Trivellazioni in Adriatico
No della Regione

AMBIENTE - L'ente ribadisce la posizione già espressa in passato e precisa: "L’arrivo di due ulteriori piattaforme per l’estrazione di gas metano non comporta rischi maggiori di quelli che sono stati monitorati per precedenti operazioni"

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piattaforma

Una piattaforma nell’Adriatico

«L’arrivo di due ulteriori piattaforme per l’estrazione di gas metano non comporta rischi maggiori di quelli che sono stati monitorati per precedenti operazioni analoghe, specie in considerazione dello sviluppo di tecnologie sempre più sicure». Con una nota la Regione  si esprime in merito all’incremento delle trivellazioni nel mare Adriatico a largo della costa marchigiana, ribadendo il “no” alle trivellazioni:«La Regione è contraria alle trivellazioni- dice  la nota – Posizione chiara espressa già in diverse sedi e più volte anche in campagna elettorale dal presidente Luca Ceriscioli. E, recentemente, nella riunione con 6 presidenti delle Regioni, tenutasi a Termoli nel luglio scorso, dove si è confermato il netto “no” ad opere di trivellazione nei mari Adriatico e Ionio, ribadendo in ogni caso l’intenzione comune di avviare un dialogo con il Governo. La posizione di confronto, per le Regioni rimane prioritaria, anche se le stesse si sono dette pronte a valutare la praticabilità, quale estrema ratio, di tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento. I presidenti si sono aggiornati al prossimo 18 settembre a Bari, in occasione della Fiera del Levante proprio in merito alle strategie da adottare. Tuttavia le trivellazioni, al largo della costa marchigiana per la coltivazione di gas naturale sono effettuate da decenni e le piattaforme produttive in Mare Adriatico sono svariate decine, autorizzate da governi precedenti».

Il blitz di Greenpeace a Civitanova

Il recente blitz di Greenpeace a Civitanova

Attivisti bevono un drink per sottolineare l'importanza della salvaguardia del mare

Attivisti bevono un drink per sottolineare l’importanza della salvaguardia del mare

«Le piattaforme saranno posizionate una a 45 km (Clara NW) e l’altra a 60 Km (Bonaccia NW) dalla costa – spiega il comunicato – e le operazioni non interferiranno con le zone marine tutelate. Lo scenario del rischio è calcolato in base ad un protocollo di sicurezza che tiene conto di elevati e rigorosissimi standard e le piattaforme non potrebbero operare se l’Ente concessionario non avesse già assunto obbligatoriamente tutte le responsabilità e dato garanzie ( anche economiche) in caso di incidenti. Si tratta di concessioni a capitale prevalente Eni ( Ente Nazionale Idrocarburi) e non a compagnie petrolifere private, come viene erroneamente riportato su alcuni  articoli di stampa, per la coltivazione di metano e non di petrolio e sono attive addirittura dal 1980 (Clara) e dal  1988 ( Bonaccia). Pertanto, le relative procedure per l’emissione della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) non hanno nulla a che vedere col decreto Sblocca Italia, dal momento che si stratta di concessioni statali risalenti a trent’anni fa. In questo caso non c’è proprio nulla da “sbloccare”, perché si tratta di procedimento già di competenza statale su cui le Regioni, dal 2010, sono chiamate a dare un parere consultivo e non vincolante. La Regione Marche, inoltre resta contraria ad ogni attività di studio e di ricerca condotta mediante metodi invasivi e pericolosi e sui quali, anche attraverso l’Arpam,  ha facoltà di controllare, al fine di prevenire eventuali modifiche ambientali prodotte anche in relazione a inquinamento e sedimenti.


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