“Il credito cambia con l’Unione bancaria,
un passo avanti fondamentale”
Convegno dell'Abi Marche. Ad Ancona anche Stefano De Polis, il nuovo capo dell'Unità per la gestione e risoluzione delle crisi bancarie di Bankitalia. Per le Pmi, maggior attenzione agli aspetti finanziari dei loro bilanci e necessità di cercare credito anche oltre le banche
Un convegno con ospiti di eccezione, quello organizzato oggi pomeriggio ad Ancona da Abi Marche, dalla Camera di Commercio di Ancona e dall’Unione degli Ordini dei commercialisti delle Marche. A trattare sul tema del rapporto tra banche e imprese alla luce delle novità introdotte dall’Unione bancaria, c’erano infatti Stefano De Polis, capo della neocostituita Unità di risoluzione e gestione delle crisi della Banca d’Italia, Enrico Bernardi dell’Ufficio tributario, bilancio e vigilanza dell’Abi e Maurizio Grosso, consigliere nazionale dell’ordine dei commercialisti. A fare gli onori di casa il presidente dell’Abi Marche, Luciano Goffi, il presidente della Camera di Commercio di Ancona, Giorgio Cataldi, il presidente dell’unione regionale dell’ordine dei commercialisti, Mariano Cesari e il direttore della sede anconetana di Banca d’Italia, Gabriele Magrini Alunno. Il convegno, dedicato a chi opera non solo nel credito ma vive a contatto con il mondo delle imprese, ha visto presenti tra gli altri i commissari alla guida di Banca Marche, Giuseppe Feliziani e Federico Terrinoni, il commissario di Medioleasing, Marino Belloni e il direttore della Banca della Provincia di Macerata, Ferdinando Cavallini.
E’ stato Magrini Alunno il primo a parlare di un “epocale cambiamento” avvenuto nel mondo del credito dalla nascita, il 4 novembre scorso, dell’Unione bancaria europea, sottolineando allo stesso tempo come, pur in un contesto globale, le Marche abbiano delle proprie caratteristiche imprenditoriali ben specifiche. E se le banche si stanno adeguando alle nuove regole, anche le imprese dovranno fare un “veloce salto di qualità”, in particolare nella loro rappresentazione economica. Cosa significhi per le banche e per le imprese la nuova unione – con l’armonizzazione nei paesi Ue delle regole di Vigilanza, delle procedure per le gestioni delle crisi e del meccanismo di salvaguardi dei depositi – lo ha spiegato in modo molto dettagliato Stefano De Polis, sottolineando tutte le implicazioni delle nuove normative sulle banche e dunque sul loro nuovo modo di fare credito. “La crisi finanziaria degli anni passati – ha spiegato De Polis – ha messo in luce le manchevolezze di un sistema che prevedeva modalità di prassi diverse tra i diversi paesi dell’unione. Le nuove norme – ha proseguito – servono non solo a garantire la stabilita’ finanziaria dell’area euro, ma anche a far si che il rischio bancario non si trasformi in rischio sovrano.”
Le nuove regole, ha spiegato De Polis, sono “un passo avanti fondamentale” che si rifletterà nel rapporto tra banche e imprese, regole frutto di un incontro tra diverse esperienze e che di fatto aprono a uno scenario di cambiamento che impone a tutti nuove prassi. I primi effetti, tra gli altri, “la riduzione del rischio bancario che vedrà però un ridimensionamento dei bilanci e degli attivi degli istituti di credito, senza poter escludere impatti sul costo dei finanziamenti a fronte di maggiori requisiti patrimoniali richiesti”. Conseguenza, che le imprese dovranno imparare a cercare il credito anche altrove, oltre a dover porre maggiore attenzione agli aspetti finanziari e di controllo della loro gestione, come richiedono le nuove discipline di valutazione del merito creditizio. De Polis ha poi illustrato come nel nuovo scenario quasi nulla sarà come prima, anche alla luce di altre importanti novità in arrivo a livello europeo, tra cui l’Unione del mercato dei capitali. Se le imprese riusciranno ad avere bilanci trasparenti, il nuovo mercato sarà, secondo De Polis, “un’opportunità da sfruttare” per ottenere finanziamenti alternativi al credito bancario.
Venendo alle Marche e alle Pmi, De Polis ha ricordato come solo lo 0.4% del credito ottenuto dalle aziende del nostro territorio provenga da obbligazioni, contro una media nazionale del 4.5%. Un salto di qualità da parte delle imprese, magari effettuato con l’aiuto degli istituti di credito, potrebbe portare le nostre aziende a sfruttare al meglio le opportunità che saranno offerte dall’Unione del mercato dei capitali, in particolare per le start-up e le imprese che più innovano. Venendo alle Pmi, per De Polis rappresentano non solo un pilastro dell’economia italiana ma anche di quella europea, un fattore non sottovalutato e che ha attrovato attenzione nel nuovo contesto, con le normative attuali che vanno ad agevolare le banche europee nella concessione del credito proprio alle Pmi.
E se nulla sarà più come prima, e se la solidità finanziaria sarà necessaria alle aziende al pari della propria storia e della propria affidabilità, che vada ricercato un nuovo rapporto tra banche e imprese, che vada ritrovata una nuova fiducia reciproca, lo ha spiegato il presidente dell’Unione commercialisti delle Marche, Mariano Cesari, rivendicando il ruolo dei commercialisti, sempre più spesso chiamati a condurre complesse procedure di ristrutturazione e di cogestione delle crisi aziendali, in una situazione come quella marchigiana in cui “le imprese sotto-capitalizzate e poco organizzate” stanno subendo colpi tremendi”.

