Tornano Sarah e Irene
nei “bambini” di Veltroni

Il ritardo dell’Italia sulle unioni civili. Le leggi di natura presunte immutabili. La scienza, la fecondazione eterologa e il primo trapianto di cuore

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di Giancarlo Liuti

Proprio ieri  ho visto il film televisivo di Walter Veltroni “I bambini sanno, l’Italia raccontata dai bambini”. Sono interviste a trentanove bambini sui dieci anni che vivono situazioni per così dire particolari, alcuni sono down, altri hanno genitori separati, altri sono immigrati a bordo di barconi dalla Libia, altri stanno nei campi Rom, altri hanno qualche disagio a casa o a scuola. Le domande? Su tutto: l’amore, le passioni, la religione, la famiglia, i soldi, la sessualità, i progetti per il futuro. E le risposte? Straordinarie per un’immediata e spontanea franchezza nella quale non c’è ombra d’imbarazzo né di preordinato artificio né dell’accortezza tipica degli adulti. Dai loro occhi, a volte, trapela un velo di malinconia, ma la sensazione è che essi, in fondo, siano contenti di sé.
Qual è l’intervista che mi ha colpito di più? Quella a Lisa Marie, undici anni. Domanda: “Con chi si è sposata la tua mamma?” Lei, sorridendo: “Con mia mamma”. Domanda: “E tu come le chiami?” Lei: “Mamma!”. Domanda: “Com’è vivere in una famiglia così?” Lei, spalancando gli occhi: “Normale!”. Domanda: “Ti manca una figura paterna?” Lei: “No, è uguale”. Domanda: “Hai mai dovuto spiegare la tua situazione ai compagni di scuola?” Lei: “No. La sanno fin dall’asilo”. Domanda: “Qualcuno t’ha mai presa in giro?” Lei: “No, non c’è motivo”. E perché mi ha colpito di più? Perché m’ha riportato la mente e ha ridato attualità a una vicenda che riguarda anche Macerata e della quale hanno ampiamente parlato un programma della Rai e, su questo giornale, un ottimo articolo di Alessandra Pierini: l’unione fra due donne – la maceratese Irene e la piacentina Sarah – e l’attesa di un bambino che Sarah partorirà fra un paio di mesi, verso Natale. Sarà un maschio, si chiamerà Alessio e avrà due mamme, proprio come la Lisa Marie del film di Veltroni (leggi l’articolo).

Irene Ferramondo e Sarah Dibi in dolce attesa di Alessio che nascerà a Natale

Irene Ferramondo e Sarah Dibi in dolce attesa di Alessio che nascerà a Natale

A ben vedere non dovrebbe esserci una vicenda più privata di questa e la pubblica notorietà che le è stata data può suscitare qualche disappunto. Ma corrono tempi in cui le relazioni omosessuali e l’evoluzione del tradizionale concetto di famiglia danno luogo a infuocati dibattiti soltanto in Italia, che è l’unico paese europeo – o, meglio, dell’intero Occidente – nel quale, per ragioni di rigido fondamentalismo religioso e nell’assoluta certezza che la natura degli esseri umani sia eterna e inviolabile, non si riesce ancora a fare una legge né a favore delle unioni civili né contro l’omofobia. Nel caso di cui ci stiamo occupando, tuttavia, c’è molto di più: la gravidanza, che dopo vari tentativi Sarah è riuscita a ottenere in una clinica di Barcellona mediante la cosiddetta fecondazione eterologa da un anonimo donatore di seme maschile (un procedimento, questo, che in Italia è vietato, ma la Spagna non è anch’essa un paese profondamente cattolico?). Ed ecco perché Irene e Sarah hanno deciso di portare in pubblico la loro storia d’amore a sostegno di una libera scelta di vita contro la quale – ripeto: soltanto in Italia – continuano ad opporsi con spesso aggressivo vigore associazioni, convegni e manifestazioni di piazza. Il che accade da tempo pure a Macerata, a Civitanova e in altri centri della provincia.
Ma non è di questo che stavolta intendo parlare, quanto invece dell’articolo della collega Pierini apparso su Cronache Maceratesi alla fine di settembre e, a conferma dell’aria che tira, dell’enorme interesse che esso ha suscitato: ben 25.000 letture, pensate, e ben 104 commenti! L’ho seguito con attenzione, quell’articolo, e – consapevole, ripeto, dell’aria che tira – mi sono precipitato a leggere i commenti, già immaginando che di gran lunga prevalessero i contrari alla scelta di Sarah e di Irene. Centoquattro, come ho già detto. Ed ecco la sorpresa: a parte 15, che erano indifferenti, 43 contestavano quella scelta – legittimamente, intendiamoci, trattandosi di un libero dibattito pubblico – ma 46 l’approvavano ed esprimevano auguri di felicità alle due signore e al nascituro Alessio. Toh! E’ ovvio che questa mia per così dire statistica non può esser considerata rappresentativa dell’opinione pubblica locale. Ma, nel suo piccolo, dice comunque qualcosa, cioè che forse l’aria che tira sta a mano a mano cambiando pure da noi.
Concludo con alcune considerazioni che riguardano l’omosessualità. 1) Non v’è alcun dubbio che essa sia una netta minoranza rispetto all’eterosessualità; 2) Gli omosessuali, che lo sono per ragioni genetiche, non intendono affatto conquistare terreno ai danni degli eterosessuali; 3) Essi chiedono semplicemente di non esser considerati persone moralmente inferiori e per ciò disprezzati o addirittura perseguitati come purtroppo è avvenuto, atrocemente, nel secolo scorso; 4) La fecondazione eterologa da donatore anonimo è oggi resa possibile dalla scienza e praticabile in ogni paese civile ad eccezione dell’Italia; 5) Talvolta ad essa ricorrono, ma all’estero, anche coppie di eterosessuali italiani uniti in matrimonio; 6) Nel 1967 il chirurgo sudafricano Christian Barnard effettuò a Città del Capo il primo trapianto di cuore da persona deceduta a persona vivente, il che, anche allora con argomenti relativi a una presunta inviolabilità delle eterne e immutabili leggi di natura, suscitò reazioni vicine allo scandalo, mentre oggi la donazione degli organi è vista come un atto di grande umanità; 7) Grazie alla scienza – non è anch’essa un dono di Dio? – i tempi mutano, si evolvono e non sarebbe male prenderne atto.


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