Il tramonto della marineria
nel borgo ‘tutte stelle’

PORTO RECANATI - Da Beniamino Gigli ad Attilio Moroni e al prof. Franco Coppi e al Kursaal dove cantarono Celentano, Mina, Morandi e Fred Buscaglione ai tre grandi calciatori: Panetti (che Carlo Verdone avrebbe voluto con sé), Di Giacomo e Palanca. “Pochi ora vanno in mare e presto una lunga tradizione di generazioni finirà” dice Giuseppe Giri presidente del Museo, laico santuario del borgo marinaro dove presto sarà realizzato un settore riservato ai sub e dove il reperto cult è il balenottero ‘pescato al largo di Senigallia

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Giuseppe Giri, direttore del Museo del Mare

Giuseppe Giri, presidente del Museo del Mare

di Maurizio Verdenelli

Quel viaggio scomodissimo in treno, in seconda classe sui sedili di legno, da Porto Recanati a Roma e ritorno, nella stessa giornata Lisa ‘della scannellata’ al secolo Elisa Matelicani lo faceva dall’alba al tramonto due volte alla settimana. In grembo aveva la cassetta metallica piena di pesce  tra panetti di ghiaccio che alla fine del viaggio cominciavano inevitabilmente a sciogliersi. La freschezza era tuttavia invariabilmente garantita per i clienti di Lisa che potevano vantarsi di ricevere a domicilio il pesce dell’Adriatico finito nelle reti portorecanatesi – lancette, sciabiche, paranze, lampare, patane- appena qualche ora prima, nel corso della notte. Di lancette, un’infinità: una aveva fieramente sulla vela il simbolo comunista della falce e del martello. L’imbarcazione recava un nome ‘Rosa Luxemburg’ che toglieva ogni equivoco sulla vocazione politica del proprietario sottolineando anche l’inclinazione politica maggioritaria della comunità dei pescatori: un proletariato che sgobbava in mare, in terraferma (le pescivendole con il fatidico carretto, ‘lu cariolu’) e nel commercio, con consegne a domicilio al modo di Elisa Matelicani.

museo del mare (1)«Già, ma adesso in mare si va sempre meno. I nostri ragazzi hanno abbandonato questo mestiere duro e pericoloso. L’equipaggio è composto ora perlopiù da un solo italiano: per il resto sono tutti africani, tunisini, senegalesi, magrebini. Presto questo museo racconterà una storia finita, come per l’agricoltura» rivela con un po’ di tristezza Giuseppe Giri, il presidente del Museo del Mare che il Comitato Pescatori ha creato dopo 10 anni di lavoro, insieme con il Comune (grazie pure ai sindaci Glauco Fabbracci e Rosalba Ubaldi che l’ha inaugurato nel 2012) nell’ex sede dell’asta ittica, accanto alla sede della Guardia Costiera.

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Beniamino Gigli

Beniamino Gigli

Il museo è bello, ampio e il Comitato sta in questi giorni predisponendo col contributo di Fabrizio Vallesi (cui si deve la ricca collezione di conchiglie) un’importante sezione ‘sottomarina’. Palombari, altra passione porto recanatese. Tuttavia il museo è qualcosa di più, ancora: è uno spaccato della stessa cittadina, così ricca di umori e di storia, e del ‘com’eravamo’. Non c’è stata infatti, nel tempo, soltanto la quotidiana, ciclopica ‘fatica’ scolpita nel borgo marinaro per eccellenza del Maceratese. Il paese, innanzitutto, si vantava d’essere il luogo ‘dell’anima’ di una superstar come Beniamino Gigli. Il quale in estate prediligeva il  proprio chalet azzurro costruito sulla spiaggia alla celebre villa a Montarice (ora abitata da Maria e Paolo Mattei, nipote del grande Enrico) sorseggiando il caffè del mattino al ‘bar Gino’, ora Escobal.

Il Kursaal in una cartolina d'epoca

Il Kursaal in una cartolina d’epoca

Inoltre Porto Recanati, smessi gli indumenti della pesca, insieme con l’accorrente ‘bel mondo’ marchigiano vestiva l’abito da sera negli ambienti rarefatti del Kursaal, locale pionieristico di tutte le ‘Bussole’ e ‘Capannine’ che sarebbero sbocciate sul Tirreno. Prima ancora che a Forte dei Marmi o a Viareggio, Mina veniva a cantare in riva a questo bel tratto d’Adriatico, all’ombra del Conero che certe sere ‘asciutte’ sembra di toccarlo. “Non solo, ma pure Celentano, Gianni Morandi, Ornella Vanoni, il mitico Fred Buscaglione si esibivano al Kursaal” ricorda, perdendo il suo abituale aplomb, Antonio Mazzantini, titolare di una primaria agenzia immobiliare.

