“Danneggiato da una trasfusione,
da 4 mesi hanno bloccato l’indennizzo”

MACERATA - E' la storia di un 52enne che ha contratto l'epatite B e C in ospedale dopo un intervento a causa di sangue infetto. A lui e ad altri 500 malati in tutte le Marche la Regione ha fermato i pagamenti della pensione prevista come risarcimento danni. "Chiamo per sapere perché e mi dicono che il personale è in ferie"

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Foto d'archivio

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di Marina Verdenelli

Quattro mesi senza percepire l’indennizzo previsto per legge alle vittime di sangue infetto. E’ la storia di Paolo (il nome è di fantasia), maceratese di 52 anni, malato di epatite B e C contratte per una trasfusione subita in ospedale anni fa a seguito di una malattia. Da aprile la Regione ha bloccato il pagamento del suo indennizzo, 740 euro al mese, che percepisce come risarcimento danni. La sua unica entrata in termini economici perché Paolo è disoccupato. Insieme a lui altre 500 persone, in tutte le Marche, non ricevono più il pagamento da aprile. «E’ tutto fermo – spiega Paolo – e nessuno sa spiegarci bene il perché. Anche oggi ho telefonato in Regione e la risposta è stata “il personale è in ferie”. Intanto sono costretto a vivere chiedendo prestiti ai miei familiari e rimandando anche le visite di controllo che avevo in programma per metà settembre. Visite proprio per l’epatite. I malati come me sono ignorati, non è giusto. Nessuno se ne interessa». Paolo non è l’unico in stand by. Come lui ce ne sono altri 500 in tutte le province marchigiane molti dei quali seguiti anche a livello legale. «Da anni curo le problematiche relative all’indennizzo previsto a favore dei danneggiati da emotrasfusi da sangue infetto – spiega l’avvocato Mariella Meconi – malati che si sono rivolti al mio studio. Tali indennizzi sono una pensione con cadenza bimestrale ed è la Regione che, su delega del ministero della Salute, deve provvedere al pagamento. Ma è in ritardo e questo causa enormi disagi ai pazienti che sono costretti a ricorrere anche al credito bancario in assenza dei pagamenti. L’ultimo saldo è di aprile. La Regione ha sospeso sine die gli indennizzi. La motivazione sarebbe legata ad un problema di pagamenti relativi agli arretrati. In sostanza gli indennizzi erogati negli anni non hanno mai subito aumenti e nel tempo si sono accorti che invece dovevano aumentare. Così si è creata una situazione di arretrati da smaltire. La Regione ora sta pagando questi anche se la procedura è ferma perché non hanno compreso bene come procedere. Così ci hanno rimesso tutti anche chi gli arretrati non doveva averli. Hanno bloccato tutto, non si sa bene fino a quando. Forse si vedrà la luce a metà ottobre». Un problema che si sarebbe verificato anche in passato. «L’ultimo pagamento che ho avuto avuto – riferisce Paolo – è stato di 5 mensilità, ad aprile appunto, perché anche in quella occasione erano stati bloccati. Questo genera una condizione di vita nell’incertezza. Non posso programmare spese, di nessun tipo, perché non so se poi il mio indennizzo arriverà. Ho l’auto rotta e non la posso riparare. Ma questo è il disagio minore». Paolo, che vive con gli anziani genitori che gli danno una mano con la loro pensione, ha scoperto di aver contratto l’epatite B e C nel 2010 a seguito di un ricovero in ospedale. Scavando nel passato è risalito all’anno del contagio, il 1980, dopo un periodo di malattia che lo avevano portato a sottoporsi a cinque interventi. «Ho avuto bisogno di trasfusioni – racconta il 52enne – e mi sono infettato. Dal 2012 percepisco l’indennizzo. Questi pagamenti dovrebbero essere garantiti e non bloccati. Come si pagano le pensioni e i vitalizi non dovrebbero subire ogni volta un ostacolo che implica attese legate a riunioni o decisioni di non si sa bene chi. Già siamo stati penalizzati dal punto di vista della salute. Io non guarirò mai dall’epatite, posso solo fermarla e controllarla. Almeno vorrei avere una vita serena, senza queste ingiuste attese». La Regione, in una nota, fa sapere che la giunta ha deliberato una proposta di legge che verrà trasmessa al consiglio regionale e che definisce i finanziamenti per anticipare, per conto dello Stato, i fondi necessari per gli indennizzi ai soggetti danneggiati dalle trasfusioni. «Gli stanziamenti già ci sono – chiarisce l’avvocato Meconi – ma non si sa bene perché ancora non vengono dati».


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