I segreti delle campane
della “torre di piazza”

MACERATA - Sauro Corinaldi e Adriano De Santis, esperti campanari, raccontano i misteri e le curiosità su uno dei suoni più antichi del nostro territorio - VIDEO
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Campanile Torre civica Mc (Sauro Corinaldi e Riccardo Serrani)

Riccardo Serrani e Sauro Corinaldi

 

di Leonardo Giorgi

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Le ore del giorno, le messe, i funerali, le feste di paese ed addirittura il momento migliore per iniziare a mettere a bollire l’acqua per la pasta. Le campane hanno scandito la quotidianità del nostro territorio e sono rimaste nel tempo uno degli ultimi baluardi della tradizione di ogni città ed ogni paesino d’Italia. Tradizione che è custodita, con smisurata passione e fine abilità manuale, dal gruppo De Santis Corinaldi, il quale gestisce la manutenzione di buona parte degli impianti campanari delle Marche, oltre ad alcuni campanili delle regioni limitrofe, e collabora con altri gruppi del settore per la creazione e la manutenzione di impianti in tutta Italia e non solo. «Le tradizioni e le curiosità legate alla storia delle campane e del loro suono è un argomento decisamente vasto ed ogni zona ha le sue particolarità. Ciò è permesso dal fatto che la globalizzazione non ha assolutamente influenzato questo settore – spiega Sauro Corinaldi, quarantunenne di Cingoli, fondatore della ditta De Santis Corinaldi assieme al settantunenne Adriano de Santis di Fermo, uno dei pionieri nell’ambito dell’automazione delle campane negli anni sessanta – Infatti, non solo ogni paese del mondo ha il suo tipo di campane e i suoi suoni caratteristici, ma addirittura ogni paesino ed ogni singola campana del nostro territorio ha mantenuto intatta la propria peculiarità».

campana cingoli

Il momento in cui la campana di Cingoli è stata gettata dalla torre per essere fusa

L’unico momento in cui la storia ha rischiato di compromettere parte delle tradizioni campanare, è stato il 23 Aprile 1942, il giorno in cui il governo Mussolini emana un decreto legge che obbliga la rimozione e la fusione di tutte le campane facenti parte di edifici pubblici. Nelle settimane seguenti al decreto la maggior parte delle campane italiane vennero sequestrate e successivamente fuse a scopi bellici, tra esse anche quelle della Torre Civica di Macerata. A ricordo di ciò, l’incisione su una delle campane prodotte dopo la guerra per la torre recita infatti: “La furia della guerra mi fuse per rendermi strumento di morte. L’ansia della pace mi ricrea per osannare la vita, cantando la libertà, benedicendo il lavoro, laudando Iddio”. Come racconta Corinaldi però, alcune campane riuscirono a salvarsi dalla requisizione ed è il caso della campana della torre dell’orologio di Cingoli, costruita ad Ancona nel 1835: “L’affetto dei cingolani per la propria campana fu tale da sfidare le autorità. La campana, come testimoniato dalle foto del 1942, fu effettivamente gettata dalla torre; essa, tuttavia, fu fatta atterrare su una grande catasta di fascine di legno, così da evitare gravi ammaccature. Nottetempo, un grande numero di cingolani trasportarono la campana in un luogo segreto e quando gli addetti al trasporto dei materiali ferrosi verso le fonderie arrivarono, i cingolani dissero che la campana era stata evidentemente rubata nella notte e che non avevano idea di dove fosse stata portata”.

Campanile Torre civica Mc(Adriano De santis)

Adriano de Santis, storico campanaro

Poco più di vent’anni dopo la fine della guerra, un giovane Adriano De Santis si dimostra maestro nell’automazione di campane ed orologi da torre in tutto il centro Italia: «Capitavo spesso in paesini in cui le indicazioni per il giusto suono e la giusta melodia da riprodurre mi venivano date oralmente ed in modo approssimativo dagli anziani del posto, senza assolutamente nessuna nozione su toni, semitoni, battere o levare. La loro apprensione nel farmi trovare il suono perfetto tipico di un certo paese era giustificatissima. In certi posti, la suonata funebre o quella dell’agonia non solo indicavano la morte di un compaesano, ma in base al modo in cui venivano suonate le campane si poteva sapere se il defunto fosse uomo o donna, bambino o anziano, residente in centro o in periferia. A dimostrazione di quanto il suono della campana fosse protagonista della vita quotidiana, in passato la si faceva suonare cinque minuti prima di mezzogiorno, ovvero veniva eseguita la “suonata dell’acqua calda”, che indicava quando fosse opportuno preparare l’acqua per la pasta». 

l'ombra del campanile

I turisti osservano il carosello dei Magi all’ombra del campanile

Alla luce delle parole di De Santis, si intuisce facilmente che le campane, oltre che simbolo di tradizione del territorio o elemento folcloristico di ogni paese, hanno rappresentato un vero e proprio canale di informazione rudimentale. E mentre i pupi fanno il loro carosello sopra il disco dell’orologio planetario di piazza della Libertà, spiati dal solito gruppetto di maceratesi e turisti che a mezzogiorno si fermano per assistere alla sfilata dell’angelo e dei Magi, Sauro Corinaldi assiste con gli occhi pieni di soddisfazione al concerto delle “sue” campane, che suonano l’angelus composto proprio dal gruppo De Santis Corinaldi in collaborazione con il direttore d’orchestra Gianfranco Stortoni. «È vero che le campane sono un pezzo di storia da preservare – sottolinea Corinaldi – ma la cosa più importante è farle suonare: una campana non può esistere per essere esposta in un museo».

 

la campana di macerata

L’incisione sulla campana della Torre dei Tempi

Campanile Torre civica Mc

I campanili di Macerata visti dalla torre civica

Campanile Torre civica Mc3



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