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Beniamino Gigli come Leopardi:
 così si evitò però il secondo ‘scippo’

RECANATI - Mentre si sta per dare il primo ciak al film sul celebre tenore, ecco la storia che vide nel tormentato dopoguerra la pace tra ‘Begnamì’ e la sua gente e la sfida con Roma che voleva al cimitero Monumentale il corpo dell’erede di Caruso. Un testimone d’eccezione: Luigi Flamini, l’ex sindaco morto nel 2003 e i ricordi mai scritti a margine di un’intervista di 35 anni fa. “Quando Gigli si lamentò con il suo fattore, Pietro Foschi, per le alzate d’ingegno dei suoi figli consiglieri comunali: uno, Franco, sarebbe diventato ministro del lavoro; l’altro, Ferdinando, primo cittadino…”

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Gigli con le maggiori autorità maceratesi dopo un concerto di beneficenza tenuto nella città

Gigli con le maggiori autorità maceratesi dopo un concerto di beneficenza tenuto nella città

di Maurizio Verdenelli

Mentre ‘Il Giovane Favoloso’ correrà forse per l’Oscar (il film di Mario Martone è tra le 9 nomination italiane) si conclude in questo week end l’ultimo back stage per il film sull’altro grande recanatese per antonomasia: Beniamino Gigli. Il regista maceratese Giuseppe Conti incontra domenica i giornalisti ed allora se ne saprà di più, ad esempio delle difficoltà ventilate riguardo alle ‘voci bianche’. Ad indicare nella finzione cinematografica, il coro della cattedrale di San Flaviano, dove da bambino fu protagonista l’ultimo dei sei figli di Domenico e di Ester Gigli. E dove era stato battezzato il 21 marzo 1890 (nato il giorno prima) con i nomi di Beniamino, Samuele, Benedetto. In quel coro dove ‘Begnamì’ mosse i suoi primi passi senza dimenticare, lui ‘l’usignolo sul Campanile’ (di cui il padre, lasciato il misero lavoro di calzolaio era diventato poi campanaro) l’amatissima Recanati. Un ricordo vivo pur nei trionfi stordenti che il mondo gli tributava: onori  che ad un certo punto divennero, dopo la seconda guerra, tanto scomodi da dividerlo per qualche tempo dalla sua città e pure da altre. Si proprio quel ‘natio borgo selvaggio’ che se era stato notoriamente tanto ostile verso il ‘gobbo di Montemorello’, il conte Giacomo Leopardi, aveva dorato, anzi coccolato il suo popolarissimo ‘Begnamì’, figlio del popolo, nato a Castelnuovo, il borgo più povero ed umile alle porte dell’orgogliosa città ‘dei signori’.

Mentre gioca a bocce

Mentre gioca a bocce

Eppure per quindici, lunghissimi giorni pieni d’ansia Recanati temette seriamente d’aver perduto, dopo il Poeta, anche il Tenore, l’interprete di ‘Mamma’ e dei primi film musicali “Non ti scordar di me’, ‘Mamma’, ‘Solo per te’ ed altri) che lo avevano fatto diventare famoso pure tra chi non conosceva il melodramma. Temette allora, Recanati, un’altra sepoltura fuori dalle proprie mura, dopo lo ‘scippo’ da parte del comune di Napoli dei resti mortali di Leopardi. E tutto sembrava andare ancora per quel verso ‘maledetto’. Soprattutto nel caso di Gigli. Il potente sindaco dc Umberto Tupini, sindaco di Roma, dove ‘Begnamì’ era deceduto alle 12,20 del 30 novembre 1957 nella villa in via Serchio 2, aveva già deciso che i funerali sarebbero stati a carico dell’amministrazione capitolina, la quale inoltre avrebbe fatto erigere al Cimitero Monumentale una tomba degna della fama di colui che era stato il tenore più acclamato. Anche la famiglia era d’accordo: non era forse nella capitale il sepolcro di famiglia di donna Costanza Cerroni, la moglie? Di contro c’era solo un testamento verbale: Gigli aveva chiesto d’essere sepolto ‘accanto alla madre’.

