precedenti musical, ha fatto ancora una volta centro. Ha il grande merito di creare organici sempre omogenei e di saper tirare fuori da ogni elemento il massimo delle sue potenzialità. E allora, anche lui merita un sincero «bravo».

(Foto di scena di Maurizio Iesari)


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