Macerata ha la luna
DAVOLI A MERENDA - Omaggio alla città con "immagini in movimento". VIDEO
Il video dedicato a Macerata

di Filippo Davoli
Smaltiti finalmente tutti i gas di scarico del post-elezioni; tornati una buona volta alla normalità, che si accompagna ad una vivacità cittadina come forse mai in precedenza, se non dovendo tornare agli anni ’50 e ’60 del secolo scorso; accompagnando i dolori della crisi con un buon bicchiere e una più o meno sempre felice compagnia: al tavolo, o tra quelli che passano, perché Macerata rimane comunque “la città degli inevitabili”: ti fermi ovunque sia e ti passano sotto tutti quanti, sia quelli che stavi cercando sia quelli che non avresti mai voluto incontrare. Ma questa serie di inevitabilità è la nostra fortuna, è ciò che ci costringe a rimanere con gli altri, in mezzo agli altri.
In questo felice movimento, che è anche con-movimento e qualche volta con-mozione, appare qua e là qualche segnale di cambiamento: strade che vengono risistemate, una pregevole aria di ottimismo nella semplicità. Perché i patti di stabilità indubbiamente ci sono, ma ci sono pure le volontà che a volte si smussano, si aprono, cominciano una buona volta a dare il meglio di sé. Altri no: altri rimangono aggrappati al loro copione indissolubilmente. Conoscono solo una parte e la recitano talmente a perfezione che continueranno fino ad ammalarsi. Senza più pubblico plaudente. Alla fine senza nemmeno pubblico. Da soli. Sì e no con lo specchio. Non li ho più incontrati, per mia fortuna. Ma penso stiano invecchiando male. Per carità, nemmeno io invecchio granché bene, ma insomma non mi dolgo delle assenze.
Si vive bene, da un po’ di tempo, a Macerata. Rimangono gli annosi problemi, eppure l’aria sta cambiando. E anche io, che per burla sempre dico che sono nato a Fermo (ed è la verità, sia chiaro), vale la pena una buona volta che dica come la penso per davvero: che cioè mi sento e sono maceratese tout court.
Così, in questo nuovo Davoli a merenda (ma si dice Dàvoli o Davòli?) non mi perito di fotoritoccare nessuno, ma di accompagnare con un piccolo sogno in movimento il mio amore per questa nostra città. Non me ne vogliano i professionisti dello scatto e della ripresa: si tratta solo di un cadeau. Di come poi si dica (se Dàvoli o Davòli), ancorché freghi a qualcuno – e sinceramente ne dubito – riferirò nel prossimo corsivo.