Accoglienza a Camerino,
cittadinanza ad una famiglia macedone

Arrivati in Italia trent'anni fa gli Zulbeari, famiglia di tre generazioni, sono divenuti italiani a tutti gli effetti con la cerimonia officiata dal sindaco Gianluca Pasqui. Il capo famiglia Dzemail: "L’Italia in generale e Camerino nello specifico ci hanno accolti con calore e affetto"

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cittadinanza macedoni

Il sindaco Gianluca Pasqui ha conferito la cittadinanza italiana alla famiglia Zulbeari

 

Accoglienza e solidarietà sono le parole all’ordine del giorno dell’Europa alle prese con l’esodo dalle zone di guerra. Un esodo che l’Italia e la provincia di Macerata conoscono bene essendo da sempre in prima linea nell’aiuto e nel sostegno a chi cerca un rifugio. E così capita che a Camerino il sindaco Gianluca Pasqui conferisca la cittadinanza italiana a chi da decenni è arrivato qui per rifarsi una vita nella speranza di crescere i propri figli in un posto migliore. Sabato a Palazzo Bongiovanni, il primo cittadino ha dichiarato italiana un’intera famiglia di tre generazioni, gli Zulbeari, venuti qui dalla Macedonia ormai quasi trent’anni fa: il capo famiglia Dzemail, la moglie Sabra di origini bosniache e i due figli, Arben e Mustafa. Con la cerimonia sono diventate cittadine italiane anche le mogli dei due figli (Gjualasije e Lutvije), con i rispettivi bambini, tutti nati in Italia. «L’Italia in generale e Camerino nello specifico – ha detto il capofamiglia Dzemail – ci hanno accolti con calore e affetto. Dopo tanti anni, pur senza rinnegare assolutamente le nostre radici e le nostre origini, ci sentiamo a tutti gli effetti italiani e quello di oggi per noi è un giorno importantissimo. Una gioia che condividiamo tutti insieme». Ad ognuno dei nuovi cittadini italiani il sindaco Gianluca Pasqui ha donato una copia della Costituzione. «E’ emozionante – ha detto il primo cittadino – Il conferimento della cittadinanza italiana è un atto a cui spesso i sindaci sono chiamati, ma questa volta la singolarità sta nel numero e nel fatto che una intera famiglia, e quindi ben tre generazioni, si sia ritrovata sotto la bandiera italiana e nella nostra città».


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