Mafalda Minnozzi:
“Jimmy Fontana il mio idolo,
volle che lo dicessi anche a suo figlio”

SAN SEVERINO - Intervista esclusiva con l'artista protagonista sabato del recital con Paul Ricci al teatro Feronia. Le Marche, Roma, il Brasile, Saverio Marconi e "Il Mondo" (la canzone più amata ed arrangiata poi a modo suo)

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Mafalda Minnozzi

di Maurizio Verdenelli

L’intervista alla cantante Mafalda Minnozzi, settempedana trapiantata ormai in Brasile dove la sua voce è notissima e dove lei è diventata una vera e propria star. Mafalda ha voluto che il debutto italiano fosse al teatro Feronia dove si esibirà domani sabato 17 gennaio, alle ore 21, con il chitarrista Paul Ricci per presentare il suo nuovo lavoro “eMPathia”.


Pavia, San Severino, Roma, il Brasile: dove si sente veramente a casa sua?

“Nata a Pavia appunto. Studiai fino alla terza elementare alle “Canossiane” severissime e molto colte, basti dire che si imparava a leggere, a scrivere all’età di 4 anni e ascoltare musica classica dai 5. Arrivai a San Severino in una classe esclusivamente femminile dove per andare al bagno si doveva chiedere il permesso e rimanere ore sedute dietro un banco preferibilmente in silenzio. Dovetti subire un cambiamento culturale così aggressivo che mi diede fin da subito la certezza di voler lottare per la mia libertà e per i miei sogni. Rimasi a San Severino Marche fino a 16/17 anni e in questo piccolo e meraviglioso paese di provincia dove tutti si conoscono e tutti sanno tutto di tutti (o almeno si pensa) cercai di trovare la mia strada e non fu facile per ragioni legate alla mia personalità sempre inquieta e sognatrice. Continuai a studiare prima a Tolentino, poi a Camerino, Civitanova fino a Roma. Ogni passo dato erano incontri, amici, conoscenti, persone e quindi esperienze e amori, poi incontri, difficoltà di adattamento, percorsi umani sempre molto interessanti e fertili di idee e possibilità.
Figlia unica, un po’ ribelle? Boh! Non so rispondere, ma so che sono sempre stata un’amante dell’arte, della musica, della poesia e soprattutto della gente, amante incondizionata degli essere umani e della loro capacità di amare e dare il meglio di sé. Roma è stata la prima città che ha “frullato” tutte le mie aspettative mettendo a nudo le mie paure, le mie incertezze e facendo fiorire i miei sogni e le mie doti. Poi la Francia, la Grecia, l’Europa, il mondo.
Dipendendo da dove ti posizioni hai sempre i 4 punti cardinali che ti orientano sia se rimani a San Severino che se ti muovi a Manhattan e in questo mondo così grande i miei punti cardinali sono sempre stati: libertà, rispetto, coraggio, determinazione, talento e poi amore, amore e ancora amore. La mia casa è il mondo, la mia casa è il posto in cui riesco a vivere momenti unici di amore profondo e questo è anche un po’ il privilegio dell’artista, accade quando sono sul palco, quando chiudo gli occhi e canto, dall’altra parte c’è sempre qualcuno disposto a chiudere gli occhi insieme a me per raggiungere altre dimensioni”.

mafalda (1)Il rapporto con le Marche dove abitano i suoi genitori?

“Le Marche sono una regione a dir poco splendida! Tutto è incantevole: i paesaggi, la terra arata, i girasoli, gli orizzonti, gli scorci che si schiudono e la torre del Castello di San Severino che quando appare in lontananza mi ricorda storie antiche e suggestive. Poi mi piace tanto la gente, quella che incontro in giro, quella che mi dice: “all’epoca mia bastava una stretta di mano per chiudere un contratto”; gente vera, onesta, lavoratrice e così legata alla verità, quella verità che si riconduce al sacrificio, alla terra, fatta di saggezza e orgoglio. Mi piacciono i centri storici, i piccoli teatri, i “visionari” che fanno cultura senza soldi. Mi piace tanto vedere che gli stessi Marchigiani non costruiscono grandi strade per avvicinarsi al mondo come se proteggessero un po’ questo pezzo di Paradiso sulla terra”.

Tra i suoi cult c’è Jimmy Fontana, con radici camerinesi come lei. Che ricordo?

“Jimmy Fontana frequentava la stessa scuola di mio padre su a Camerino … paese mio che stai sulla collina …. papà aveva 5 anni di meno ma si conoscevano molto bene. Un giorno lo andai a trovare a Roma e mi ricevette con tanto tanto affetto che mi fece tremare le gambe. Lui era un idolo per me, lui che era riuscito a scrivere: “Gira il mondo, gira nello spazio senza fine con gli amori appena nati con gli amori già finiti “. Gli dissi che quelle parole erano la mia “bandiera”, lui sorrise e mi presentò suo figlio dicendogli” “dillo a lui, dillo a lui che ti piace tanto la mia canzone …. “. Lo incontrai di nuovo in RAI sul palco di “Uno Mattina” e sempre con infinita dolcezza mi chiese come stava andando, gli risposi che un giorno avrei avuto la mia etichetta discografica e che avrei registrato “Il Mondo” a modo mio!”

Saverio Marconi ha deciso di diventare marchighiano, anzi tolentinate. Un viaggio di ritorno, come il suo?

“Il magico, talentoso e intraprendente Saverio Marconi è stato fin dall’inizio motivo inspiratore perché mi ha insegnato che si può ottenere tanto anche con poco ossia anche quando non ci sono molti mezzi, soprattutto economici. Mi disse che il talento non sarebbe stato sufficiente se non accompagnato dallo studio, dalla preparazione e sopportato dalla cultura personale. La prima volta che facemmo un lavoro teatrale prodotto da me e da un piccolo gruppo di artisti marchigiani non professionisti, era il giugno del 1986 e salimmo sul palco del Teatro Feronia. Lavorammo duramente e ricordo che coordinai tutti i dettagli, le prove, scrivendo i testi, scegliendo il repertorio e collaborando agli arrangiamenti. Il teatro “scoppiava” di gente e in prima fila Saverio Marconi rispose a mio invito di venire per darmi qualche consiglio. Bene, disse che c’era molto materiale buono e che ci si doveva lavorare sopra! Sono trent’anni che ci lavoro sopra”.

Cosa propone sabato al teatro Feronia di San Severino?

“Il lavoro che stiamo proponendo sarà un lavoro estremamente minimalista dove i silenzi saranno importanti quanto il suono. Per arrivare a questo risultato io e il mio “compagno d’avventure” Paul Ricci abbiamo faticato e non poco. Abbiamo voluto spogliarci di scenografia, testi scritti ed entrare in scena da soli: chitarra elettrica e voce, per seguire un “feeling” una sensazione molto intima. Coloro che vorranno partecipare a questa esperienza avranno la possibilità di entrare in un mondo mistico di suoni e parole a volte delicate e sottili, a volte dure e incisive ma sempre sincere. Note esposte in un percorso melodico e verbale molto ben scritto da grandi compositori di fama mondiale come Antonio Carlos Jobim, Vinicius de Morais, Paolo Conte e Lorenz Hart. Ci son voluti più di 19 anni di convivenza, di palcoscenici e di esperienze diverse con il mio collaboratore e direttore musicale Paul Ricci, prima di arrivare a questa intimità ed ora ci sentiamo pronti per fare questo salto e cadere nella rete delle emozioni che inevitabilmente vivremo insieme”.


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