Gigli all'inaugurazione del Circolo del rione Castelnuovo, antica borgata di Recanati nella quale egli era nato

Gigli all’inaugurazione del Circolo del rione Castelnuovo, antica borgata di Recanati nella quale egli era nato

Tuttavia in quelle ore girava insistente la voce che Ester Gigli era sepolta nella capitale e dunque nulla ostava per la soluzione ‘romana’. Peraltro sarebbe trascorso ancora del tempo per l’apertura del testamento ‘cartaceo’. E dunque, nell’attesa, così come a Napoli (dove l’intervallo divenne come noto permanente) ‘il corpo conteso’ venne inumato nel cimitero monumentale mentre Recanati tremava ansia ed indignazione. E’ storicamente noto come il ‘braccio di ferro’ si concluse a favore delle Marche anche se a distanza di 58 anni ci si può ragionevolmente chiedere se non fosse stato forse meglio che una tale sepoltura non fosse avvenuta al ‘Monumentale’ anziché a Recanati all’interno di una piramide dimenticata e bisognosa di restauri che rischiano ormai seriamente di far crollare gli affreschi interni. Eppure se quel monumento c’è al cimitero recanatese, questo si deve ad un sindaco coriaceo. Il quale era stato contadino fino alla guerra, che si era conquistato il diploma magistrale ‘moschetto in pugno’ (lui, grande invalido di guerra, così scherzando ma non tanto) che era diventato maestro e per due mandati eletto primo cittadino, e pure vicepresidente della Provincia. “Potevo essere un umile contadino di Gigli, che possedeva 3.500 ettari di terreno, sette meravigliose tenute (una di queste, nell’Alta Valle del Tevere in Umbria, è di proprietà Fiat ndr) invece ne sono divenuto nei suoi ultimi anni quattro di vita l’amico e il confidente più vicino, tanto da accettare d’essere il padrino alla cresima dell’ultimo dei miei tre figli. E a me, lui ormai morente, mi ricordò la sua volontà di riposare per sempre accanto all’adorata madre. Che vissuta sempre nella miseria si era preoccupata assai al cospetto della ‘reggia’ di Montarice tutte statue e marmi di Carrara: ‘Ma Begnamì’, come farai a pagare questo?! E lui, che guadagnava milioni a sera rispose ridendo: ‘Non ti preoccupare Mamma, ogni mattone è come una nota, emessa chissà dove, chissà quando…”.

Foto dedica all'autore in occasione delle opere Cavalleria Rusticana e I Pagliacci date da Gigli la sera del 15 agosto 1953, a Recanati, a conclusione della sua brillante carriera

Foto dedica all’autore in occasione delle opere Cavalleria Rusticana e I Pagliacci date da Gigli la sera del 15 agosto 1953, a Recanati, a conclusione della sua brillante carriera

Fu lui  il sindaco Luigi detto ‘Gigio’ Flamini -deceduto a 92 anni nel 2003: a suo nome c’è una via in città- a vincere la ‘sfida’ col potente senatore Tupini e a riportare ‘l’usignolo all’ombra del Campanile. Fu Flamini a parlarmene: lo fece per la prima volta con un giornalista, 35 anni fa nella sua modesta casa (non si era mai arricchito) alla periferia di Recanati, qualche giorno prima che si celebrasse il 23. anniversario della morte di Gigli. Ed ancor prima, ‘Gigio’ aveva celebrato la pax tra il tenore e la sua gente, dopo “l’assedio” degli antifascisti alla sua residenza romana ed una scritta, oltraggiosa, apparsa pure a Recanati: ‘Trombone sfiatato!”. Che era successo? Dopo la guerra, al cantante lirico più famoso non venne perdonato d’aver cantato ‘Carmen’ davanti ad Hitler, d’averne ricevuto i complimenti ed una decorazione nazista e d’aver parlato della Germania come ‘della seconda patria’. Ad un ufficiale inglese spiegò che egli s’era esibito per tutti i Grandi della Terra e non poteva allora fare eccezioni alcuna, ma che per quanto lo riguardava non esistevano ideologie e contrapposizioni politiche: soltanto la musica! La Gran Bretagna comprese tanto che una giovane Elisabetta d’Inghilterra ricevette ufficialmente il tenore italiano e la ‘cosa’ finì lì, a livello internazionale. Ma non a Recanati ‘litigiosa e ghibellina’ dove nel luglio del ’53 Gigli era ancora ‘separato in casa’ trascorrendo le vacanze nella villa di Montarice e nel suo chalet di Porto Recanati.

