La Tela, qualità e tradizione
Da “Il Giovane Favoloso” a Rai Campus
ARTIGIANATO- Patrizia Ginesi e Maria Giovanna Varagona saranno protagoniste con il loro laboratorio tessile. Per la piccola bottega maceratese trent’anni di tradizione e successi, con il rischio reale di perdere quanto fatto: «Se nessuno prenderà in mano l’attività tutto questo finirà con noi»

Il lavoro al telaio

I locali del museo
di Federica Nardi
(foto Andrea Petinari)
La troupe di Campus Italia, la trasmissione targata Rai dedicata alle eccellenze del nostro paese, farà tappa a Macerata il prossimo 28 ottobre. Tra i protagonisti della puntata, in onda prossimamente nella nuova stagione, il laboratorio di tessitura a mano “La Tela”, l’azienda che dal 1986 conserva e tramanda la tradizione tessile dell’entroterra marchigiano.
Un luogo speciale, dove l’antica tecnica dei liccetti (dal latino «legare») ha trovato modo di esprimersi anche nella moda contemporanea. Chanel, Calvin Klein, Versace sono infatti alcuni dei marchi internazionali con cui la piccola realtà maceratese ha collaborato negli anni. Un successo dovuto all’impegno a tutto tondo di Patrizia Ginesi e Maria Giovanna Varagona, che da sempre alla produzione artigianale affiancano momenti di formazione in aula. Ma non solo. Il laboratorio di Vicolo Vecchio, a due passi da Fonte Maggiore, è anche una preziosa testimonianza della storia della tessitura nostrana, grazie al museo che dal 2008 è parte integrante dei locali. «Quella dei liccetti è una tecnica europea, testimoniata in molte opere pittoriche già a partire dal 1200 – spiega Ginesi – Stiamo parlando di un vero e proprio genio sconosciuto che ha creato il primo metodo per riprodurre in serie la trama decorativa della tela, secoli prima della tessitura meccanica».
«Ogni disegno è unico. Per prepararne uno impieghiamo almeno due settimane. I simboli sono quelli del Medioevo europeo e del Rinascimento – spiega, mentre mostra una tovaglia ispirata a quella che compare nel Cenacolo di Leonardo da Vinci – La nostra è una produzione che rimarrà sempre manuale». Una tradizione che tuttavia rischia di scomparire. «Siamo le ultime – ammette – Abbiamo molti allievi, persone che si incuriosiscono, ma la continuità lavorativa è un altro discorso. Se nessuno prenderà in mano l’attività tutto questo finirà con noi». Mentre parla un gruppo di studenti e insegnanti di Roma è in visita al museo che ospita anche il telaio comparso nel film “Il giovane favoloso”. «Il nostro lavoro nasce dalla necessità di lasciare qualcosa in testimonianza alla nuova generazione – conclude – Vogliamo lasciare un segno e ci piace far conoscere il territorio. Tutti quelli che passano qui, da Pordenone a Roma, si stupiscono di fronte alla bellezza della nostra regione».
























Forza resistete! Bellissimo reportage che dimostra l’importanza dell’impresa.