Un elegante “Così è…(se vi pare)”
al Comunale di Treia

Apprezzata esibizione della Compagnia Filarmonico-Drammatica di Macerata

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Così è (se vi pare) 4di Walter Cortella

In questo ultimo scorcio di stagione teatrale, la Compagnia Filarmonico-Drammatica di Macerata si è esibita più volte, sia in città che fuori, con due «pezzi forti» del suo repertorio. Tre le repliche del divertente Ridiamo con Feydeau, un bis di atti unici brillanti del celebre commediografo francese e ben sei quelle del più classico Così è…(se vi pare) di Luigi Pirandello. Un periodo intenso e impegnativo che però ha dato grosse soddisfazioni all’intero gruppo e, naturalmente,al regista Diego Dezi. Ogni volta, infatti,gli spettacoli hanno ottenuto un lusinghiero successo di pubblico, confermato anche recentemente al teatro Comunale di Treia. In particolare, il dramma pirandelliano, peraltro poco rappresentato nei teatri italiani, ha colpito per il suo originale allestimento, per la eleganza della scenografia e per la innovativa drammaturgia.

Così è (se vi pare) 2Dell’opera, di cui abbiamo già parlato in un precedente servizio (leggi l’articolo), riproponiamo il filo conduttore della inconoscibilità del reale, ovvero della difficoltà di dare alla realtà che è sotto gli occhi di tutti una interpretazione univoca, oggettiva e per ciò condivisibile con altri. Un tema sempre molto caro a Pirandello che in questo caso scava con pervicacia nella vita di una piccola famigliache con il suo strano comportamento desta la curiosità, e anche i sospetti,della collettività. Ogni singolo comportamento della signora Frola, del genero Ponza e della sua misteriosa moglie sono osservati al microscopio dal consigliere Agazzi& Co che vorrebbero scoprire la «loro» verità, ma Pirandello non si smentisce e conclude il suo dramma in maniera sibillina, per bocca di Lamberto Laudisi, suo alter ego: «Ed ecco, signori, come parla la verità. Siete contenti?» La domanda finale è un’accusa precisa ai perfidi protagonisti: quell’ostinatoe sadico scavare nella intimità della riservata famigliola non ha ottenuto altro risultato che quello di creare nella loro serena esistenza, così faticosamente costruita e difesa, un inutile e devastante corto circuito. E la verità continua, come sempre, ad essere per tutti una chimera.

 

Rossella Calfon, la signora Frola

Rossella Calfon, la signora Frola

Tre i ruoli principali del dramma e tutti molto impegnativi. Rossella Calfon è una «meravigliosa» signora Frola, costretta nella sua applaudita performance a continui cambi di registro recitativo. Imbarazzata durante il feroce interrogatorio in casa Agazzi, diventa più dolce e materna quando rievoca la triste vicenda della figlia per assumere, infine, toni altamente drammatici nello scontro finale con il genero Ponza (Giordano Pierucci), protagonista di un improvviso e violento scatto di follia che lascia davvero impietrito lo spettatore. Senza dubbio, una grande e apprezzata «prova d’attore» la loro. C’è poi il citatoLaudisi (Fabio Campetella), il deus ex machina impegnato a sgretolare, con sottile ironia, l’impianto accusatorio dei suoi meschini amici. È un caparbio e scanzonato pensatore che assume il ruolo del difensore d’ufficio. Prendendosi amabilmente gioco dei suoi interlocutori, li mette in difficoltà spiazzandoli di continuo e demolisce, con la forza del ragionamento, le loro tesi, basate peraltro su banali illazioni e tenui indizi. Nella sua interpretazione, gradevolmente leggera, mette in evidenza una insospettabile vis comica (deliziose le sue «faccine») ma anche una recitazione di alta qualità, in particolare nel breve ma intenso monologo degli specchi che chiude il primo atto.

Così è (se vi pare) 3Al regista Diego Deziva riconosciuto il merito di aver caratterizzato con grande cura anche i personaggi «minori», che pure hanno un certo peso nell’economia del dramma pirandelliano. La loro perfidia viene messa in risalto grazie ad un particolare registro recitativo, fatto di toni vocali freddi, taglienti, impersonali e di atteggiamenti altezzosi, ostili, polizieschi. Interessanti alcune trovate registiche come il convulso movimento delle sedie che precede le visite del duo Frola-Ponza,la rigida postura dei membri del «giurì d’onore» e la loro sfilata alle spalle dell’inquisita, per non dire delle luci che hanno conferito intensa tragicità ai due personaggi principali. In più di un’occasione il regista è riuscito anche a far emergere la sottile vena umoristica di Pirandello, ben nascosta nelle pieghe del testo. Basti pensare al tormentone «Seduti, seduti. Bisogna stare seduti» del consigliere Agazzi, alla povera Signora Cini (Lidia Montecchiari) della quale mai nessuno ricorda il cognome o alla confusione creata dalle strabilianti rivelazioni di Laudisi.Le musiche sono state scelte ad hoc per sottolineare la vacuità interiore del clan di Agazzi. Una citazione a parte meritano i raffinati e intensi brani di Bach che segnano i momenti più ricchi di pathos. La scenografia, volutamente scarna, è impreziosita da una elegante serie di pannelli a specchio, vera «cifra» distintiva dell’allestimento di Dezi, con funzione di sipario e di «gabbia» che racchiude nel quadro finale i «cattivi». Tutto, insomma, hacontribuito a fare di questo Così è (se vi pare) una pièce teatrale di elevato valore artistico.

(Foto dell’autore)


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