Il vostro cane si sente male?
Niente paura, c’è l’ambulanza
Il “pronto soccorso” della veterinaria Sara Tognetti, le cifre sulla popolazione a quattro zampe residente a Macerata e un cenno provocatorio al blocco (solo africano?) di corso Cavour
di Giancarlo Liuti
E’ di questi giorni la notizia che a Macerata esiste, e dal primo del mese funziona, un’ambulanza per animali domestici (leggi l’articolo). Questa iniziativa, unica nell’intera provincia e forse nell’intera regione, è della veterinaria Sara Tognetti, che in tal modo ha inteso creare un servizio di “pronto soccorso” simile a quello ospedaliero per gli esseri umani e forse perfino migliore se si considerano le proteste dei cittadini (“Dieci ore d’attesa, m’hanno trattato come un cane!”, si lamenta ogni tanto qualcuno).
Il servizio della Tognetti non è pubblico ma privato e quindi va pagato, immagino secondo le ore e il tragitto da compiere. Lo scopo? Permettere agli animali – quelli domestici, non quelli selvatici – di affrontare già in ambulanza improvvise e serie emergenze di salute e di essere poi rapidamente ricoverati nel centro veterinario del dottor Giustozzi per le ulteriori cure. E in che modo si attiva tale servizio? I proprietari degli animali possono richiederlo telefonando al numero 338.8180.200. Tutto qui.
La categoria “animale domestico” ne comprende tantissimi, partendo da cani e gatti ma allargandosi ai conigli, ai criceti, ai pesci rossi, ai canarini, ai pappagalli, alle tartarughe e scusate se per ragioni di spazio mi fermo qui ignorandone molti altri. L’ambulanza della dottoressa Tognetti li riguarda tutti? Lei stessa dice di no. Certamente, però, riguarda cani e gatti, il che costituisce un passo avanti nella diffusione della cosiddetta cultura animalista. Se dunque il proprietario di un cane o di un gatto s’accorge che il suo amato compagno di vita – e di autentico amore quasi sempre si tratta – soffre per una sopravvenuta malattia o per le ferite procuratesi in un incidente e non è in grado – si pensi alle zone periferiche e soprattutto alle campagne isolate – di portarlo lui prontamente da un veterinario può, se vuole, prendere il telefono e fare quel numero.
In una casistica ben diversa, cioè a proposito di animali maltrattati dai loro padroni, qualcosa del genere funziona negli Stati Uniti – a Philadelphia, Detroit, Miami, in altre città – e ce lo mostra il programma televisivo “Animal Planet” con ambulanze e solleciti trasporti in centri veterinari, un’attività “filantropica”, questa, che è svolta su denuncia di privati e da associazioni private finanziate da privati e dotate del potere di sequestrare animali denutriti o malati perché abbandonati a se stessi , il che può dar luogo a serie conseguenze penali a carico dei nient’affatto amorevoli proprietari. Casistica ben diversa, ho detto. Ma ci sono alcune affinità con l’iniziativa della dottoressa Tognetti, ossia il carattere privato, le ambulanze, le prime cure, il tempestivo ricorso a qualificati laboratori veterinari e, in definitiva, il pur lento affermarsi anche da noi di una visione culturale che tende a far crescere la sensibilità – nei costumi e nei comportamenti quotidiani – con cui gli umani considerano gli altri esseri viventi , che, come rivelano i più avanzati studi scientifici, hanno sentimenti – affettività, spontaneità, spirito di sacrificio, gratitudine – paragonabili ai nostri.
Quanti sono, a Macerata, gli animali domestici? L’unico censimento attendibile riguarda i cani, che sarebbero circa ottomila, uno ogni cinque abitanti, ma la percentuale sale se rapportata al numero dei nuclei familiari, che non superano i diciottomila. Sulla presenza dei gatti, che comunque non dovrebbe essere minore, non vi sono cifre neanche presuntive. Sarà poi interessante sapere che il numero degli animali domestici – tutti, cani, gatti, criceti, canarini, pappagalli, eccetera eccetera – è calcolato, in Italia, sui sessanta milioni, uno a testa, ma qui ci occupiamo solo di cani e gatti, che sono i più “popolari”. Ed è in tale quadro che si colloca l’idea della dottoressa Sara Tognetti, alla quale mi pare giusto augurare un successo non facile ma meritevole di apprezzamento.
Concludo con una domanda provocatoria che col discorso fatto fin qui c’entra solo per vaghissima ipotesi. Cosa sarebbe accaduto a un cane gravemente malato – mi chiedo- se l’ambulanza della Tognetti, sulla quale il cane si trovava, fosse stata costretta a fermarsi per un’ora in corso Cavour , giovedì scorso, a causa della manifestazione di una trentina di giovani africani che da tempo sono in attesa dei documenti per il loro stato di rifugiati (leggi l’articolo)? Su tale manifestazione, certamente illegittima, tale cioè da costituire reato (blocco stradale e resistenza a pubblico ufficiale), e sulla vera nazionalità dei suoi promotori e organizzatori ho fortissimi dubbi che per ora tengo per me in attesa dei primi elementi delle indagini aperte dalla magistratura. Per adesso, insomma, mi taccio. Ne riparleremo se e quando le cose saranno divenute un tantino più chiare.
