Il nuovo principe dei Catenati è donna
e svela la storia
degli stemmi del Buonaccorsi

MACERATA - Le origini della famosa accademia nelle parole di Angiola Maria Napolioni che racconta il simbolismo che si cela nelle stanze del museo più famoso della città.

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Angiola Maria Napolioni con Giuliana Pascucci addetta alla catalogazione del museo davanti la parete degli stemmi

di Donatella Donati

La pinacoteca di Palazzo Bonaccorsi è una delle più belle d’Italia quanto a spazio espositivo. Si succedono grandi stanze affrescate molto ben restaurate e illuminate con i più moderni sistemi di luce adatta alle opere esposte. Salire gli scaloni larghi e comodi, entrare nel cuore dei due piani del palazzo dà ai visitatori il senso di una grande famiglia, di abili architetti e pittori e di soluzioni interessanti per accedere da una stanza all’altra. Una delle sue sale più visitate è quella dedicata all’Accademia dei Catenati, sorta a Macerata nella seconda metà del cinquecento nell’epoca rigogliosa della nascita delle accademie, tanto che rivaleggiò con quella famosa dell’Arcadia fondata a Roma da un maceratese, Giovanni Maria Crescimbeni, che è stato anche un catenate. Ne parliamo con l’attuale Principe dell’Accademia, Angiola Maria Napolioni, già direttrice della Biblioteca statale di Macerata e preparata in particolare nel settore della conservazione dei beni librari e artistici. Commentiamo con lei lo stemma restaurato dell’ Accademia.

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Angiola Maria Napolioni e lo stemma dell’Accademia

L’ispirazione, mi dice, nasce da un’ idea classica omerica e platonica. È la catena d’oro che unisce il cielo alla terra e consente di arrivare all’ Olimpo degli dei. Stupendi sono gli stemmi dei cinquanta accademici originari posti in una parete della sala. Si riferiscono ai letterati e ai nobili che la fondarono e che alla varietà dei loro stemmi, molti dei quali fanno riferimento alle attività artigianali e agricole del territorio, hanno aggiunto un loro soprannome. Ecco allora che Bonaccorsi è il macerato, Acquaticci è il custodito e poi ci sono ancora in gran varietà il docile, l’eccitato, l’angustiato, e così via. Il Principe Angiola Maria tiene molto a mettere in evidenza come gli obiettivi e i contenuti posti all’inizio dall’Accademia siano ancora oggi di attualità, la ricerca letteraria e filosofica, la conoscenza dell’arte, la storia della città e dell’Italia nel suo complesso, il gusto per la raccolta di dati relativi a interessanti particolari architettonici e artistici, la creatività non solo degli accademici ma anche dei loro contemporanei. Ricorda in particolare due argomenti trattati negli ultimi anni, quello del progetto di ripristino della Chiesa della Misericordia alla sua originaria bellezza liberandola dalle orribili sovrastrutture e la storia delle fonti conosciute e sconosciute che sono una delle rarità delle periferie maceratesi. Il suo momento di gloria l’Accademia lo ebbe quando Torquato Tasso nel 1587 volle sottoporle l’ultima redazione della Gerusalemme liberata, purgata secondo le indicazioni dell’Inquisizione, in una seduta famosa che si tenne a Palazzo Ciccolini, sede storica.

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Il quadro di Cingolani rappresentante Torquato Tasso con i catenati

Un quadro di Giovanni Cingolani (1903),attualmente in un salone della Prefettura, rappresenta il momento in cui il Tasso discute con i catenati. Oggi nella Pinacoteca l’unica installazione virtuale, segnale di una modernità inarrestabile e che necessita di ulteriore diffusione, la troviamo in ottima sistemazione alla base della parete con gli stemmi. Si sfiora la superficie luminosa e scorrono immagini e parole che raccontano l’Accademia e la città e uniscono il linguaggio moderno a una storia antica. Il Principe ci parla anche delle prossime manifestazioni che si terranno,come le altre, nella Biblioteca statale messa a disposizione dall’attuale suo direttore Fulvio Besana per un pubblico maceratese e provinciale molto partecipe e attratto dagli argomenti in discussione. Il prossimo appuntamento riguarda Richard Dixon, uno dei sette traduttori dello Zibaldone in inglese, che parlerà dell’importanza di questa traduzione per i paesi di lingua anglofona, che possono finalmente conoscere completamente un’opera filosofica e letteraria tra le più importanti del mondo moderno, a dimostrazione dell’attenzione continua dell’Accademia anche agli eventi di riconosciuto valore internazionale.

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Angiola Maria Napolioni e Donatella Donati

 


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