Piazza Leopardi a Recanati

Piazza Leopardi a Recanati

La pace, nella calura estiva, venne sancita nel corso di un pranzo campagnolo, ma segretissimo presso il contadino ‘Nannarello’, in una delle tante proprietà del tenore. “Ci partecipai come sindaco con il segretario dell’associazione invalidi di guerra, Luigi Polverigiani. Beniamino lo conoscevo allora solo di fama. Ero imbarazzato, ma lui aveva un cuore grande così. Mi disse di dargli subito del tu perché, spiegò, il primo cittadino di Recanati era il suo primo amico. Per sancire la pace, pensai ad un grande concerto in piazza la sera di ferragosto. ‘Di più, di più: darò un’opera: Cavalleria e Pagliacci’ disse. Così fu”. Come andò? “Un trionfo. La scritta post guerra dimenticata: lacrime di Gigli, tanti applausi, anzi ovazioni. La città di 18.000a abitanti, fu invasa da 25.000 melomani. Avevamo fissato a cento lire il biglietto d’ingresso per recuperare qualcosa: c’erano le spese organizzative anche se Beniamino non volle al solito nulla, così tutto il cast”. Quando incassò il comune? “Due milioni di lire! Utilizzammo quel denaro soprattutto per sussidi ai lavoratori che stavano subendo in città la prima crisi dell’industria degli strumenti musicali”.

Il ritorno dell’erede di Caruso aveva galvanizzato anche la Rai. Così che il 3 settembre, ancora in piazza Leopardi, diretta Radio-Tv per i 40 anni di carriera. A presentare fu inviato il più noto di tutti:  Silvio Gigli, quasi omonimo del tenore. “Fu in quell’occasione che Beniamino, al microfono Rai, espresse la volontà di essere sepolto ‘accanto alla madre’ non specificando il luogo, ma guardandomi significativamente. Io gli stavo a fianco per la consegna della medaglia d’oro da parte della città”.

Gigli in compagnia della regina d'Inghilterra

Gigli in compagnia della regina d’Inghilterra

Con la pace fatta e consolidata da un banchetto popolare, nel maggio successivo, sotto il loggiato del Comune, Beniamino ritornò spesso tra la sua gente. Per il diletto gioco delle bocce, nell’impianto che era stato del gioco del pallone al bracciale ispirando Leopardi in riferimento al treiese Carlo Didimi. Ricordava Flamini: “Amava vincere: si sceglieva i migliori come compagni. ‘Peppe di Primo’ e ‘Mogetta’. Io accettavo di buon grado il ruolo di perdente. E come si divertiva! Vinta la partita, si dilungava in nostra compagnia fischiettando arie celebri e raccontando barzellette. Nei rarissimi casi di sconfitta risaliva invece, rabbuiato, nella sua auto guidata dal figlio Enzo o dal cognato Lello. E via! Da parte mia ero diventato di casa ai Montarice. Una volta, seppur cautamente, dovetti prendere le difese dell’amico per parare la sfuriata di donna Costanza che ‘aveva scoperto’ un assegno di 280.000 lire per le spese di Maria e dei figli avuti da lei. Tutti sistemati come aveva voluto padre Pio che al tenore sempre circondato da stuoli di ammiratori, aveva fatto fare un’anticamera lunga un mese’”.