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Quindi non si potrà più dire ” mi hanno trattato peggio di un cane “. Non possiamo neanche dire peggio di una tigre, perché si sarebbe mangiata tutti gli operatori del pronto soccorso. Beh urge trovare un sostituto. Almeno che al diritto al lamento si dia soddisfazione. Per l’altro caso, se un’autoambulanza si fosse trovata con a bordo un essere ancora vivente di natura animale ( anche gli uomini sono animali da non confondere in questo specifico caso con ” bestie “, bisognerebbe informarsi sui tanti casi che sicuramente ci saranno stati altrove. Immagino, che i più fortunati seppur più malconci di quando saranno partiti, avranno raggiunto per tempo gli ospedali. Per i meno fortunati non e difficile prevedere l’esito. E qui Liuti, cosa vogliamo dire o fare? Un seminario sul fatto che il corteo poteva essere autorizzato e quindi non creare i problemi di cui sopra, oppure non autorizzato e quindi si sarebbe lesa la libertà di poter protestare che in questo caso poteva essere espressa solo con un blocco forzoso del traffico e ecc. ecc. ecc.
Ottimo accostamento tra l’ambulanza privata degli animali e la manifestazione dei richiedenti asilo….
Dico la verità, se dico che ho riletto tre volte l’editoriale di Liuti per capire bene dove stesse intanata stavolta la sua finezza argomentativa. Nonostante ciò, non sono certa di avere afferrato bene per quale ” vaghissima ipotesi” egli collega le due parti di discorso, ma a me sembra che la domanda finale segua il filo conduttore, un pò sottotraccia, della prima parte, ovvero, che il servizio di ambulanza privato si rivolge a due sole specie di animali, cani e gatti, escludendo tanti altri animali d’affezione che pure teniamo in casa e meriterebbero la stessa attenzione e pronto intervento . Insomma, una vera e propria discriminazione tra animali e animali, e verso gli stessi proprietari degli animali esclusi . In una parola, un ‘ingiustizia “bestiale” .
Ora, a parte ogni sofisma ,e a parte il tentativo di indurre alcuni a cadere in tentazione cominciando con l’elencare le varie differenziazioni del caso – e cioè che un cane non è minimamente paragonabile a un criceto, un gatto a una tartaruga, e così via, personalmente , che sarebbe successo se giovedì mattina l’ambulanza della dott.ssa Tognetti fosse rimasta ferma un’ora in via Cavour con un cane dentro bisognoso di cure urgenti, questo non lo so, ma spero, civilmente, che almeno per far passare un’ambulanza, chiunque avesse trasportato ,e a prescindere da quale manifestazione , quali manifestanti , e per quali motivi avessero bloccato un’arteria stradale principale , sarebbe stata fatta passare. Questo spero. Quindi non mi pongo quali reazioni avrebbe suscitato un fatto simile , anche se capisco che tendenzialmente l’impianto del discorso voglia portare a concludere che , data la sensibilità di molti più verso gli animali che agli umani, avrebbe suscitato maggiore indignazione di quanta sollevata dalle ragioni dei manifestanti africani.
Credo comunque, che l’intero impianto discorsivo non regga di fronte alle ragioni particolari per cui la dott.ssa Tognetti rivolge il suo soccorso a pagamento a soli cani e gatti, non certo perché privilegiati in quanto più ” popolari” come sostiene l’autore dell’articolo, ma per motivi razionali che andrebbero chiesti a lei e a chiunque veterinario in grado di dare risposte fondate sulla casistica d’intervento, patologie ed esigenze di trasporto diverse, e che ne so poi io perchè, non essendo io veterinario? Andrebbe chiesto loro, perchè. Rovesciando il discorso mi chiedo, piuttosto, se anziché soccorrere cani e gatti, il servizio fosse stato istituito per soccorrere solo conigli, pesci rossi, tartarughe , criceti , furetti o soli animali da reddito, che avrebbe prodotto nell’opinione pubblica?
Mi rendo conto che non è un bel paragone, ma seguo l’impronta, e a me alla fine l’unica analogia che viene mettendo assieme i due argomenti è quella coi canili municipali ,che prendono sovvenzioni pubbliche ma quando vai in molti canili – è successo a me direttamente – non ti danno nessun cane, di pretesti per non fartelo portar via ne trovano tanti, e il perché – a pensar male – sta nel fatto che per ogni cane prelevato verrebbe loro meno il contributo statale.
I fili conduttori degli interventi di Liuti a volte ,come in questo caso, non li capisco proprio.
Comunque l’ambulanza per animali potrebbe essere stata destinata a cani e gatti sia per ragioni,, diciamo cosí, logistiche sia per ragioni economiche.
Logistiche perché ci sono cani che ormai pesano quanto persone ed economiche perché visto che il servizio é a pagamento, l’offerta deve tener conto di una possibile domanda. E credo che quella per i pesci rossi sia un attimino inferiore a quella per cani e gatti.
Sulla manifestazione in Corso Cavour, data per scontata l’illeceitá della stessa, lancio anch’io una provocazione: questa persone in fondo protestavano contro una cosa di cui noi italiani ci lamentiamo da anni ovvero la burocrazia.
Solo che loro hanno cercato di farla la “rivoluzione”, mentre noi manco nelle urne riusciamo a combinar qualcosa.