Mina e Celentano negli anni '60

Mina e Celentano negli anni ’60

 

“Le case? Qui non hanno sostanzialmente perduto valore, rimasto alto, mentre dappertutto si registrano cali del 30%”. Diverso sembra il caso di Santa Maria in Potenza, la zona della Pineta, una delle più belle del paese. Un paradosso ma non è così visto che lo Stato ha voluto qui politiche d’immigrazione che fatalmente hanno penalizzato aree abitative rispetto ad altre. «L’amministrazione comunale potrebbe rivalersi, per questo, sui ministeri degli Interni e di Grazia e Giustizia. Non è certo un ballon d’essay giuridico come potrebbe apparire per i danni generati dalla vastità del fenomeno che ha toccato questo centro»: è questo un  (cattivo) pensiero ricorrente in paese soprattutto di chi non vive di pesca. Ma i pescatori, come segnalato da Giri, sono sempre meno nel borgo marinaro. Che, ad esempio ha dato campioni di calcio più di tutti gli altri in provincia di Macerata.

Luciano Panetti

Luciano Panetti

 

A cominciare dal ruolo del portiere. Da Luciano Panetti, cioè, il leggendario ‘Puma’ della Roma e della Nazionale. L’avrebbe voluto al suo fianco a cena al ristorante ‘La Luma’, il popolare Carlo Verdone, nel maggio scorso a Montecosaro in  visita al Museo ‘a pennello’ sul cinema italiano. Il regista, romanista convinto, ed ammiratore del mitico n.1 giallorosso portorecanatese, parte della storia della società giallorossa, ne fece richiesta a Paolo Marinozzi: tuttavia l’invito non arrivò in tempo a casa Panetti. Una famiglia anch’essa con radici nella marineria: un carretto del pesce, donato da Mario Panetti (cugino di Luciano) fa mostra di sé insieme con la cassetta di Lisa. Mentre più in là, in esposizione, c’è una grande ancora forgiata a mano, risalente al 1832 (donata da Walter Cipolloni).

Carlo Verdone con Paolo Marinozzi e l'amico romano e sarnanese Fabrizio Crucianelli

Carlo Verdone con Paolo Marinozzi e l’amico romano e sarnanese Fabrizio Crucianelli

Ed ad un passo ancora, ecco appesa una bella foto. Al centro Beniamino Gigli circondato da amici ed ammiratori al ‘bar Gino’. ‘La collocheremo presto al nuovo ingresso del museo’ dice Giri, coadiuvato dalla figlia Lorena, segretaria e dall’architetto Massimo Leonardi. La storia del ‘Porto’ è spesso in queste foto in bianco e nero. Ce n’è una, allo Chalet Paola, con il ‘Puma’ e Beniamino Di Giacomo, uno scudetto ed una Coppa dei campioni con l’Inter: gol a grappoli con nerazzurri e prima ancora con Spal, Napoli, Torino e Mantova nelle cui fila inflisse il ‘famoso’ gol facendo perdere ai suoi ex compagni di squadra, guidati dal ‘mago’ Herrera, uno scudetto ormai vinto nell’ultima giornata del campionato 65-66. “Di Giacomo è spesso a Porto Recanati” rivela Guerrino Corvatta, altro gran collaboratore del museo, al quale si deve pure una ricostruzione in scala del paese affacciato sull’Adriatico: in primo piano il Kursaal dei formidabili Anni 60.

 

