“Simone amava cucinare,
voleva fare l’alberghiero”
I sogni del 13enne nelle parole degli amici

DELITTO DI SAN SEVERINO - Questa sera in ricordo del bambino, si terrà una veglia di preghiera alle 21, nei locali della parrocchia Don Orione
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Simone Forconi

Simone Forconi

Alcune persone lasciano dei fiori davanti alla casa dove è stato ucciso Simone

Alcune persone lasciano dei fiori davanti alla casa dove è stato ucciso Simone

 

di Monia Orazi

 «A Simone piaceva moltissimo disegnare, specialmente i paesaggi, amava cucinare e avrebbe voluto frequentare l’istituto alberghiero l’anno prossimo. A volte disegnava anche degli zombie». Sono le parole di una compagna di classe, venuta questa mattina, insieme ad un’altra amica, sotto casa del bambino ucciso dalla madre la vigilia di Natale (leggi l’articolo) a deporre un mazzo di fiori bianchi. Fuori dall’abitazione del 13enne è stato un continuo via vai. «Lo abbiamo visto per l’ultima volta l’ultimo giorno di scuola – ha detto un’altra compagna – era entrato due ore dopo, parlava delle vacanze di Natale e dei regali. Noi compagni di classe siamo tutti sotto choc».

veglia simone

Questa sera si terrà in ricordo del piccolo Simone Forconi, una veglia di preghiera alle ore 21, nei locali della parrocchia Don Orione, che il bambino frequentava sempre insieme alla famiglia. Sarà don Antonio Napolioni a presenziare la serata. Il sacerdote è stato tra i primi ad accorrere dopo la tragedia, cercando di portare conforto ai parenti della piccola vittima. Saranno presenti tutti i compagni di classe, alcuni torneranno dal Trentino, dove erano in vacanza insieme alle loro famiglie, insieme ai docenti della classe ed ai dirigenti scolastici dell’Istituto comprensivo Tacchi Venturi, dove il ragazzino frequentava la terza E delle medie. L’altra sua passione erano gli animali, li adorava a dismisura, tanto che alcuni tra gli insegnanti gli avevano consigliato anche di frequentare l’istituto agrario. A San Severino oggi sarà il giorno del ricordo e della preghiera in memoria del ragazzino dolcissimo e tranquillo, dai grandi occhioni azzurri. Un bambino di poche parole, che trascorreva ore a disegnare e a modificare per rendere sempre più bello quanto usciva dalla sua matita.

Debora Calamai assieme al figlio Simone

Debora Calamai assieme al figlio Simone

La città è ancora incredula ed attonita per quanto accaduto, la famiglia Forconi è chiusa nel suo dolore. Tanti in queste ore, anche sui social network si chiedono se la tragedia potesse essere evitata. Chi conosce la mamma, Debora Calamai che in preda ad un raptus ha messo fine alla vita del figlio, la descrive come una donna «Buona che non aveva mai toccato il piccolo, non gli aveva mai neanche dato uno schiaffo. Aveva dei problemi, negli ultimi giorni si vedeva che non funzionava, aveva lo sguardo fisso». Uno dei vicini, tra i primi ad accorrere dopo la tragedia e a vedere il corpo del bambino in fin di vita sul pianerottolo, subito dopo il raptus, ha detto di averla trovata seduta sulla panchina, intenta a fumare una sigaretta. «Mi ha salutato – dice il vicino – chiamandomi per nome  come se nulla fosse accaduto». Nel condominio di via Zampa tutti conoscono la storia della giovane madre. La sua famiglia lontana, devastata da lutti e problemi, in tutti questi anni non è riuscita ad essere presente, per poter dare supporto alla trentottenne, che dal 2007 era seguita dal dipartimento di salute mentale dell’Asur. Diverse volte dietro quel portone che la vigilia di Natale si è chiuso su una tragedia, erano intervenuti i medici dell’emergenza, la donna era stata ricoverata anche a Tolentino, lo scorso anno. Anche gli assistenti sociali seguivano la vicenda.



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