“Ritratti post-umani”
in mostra al museo Arturo

MONTEFANO - Il 18 luglio il via all'esposizione delle opere di Fabrizio Carotti. Il curatore Andrea Carnevali: «L'artista ripensa il ritratto oltre il volto»

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Ritratti-post-umani

Il museo Arturo di Montefano inaugura la mostra “Fabrizio Carotti. Ritratti post-umani”. L’esposizione, che verrà inaugurata il 18 luglio alle 18, propone una riflessione sul ritratto nell’età digitale. Il volto non è più l’unico centro della rappresentazione: l’identità si manifesta anche nello spazio abitato, nella luce, nella memoria, nel rapporto fra corpo, architettura e tecnologia. Il ritratto diventa così immagine di una condizione umana in trasformazione, sospesa fra presenza fisica e metamorfosi digitale.

Nelle opere di Carotti la città assume la forma di un organismo mentale. Architetture brutaliste, torri, corridoi, scale, ponti e superfici di cemento costruiscono spazi sospesi, insieme reali e immaginari. Il cemento perde la propria apparente freddezza e si trasforma in materia sensibile, capace di custodire ombre, attese, ferite e possibilità di vita. L’intelligenza artificiale non è celebrata come forza autonoma, ma diventa uno strumento espressivo, guidato dallo sguardo dell’autore.

Ritratti post-umani 2

«Carotti ripensa il ritratto oltre il volto» ha detto Andrea Carnevali, curatore della mostra. Un nucleo significativo dell’esposizione è dedicato alla maternità. Le immagini del rapporto fra madre e bambino introducono una dimensiona intima e universale, nella quale il corpo, la luce e l’architettura diventano meditazione sulla nascita, sulla custodia e sulla trasmissione della vita. Il tema materno, in dialogo con la metamorfosi digitale, restituisce alla ricerca dell’artista una profondità umana che attraversa la tecnologia senza esserne assorbita.

«Il Museo Ghergo custodisce la memoria e dialoga con il presente», prosegue Claudia Scipioni, presidente dell’associazione Effetto Ghergo.

La mostra Fabrizio Carotti. Ritratti post-umani si inserisce nel percorso di valorizzazione del museo Arturo Ghergo come luogo di memoria fotografica e di confronto con le nuove forme della visione. Nel nome di Arturo Ghergo, maestro dell’immagine e della costruzione del volto pubblico, il lavoro del fotografo jesino apre una riflessione sul destino del ritratto nell’epoca contemporanea: non più semplice somiglianza, ma spazio di attraversamento, trasformazione e interrogazione del presente.


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