Massimo Palanca

Massimo Palanca

Dice Corvatta: «Massimo Palanca, invece no,  non si muove quasi mai da Camerino dove vive. Non dimentica tuttavia il paese natale. Qualche tempo fa ha segnalato a due amici del posto, un grand hotel a Catanzaro, dove lui ha vissuto la sua più grande stagione da calciatore. ‘Fate il mio nome’. Quando i due arrivarono a destinazione, si trovarono di fronte al gelo del rifiuto assoluto. L’albergo famoso e scintillante era sovraffollato: ‘spiacenti ma…’. Tuttavia quando i due portorecanatesi fecero il nome del conterraneo Palanca, tutto cambiò per magia. Una sala riservata fu sgomberata e messa a disposizione: servizio principesco e costi dimezzati per gli amici dell’indimenticato campione». Che, inoltre, inviando quest’inverno cartoline di saluto su invito dell’amico maceratese Andrea Angeli, portavoce Nato ad Herat fece felici due ufficiali italiani in missione in Afghanistan, naturalmente catanzaresi! (leggi l’articolo)Un borgo ‘tutte stelle’ che s’accende naturalmente d’estate con un ospite/residente d’eccezione (ha villa di famiglia nei pressi di piazza Brancondi): l’avvocato Franco Coppi. Il docente di Diritto Penale de ‘La Sapienza’, il difensore di Gui, Andreotti, Berlusconi e al processo di Avetrana lo puoi vedere come un tifoso qualsiasi esultare se la sua squadra del centro storico vince, ad ogni Palio di San Giovanni Battista che ripercorre ad agosto i rituali della marineria a terra.

Vincenzo Taffo

Vincenzo Taffo

«La storia dei pescatori di Porto Recanati resterà comunque nella memoria –si consola Giri- grazie a questo museo cui collaboriamo volontariamente in molti. E cito, oltre a mia figlia, Vallesi, Corvatta (che spero un giorno voglia affidarci anche il modello dell’intera cittadina, da lui completato) anche Luciano Gasparrini, Remo Attacalite e Piero Piangiarelli, sempre presenti nel tener aperta la struttura ogni giorno dalle 16 alle 19. A beneficio dei turisti e durante i mesi scolastici accogliendo classi provenienti, quest’anno, da Camerino, Osimo, Recanati e naturalmente dal nostro paese. Tantissime visite fino a maggio: un vero record. Così, oltre al settore ‘palombari’ abbiamo completato il restauro della lancetta ‘Pietro Perà’: una bella imbarcazione bianco-azzurra collocata all’ingresso del museo: un po’ la nostra attrattiva testimonia. Il museo è un cantiere sempre aperto. C’è un corner dedicato al Pompiere dei roghi petroliferi, il concittadino Vincenzo Taffo, titolare dell’unica impresa italiana specializzata in un’attività tanto ardimentosa. Il mare naturalmente c’entra perché è in relazione alle piattaforme da dove si trivellano i fondali alla ricerca dell’oro nero. Proprio, più a nord di Porto Recanati, al largo di Ravenna, un grande matelicese, l’ing. Egidio Egidi (braccio destro di Enrico Mattei che nel borgo marinaro volle uno stabilimento della Nuova Pignone ndr) scoprì il più esteso giacimento d’idrocarburi in un mare europeo. Taffo, entusiasta del museo, ci ha fornito alcune trivelle sottomarine ‘protagoniste’ nei fondali marini del Pianeta».

Giri non dimentica anche e soprattutto la figura di mons. Attilio Moroni: l’illustre portorecanatese, a lungo rettore dell’università di Macerata, che fondò a Palazzo Svevo il Centro studi che ha rappresentato per il Museo una fonte principale. Moroni aveva avuto per tutta la vita presente il mondo marinaro attraverso l’immagine paterna, un pescatore povero morto drammaticamente in Argentina nel Mar della Plata, luogo d’emigrazione di tanti portorecanatesi all’inizio del secolo.

pesca_portorecanatiNel Museo del Mare (dove c’è posto anche per il ricordo del rimpianto Mario Matassini, carpentiere e pittore e per il poeta pescatore Bruno venusto) l’attrazione principale resta comunque il balenottero pescato al largo di Senigallia da due pescherecci di Fano. Dichiara Corvatta: «Questi resti, molto ben conservati e probabilmente risalenti a cento anni fa, rappresentano un’assoluta rarità: quella di una piccola balena che, perduto l’orientamento, aveva risalito l’Adriatico. I capitani delle due ‘barche’ amici di Giri ci hanno donato il prezioso reperto, ma che battaglia abbiamo dovuto ingaggiare con il Cnr, che dopo attenti studi, non volevano mollare l’osso …di balena. Alla fine ce l’abbiamo fatta anche a prezzo di una rottura di rapporti con lo stesso Cnr».

Il futuro del museo? Risponde pronto Giri: «Roseo grazie al volontariato e alle tre manifestazioni, gettonatissime (il 1° luglio e il 1° agosto e il 18 ottobre ndr) organizzate per autofinanziarci. Chi può resistere al pesce fritto e ai sardoni scottadito, in estate, e al pan nociato in autunno?».

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