Giacomo e Giacomo a confronto
Dialogo immaginario tra Leopardi e Casanova
RECENSIONE - Due capitali figure della nostra storia letteraria in un libro di Lucio Biagioni

Giacomo Leopardi e Giacomo Casanova
Un fantasma si aggira per Recanati, è il fantasma di Giacomo Casanova. Bussa a Palazzo Leopardi, condivide con l’altro Giacomo una biblioteca immaginaria, sognata, che è come il parto di un sonno agitato, e se ne stanno ciascuno in un canto, nell’eterna oscurità, che li mette in scena entrambi, intenti a scrivere, reciprocamente ignorandosi, l’uno la “Storia della mia vita”, l’altro un’analoga storia, storia di una vita pensata e non vissuta, lo “Zibaldone”. A farli teatralmente incontrare, al termine di un libro che si conclude con una (ovviamente) apocrifa “operetta morale”, non per nulla intitolata Dialogo di L. e C., è Caradà fino di lusso/ Comparazione di Leopardi e Casanova.
Il volume, scritto dal giornalista Lucio Biagioni, già capo ufficio stampa della giunta regionale dell’Umbria, mette singolarmente a confronto due capitali figure della nostra storia letteraria (se si passa sopra al fatto che l’internazionale Casanova scrisse in francese), fra le quali non era mai venuto in mente di stabilire alcuna ragionevole relazione, men che mai teorici punti di contatto. Anche perché, morto il Veneziano il 4 giugno 1798, nato il Recanatese appena venticinque giorni dopo, il 29 giugno, e per molti decenni condannata l’opera di Casanova alla dannazione dell’inedito, non si diede alcuna premessa o condizione per qualsiasi relazione e tantomeno confronto, se si esclude l’esilissima circostanza (menzionata in nota nel libro) che Casanova, in visita nel 1772 a Pesaro, ebbe la ventura di conoscere in casa del marchese Carlo Mosca Barzi e della di lui moglie Francesca della Branca Barzi di Gubbio, la sedicenne figlia Virginia, che qualche anno più tardi andrà in sposa (indovinate a chi?) proprio a Giacomo Leopardi. Il futuro padre di Monaldo e nonno del poeta.
Questo volume (ancora inedito, ma che Cronache Maceratesi ha potuto in anteprima visionare) varca il Rubicone di ogni interdetto o cautela critica, in un terreno tradizionalmente minato, a cominciare da quel titolo che erige a scherzoso protagonista il Caradà fino di lusso – che, per chi non lo sapesse, è la marca del tabacco da fiuto preferita da Leopardi. Casanova, che amava anche lui fiutare tabacco, preferiva quello di Spagna. E fin qui il raffronto fra i due sarebbe abbastanza risibile, non fosse che per Leopardi il tabacco, come i profumi e gli odori in genere, sono come l’immagine archetipica e il simbolo stesso dei piaceri umani. Tal quale Casanova, che amava odori e sapori forti. La strada è indicata.
Metti allora che una coppia, lui nullafacente semiletterato, lei bella docente dell’università di Urbino, durante un week-end nel Recanatese, visitino Palazzo Leopardi prima di una giornata al mare a Porto Recanati; metti che, sfogliando in spiaggia la monumentale edizione inglese dello Zibaldone (ZibAldOne, Penguin Books), attirino l’attenzione di due ragazzi statunitensi, Laura Virginia Forte, studentessa di letteratura italiana, e di Mark Walker, fisico del Mit di Boston; metti che in quella càpitino per caso un giornalista umbro/marchigiano, di nome Maurizio, e la sua amica Pepita Manolita, reduce da “Il Grande Fratello”; metti che, avvicinandosi l’ora, decidano di andare tutti a pranzo in una trattoria sul mare, dove Maurizio proporrà, al modo de “Il Cortegiano” di Baldassar Castiglione, di dar vita ad una paradossale, ma non tanto, Comparazione di Leopardi e Casanova; metti che la Comparazione effettivamente si svolga, in un fitto dialogo a sei voci organizzato per brevi capitoli, che si alterna alle mirabolanti vivande (ispirate al cuoco marchigiano del Settecento Antonio Nebbia, e realizzate dal sanseverinate Graziano Chiodi, patron del ristorante Mamma Rosa nell’agro di Tolentino), che fanno da contralto al filosofico simposio. Metti che tutto ciò si verifichi, e avrai il Caradà fino di lusso.
Che è – arduo definirlo, nella sua strana forma – un romanzo in forma di saggio o un saggio in forma di romanzo, che poi sarebbe forse una sorta di romanzo filosofico, decidete voi. Ma di certo sbaglierebbe di grosso chi pensasse di trovarsi di fronte ad un’arbitraria opera d’invenzione, a quelle “interviste impossibili” messe su da giornalisti a corto d’idee. Qui il punto (teorico) di partenza è individuato nella perfetta prefigurazione dello “scherzevole, leggero, vagabondo” Casanova da parte di Leopardi, quando, con l’esattezza che gli è propria, parla di tipi, o idealtipi, letterari: di qua Dante e il Tasso, di là Ariosto e Orazio, ch’erano i preferiti del Veneziano. La Comparazione va avanti su questa base, ipotetica ma teoricamente solida, biforcandosi in una gran varietà di temi, legati al cibo, all’amore, al piacere, alla sensualità, al viaggio, alla scrittura, alla teoria della Natura, all’Ecologia e alla Nuova Scienza (con esiti abbastanza sorprendenti), messi in scena in uno scoppiettante dialogo che fa interagire, come in una conversazione che si rispetti, Alto e Basso, filosofia e attualità di costume.
Ma s’ingannerebbe anche chi pensasse che i contenuti della conversazione, soprattutto quelli riferiti ai due autori, siano puro frutto di fantasia: un consistente apparato di note, sorta di “controtesto” alla narrazione, rinvia il lettore all’oggettività della citazione, anzi della gran massa di citazioni da Leopardi e Casanova, incrociate con una pazientissima opera d’incastro. Da questa Comparazione nasce una immagine di Leopardi per certi versi (e per quanto ancora possibile oggi) non convenzionale e a tratti nuova, che potrebbe essere forse urticante per i “leopardiani doc”, se avranno da ridire sul metodo usato; e nascono anche spunti inediti per Casanova, soprattutto per quanto ne viene detto (questa è sì una novità) dei suoi rapporti con la scienza moderna.
Ma insomma. Se Paolina Leopardi, traducendo dal francese una Vita di Mozart, ne scorse analogie col fratello, e se Mario Martone ha fatto di Leopardi una specie di Amadeus, si può anche accettare una Comparazione di Leopardi con Casanova (peraltro scherzosamente legittimata da quella che scrisse il contino fra le Sentenze di Bruto Minore e di Teofrasto vicini a morte). Qui, in questo libro di Lucio Biagioni, c’è semmai un Leopardi sensuoso e vitale, e un Casanova riflessivo e malinconico. Che ha perfino scritto (altra “chicca” nascosta nel libro) anche lui una poesia dell’Infinito.
M.V.