Cedroni firma un susci letterario dedicato a Leopardi

ENOGASTRONOMIA - L'originale proposta che prende spunto da "A morte la minestra" scritta a 11 anni dal poeta recanatese sarà presentata nella vernice Vinitaly del Verdicchio in programma sabato 21 marzo a Verona nella galleria d’arte Studio La Città

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Moreno Cedroni

Moreno Cedroni


Cosa avrebbe voluto mangiare Giacomo Leopardi? Senza dubbio un piatto di  “Odio alla minestra” (frutti di mare, orzo perlato, salsa di prezzemolo, cocco e lime), una finta minestra che lo chef pentastellato Moreno Cedroni preparerà con gli ingredienti prediletti dal poeta, quasi a volerlo far sorridere.
Lo farà per la vernice Vinitaly del Verdicchio  in programma sabato 21 marzo a Verona nella galleria d’arte Studio La Città firmando un Susci letterario che si propone come ode gastronomica a Leopardi.  L’evento – organizzato dall’Istituto marchigiano di tutela vini – vuole rendere omaggio al vino bianco fermo più premiato dalle guide 2015 nella speciale cena “Leopardi secondo Cedroni. Susci Letterario & Verdicchio”, realizzata dal patron de La madonnina del pescatore a Senigallia.
image001Una serata che nasce dalla visionaria rivisitazione in stile mediterraneo del sushi giapponese di Cedroni, questa volta ispirata dai versi del celebre poeta marchigiano, tra cui la poesia “A morte la minestra”. Per Moreno Cedroni «ci sono dei riferimenti curiosi al cibo nel lavoro di Leopardi: uno è la poesia contro la minestra che scrisse a 11 anni e l’altro è una lista dei sui cibi preferiti, autografata, che è stata trovata tra le sue carte a Napoli ed è esposta al museo della città. E’ una lista di 49 piatti, molti dei quali regionali. Ne ho attinti 5 e ho costruito un menù dedicato».
All’evento  parteciperà anche la pluricampionessa di fioretto, Elisa Di Francisca, ambasciatrice del Verdicchio nel mondo.

 

 

 

A morte la minestra

Metti, o canora musa, in moto l’Elicona e la tua cetra cinga d’alloro una corona.
Non già d’Eroi tu devi, o degli Dei cantare
ma solo la Minestra d’ingiurie caricare.
Ora tu sei, Minestra, dei versi miei l’oggetto,
e dirti abominevole mi porta gran diletto.O cibo, invan gradito dal gener nostro umano!
Cibo negletto e vile, degno d’umil villano!
Si dice, che resusciti, quando sei buona, i morti;
ma il diletto è degno d’uomini invero poco accorti!

Or dunque esser bisogna morti per goder poi di questi benefici, che sol si dicon tuoi?
Non v’è niente pei vivi? Sì! Mi risponde ognuno;
or via su me lo mostri, se puote qualcheduno; ma zitti!
Che incomincia furioso un tale a dire; ma presto
restiamo attenti, e cheti per sentire: “Chi potrà dire vile un cibo delicato,
che spesso è il sol ristoro di un povero malato?”

E’ ver, ma chi desideri, grazie al cielo,
esser sano deve lasciar tal cibo a un povero malsano!
Piccola seccatura vi sembra ogni mattina
dover trangugiare la “cara minestrina”


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