Pathos e attenzione ai dettagli
nel “Così è (se vi pare)”
TEATRO - Buon successo di pubblico per la performance della Compagnia Filarmonico-Drammatica che si avvia a concludere una stagione ricca di successi
di Walter Cortella
Dopo un lungo e proficuo rodaggio, con sette repliche fuori città, la Compagnia Cfd di Macerata ha presentato al teatro don Bosco il suo Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello, diretto da Diego Dezi. L’opera, nata circa cento anni fa, ruota attorno ad un tema ricorrente nella produzione del drammaturgo siciliano, quello della inconoscibilità del reale, ovvero della difficoltà di dare alla realtà una interpretazione univoca, oggettiva e per ciò condivisibile con altri. Ognuno di noi ha, infatti, la naturale tendenza a «vedere» le cose in maniera del tutto personale, raramente coincidente con l’opinione altrui. E così,quella realtà finisce per apparire a ciascuno di noi unica e incontrovertibile. Da ciò nasce la sostanziale impossibilità di conoscere la verità assoluta, per cui ognuno sostiene la «sua» verità. È ciò che accade ad alcuni personaggi del Così è (se vi pare). Siamo in una imprecisata città italiana, qualche anno dopo il tragico terremoto del 1915 che ha sconvolto la Marsica. Nella locale Prefettura è appena giunto il nuovo segretario, ilsignor Ponza, con moglie e suocera, fortunati superstiti di quel gran disastro. Ma il loro «strano» comportamento desta fin da subito qualche perplessità nel commendatore Agazzi, diretto superiore del Ponza.

Scena finale
Ben presto, però, essa sfocia in una morbosa curiosità che letteralmente divora anche la famiglia e gli amici dell’alto funzionario, i coniugi Sirelli e le signore Cini e Nenni, tutti esponenti della classe medio-alta della città, i quali sostengono che il nuovo segretario «tiene sotto chiave la moglie», impedendole di andare a trovare la madre e a questa addirittura di recarsi in casa della figlia. Le due donnepossono vedersi, infatti, solo da lontano, la giovane dal balcone e la mamma dal cortile, e «scambiarsi i bigliettini con le novità della giornata, per mezzo di un panierino che va su e giù». Questa assurda situazione spinge Agazzi & Co ad intromettersi senza alcun riguardonel tranquillo ménage dei nuovi arrivati. La casa del Consigliere Agazzi diventa una sorta di centrale operativa dove ognuno degli ospiti avanza la «sua» ipotesi, sostiene la «sua» tesi, convinto di essere l’unico detentore della verità assoluta. Le loro conversazioni non hanno altro argomento che il misterioso e indecifrabile comportamento dei coniugi Ponza e della signora Frola, ma non c’è verso di venire a capo del mistero che si nasconde nell’intimità famigliare. Per meglio esplorarei loro sentimenti più reconditi, genero e suocera sono attirati, con vari e meschini stratagemmi, in casa Agazzi dove vengono interrogati con tono indagatore e crudele. Tutto è stato predisposto con meticolosità. L’ultima mossa prevede un confronto diretto tra suocera e genero, per scoprire quale dei due è pazzo e giungere, così,alla tanto agognata verità, senza la quale ormai essi non possono più vivere. Il solo che tenta di impedire questa violenta interferenza nella sfera privata della famiglia del signor Ponza èLamberto Laudisi, cognato del Consigliere, un giovane intellettuale brillante, ironico e dotato di spiccate capacità d’analisi.

Rossella Calfon, la signora Frola
Egli, alter ego dello stesso Pirandello, è un caparbio e scanzonato difensore d’ufficio che contrasta con la forza del ragionamento le tesi accusatorie di Agazzi e dei suoi amici, basate del resto solo su banali illazioni e tenui indizi. Ponza e la signora Frola sostengono naturalmente le «loro» verità,create ad arteper salvaguardare quel sottile equilibrio che comunque, al di là di ogni considerazione, tiene in qualche modo saldo il loro rapporto famigliare, con reciproca soddisfazione. Ciò che ne viene fuori è un vero e proprio duello dialettico tra accusatori da una parte e accusati e difensori dall’altra,che però non porta ad alcun risultato pratico, come era facile prevedere, con buona pace dell’autore. Alla fine, messa alle strette dal Prefetto, la moglie di Ponza confessa corampopulo di essere «sì la figlia della signora Frola, ma anche la seconda moglie del signor Ponza. E per me, sono colei che mi si crede». Questa lapidaria e sibillina affermazione lascia basiti e spiazzati i presenti, rintuzzati subito da Laudisi che li apostrofa con un gelido «Ed ecco, signori, come parla la verità. Siete contenti?»La domanda finale sottintende un’accusa precisa che Pirandello rivolge, per bocca di Laudisi, ai perfidi protagonisti del suo dramma: quel pervicace scavare nella intimità di Ponza e della sua famiglia non ha ottenuto altro risultato che quello di creare nella loro apparentemente serena esistenza un inutile e devastante corto circuito.La verità continua ad essere per tutti una chimera. I protagonisti principali del dramma sono fondamentalmente tre: la signora Frola e il genero Ponza, interpretati con grande intensità da Rossella Calfon e da Giordano Pierucci, da anni colonne portanti della Compagnia. La loro raffinata performance è risultataricca di pathos e assai convincente.
Accanto a loro, Fabio Campetella, che ha dato vita ad un superbo Lamberto Laudisi, impegnato a sgretolare, con ironia e leggerezza, l’impianto accusatorio dei suoi amici. Gli altri protagonistihanno contribuito con le loro riuscite caratterizzazioni a fare di questo Così è (se vi pare) una pièce teatrale di elevato valore artistico. Grazie ad alcune felici trovate registiche, Diego Dezi ha saputo mettere bene in risalto la cattiveria di Agazzi& Co, ricorrendo ad un particolare registro recitativo, fatto di toni vocali freddi, taglienti, inquisitori e di atteggiamenti altezzosi, ostili, polizieschi. Con la originale e frivola canzone, Cinema frenetica passion, brano d’evasione molto in voga negli anni ’30, ha voluto invece sottolineare la loro vacuità interiore, ma una citazione a parte meritano le raffinate e coinvolgenti musiche che segnano i momenti salienti dell’opera.
In più di un’occasione il regista è riuscito a far emergere la sottile vena umoristica nascosta nelle pieghe del testo pirandelliano. La scenografia, volutamente scarna, è impreziosita da una elegante serie di pannelli a specchio, vera «cifra»distintiva dell’allestimento di Dezi, con funzione di sipario e di «gabbia» che racchiude nel quadro finale i «cattivi». Con quest’ultima produzione, pronta ormai per partecipare ai più prestigiosi concorsi nazionali, la C.D.F. si avvia a concludere una stagione teatrale ricca di appuntamenti e di soddisfazioni, grazie ai successi ottenuti dall’esilarante Il mistero dell’assassino misterioso di Lillo & Greg e dal pluripremiato Il marito di mio figlio, di Daniele Falleri, diretto e interpretato da Fabio Campetella. La commedia ha ottenuto alla recente Rassegna di Martinsicuro due nomination e il premio «Truentum» a Paola Cosimi, quale «migliore attrice non protagonista». Il repertorio della Cfd si completa con il brillante Ridiamo con Feydeau, due atti unici del noto commediografo francese.