A quel punto dei suoi ricordi, Flamini quasi ‘esplodeva’ a favore dell’amico scomparso: ‘Cosa doveva fare Begnamì in giro da solo per il mondo?! A seguirlo era spesso Maria che condivideva la passione per la musica”. Gigio mi guardava aspettando dal giovane cronista segnali di consenso aperto. Ma non mi sbilanciavo troppo, memore delle divisioni che pure a distanza di oltre un quarto di secolo serpeggiavano tra la prima famiglia e l’ormai scomparsa Maria, quando la signora interveniva a Recanati in occasione di celebrazioni gigliane…

La locandina di un film musicale interpretato dal cantante

La locandina di un film musicale interpretato dal cantante

Dopo oltre quattro anni di frequentazioni e d’amicizia, il D-Day del cavalier Flamini che da ciclista anche ottuagenario amava salite e tornanti e non temeva né caldo né freddo né fatica pedalando da Porto Recanati a Macerata, sarebbe scoccato il 16 dicembre 1957, dopo ripetuti andirivieni Recanati-Roma. Tupini e la famiglia dell’illustre scomparso avevano ceduto, dopo due settimane, al combattivo sindaco spalleggiato dall’on. Tambroni: il corpo di Gigli sarebbe tornato a Recanati! Esumato, ci fu il funerale nella basilica di Santa Maria degli Angeli e il giorno dopo, di buon’ora il corteo di auto partì alla volta delle Marche con lunghe soste a Spoleto e Macerata tra ‘muri’ di folla commossa. Nel capoluogo parlò, ai piedi del monumento ai Caduti, il sindaco sen. Elio Ballesi. A Recanati la bara giunse dopo un’attesa di molte ore rispetto all’orario previsto. Il giorno dopo, i solenni funerali a San Flaviano. ‘Begnamì era tornato a casa, per sempre stavolta, non solo per i mesi estivi. “L’ultima volta che l’avevo visto era stato, nella sua villa romana in compagnia di Mario Bertelli, quindici giorni prima che si spegnesse. Era a letto, molto provato. Prima di congedarmi mi aveva ricordato l’impegno preso per riportarlo ‘a casa’. Non potevo tradirlo! Avrei dato la vita per lui! Eravamo diventati amici fraterni. Lui si spendeva molto per me. In Consiglio avevo due giovani del mio gruppo, sicuramente di valore ma che mi davano certi grattacapi…

 

Gigli interpreta con successo la Tosca

Gigli interpreta con successo la Tosca

 

Erano i figli di un bravo fattore d’origine romagnola (rigorosissimo, tanto da subire tre attentati dai quali, a differenza del padre del Pascoli, si era salvato). Il fattore era dipendente di Gigli. Che una volta con tono di velato rimprovero gli disse: “Sor Pietro, mi dicono che i suoi due figli in Consiglio comunale, hanno dellealzate d’ingegno… mettono in difficoltà il sindaco”. E ‘sor Pietro’, tutto confuso: “Sa, commendatore, sono ancora ragazzi, bisogna capirli…ma qualcosa adesso gli dico…vedrà: tutto s’appiana”.

Quando negli anni 80 Franco Foschi mi confermò sorridendo, ma orgoglioso di un tale legame paterno, l’episodio era per la seconda volta ministro del Lavoro -il fratello Ferdinando invece era stato eletto sindaco di Recanati. L’on. Foschi aveva fin lì risolto controversie gravi, a cominciare quella che dilaniava da tempo ‘ll Messaggero’ con al centro la piattaforma dei tipografi (e a me, da Roma, dissero di avere eccezionalmente ‘un occhio’ di riguardo nei confronti del ministro dc, pur nella linea politicamente laica). Foschi aveva risolto anche e soprattutto la vertenza Fiat. Nel suo studio-abitazione di piazzale Monaldo Leopardi, il ministro aveva sulla scrivania in bella vista una piccola ‘tigre’ rosa in plastica morbida. Chiesi il perché di una presenza tanto bizzarra in uno studio severo dove tutto parlava di politica e medicina: Foschi era psichiatra. “E’ un regalo di Luca Montezemolo, al tavolo delle trattative Fiat: ‘Un tigre per un tigre’ m’ha detto. L’ho accettato con soddisfazione”.

Beniamino Gigli con il sindaco di Recanati durante l'intervallo

Beniamino Gigli con il sindaco di Recanati Ferdinando Foschi durante l’intervallo

“Al Savini, ristorante cult milanese, zio Beniamino aveva condotto me ed un altro nipote per il pranzo. Stava male e non poteva mangiare quasi nulla di quei manicaretti famosi. Ci disse: ‘Che volete farci?! Nonostante i soldi, è destino che la mia mensa resti …povera. Come quando a Castelnuovo, vostra nonna, mamma Ester preparava per tutta la famiglia a pranzo e cena un cono di carta paglierina con dentro un po’ di pane, mais arrostito, un pezzetto di polenta, qualche chicco d’uva. Dovevamo sfamarci così Ora digiuno per poter vivere più a lungo… ma voi, ragazzi mangiate!…dategli giù, mi raccomando!”.  Così ricordava il maestro Luigi Vincenzoni, legato a tante iniziative nel nome del famoso zio. Ester, la madre adorata, nel cui nome aveva finanziato la Casa di riposo di Recanati era sempre nei pensieri dell’ultimogenito di casa. C’è da essere sicuri che il tenore più acclamato -ineguagliato in dolcezza e potenza assieme- cantando ‘Mamma’ avesse costantemente nell’anima colei che era stata la persona più amata della sua vita. Visitando, anni fa (sindaco Rolando Garbuglia) la tomba-piramide che aveva bisogno anche allora di manutenzione, avevo trovato sopra il sarcofago un biglietto. “Perché avete (penso ai familiari) tolta la scritta che commuoveva tutti noi italiani? Io l’ho ancora. Termina con la parola Mamma”. C’era una firma in calce ed una dichiarazione d’affetto: ‘una teramana affezionata a Beniamino Gigli’. Il tenore che aveva toccato il cuore di tutti, continuava a ‘vivere’ nella tomba che seppur segnalata dai molti cartelli turistici, il Borgo pareva già aver ‘dimenticato’.

Gigli con artisti e autorità nazionali e locali in occasione dell'inaugurazione della "Casa della madre e del bambino"

Gigli con artisti e autorità nazionali e locali in occasione dell’inaugurazione della “Casa della madre e del bambino”

Gigli con il sindaco di Recanati

Gigli con il sindaco di Recanati

Papa Pio XII riceve Beniamino Gigli

Papa Pio XII riceve Beniamino Gigli

Manifesto della famiglia Gigli in ringraziamento degli onori resi al loro caro congiunto

Manifesto della famiglia Gigli in ringraziamento degli onori resi al loro caro congiunto

Corteo funebre che accompagna la salma al cimitero cittadino

Corteo funebre che accompagna la salma al cimitero cittadino

Cerimonia funebre davanti al monumento ai caduti di Macerata

Cerimonia funebre davanti al monumento ai caduti di Macerata

Beniamino Gigli e Alida Valli nel film I Pagliacci che venne girato contemporaneamente anche in versione tedesca con altri attori, salvo naturalmente il tenore protagonista

Beniamino Gigli e Alida Valli nel film I Pagliacci che venne girato contemporaneamente anche in versione tedesca con altri attori, salvo naturalmente il tenore protagonista

Banchetto popolare in onore dell'artista

Banchetto popolare in onore dell’artista

La camera ardente nel salone degli Stemmi a Recanati

La camera ardente nel salone degli Stemmi a Recanati

I giornalisti con il figlio dell'artista e amici e l'Onorevole Bellesi in rappresentanza del Parlamento Italiano

I giornalisti con il figlio dell’artista e amici e l’Onorevole Bellesi in rappresentanza del Parlamento Italiano

Anche la stampa dà l'addio al grande tenore, per lui grossi titoli e lunghi articoli a testimoniare la sua brillante carriera

Anche la stampa dà l’addio al grande tenore, per lui grossi titoli e lunghi articoli a testimoniare la sua brillante carriera

La folla che segue il feretro

La folla che segue il feretro


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