Il conflitto afghano nel libro di Picchio:
“Pensando a certe immagini non dormo”
Il fotoreporter maceratese ha voluto raccontare così tredici anni di storia che fanno ancora parte del presente. Ricordate le 53 vittime italiane cadute durante la missione di pace. Raccolte le testimonianze di 25 giornalisti inviati di guerra. “Afganistan-Italia. Isaf 2001-2014” è stato consegnato al premier Matteo Renzi che ha inviato al fotografo questo messaggio: «Caro Picchio, grazie di cuore. A presto»
di Marina Verdenelli
L’Afghanistan e le sue emozioni in un libro di Guido Picchio. Così il fotoreporter maceratese ha catturato con i suoi scatti tredici anni della missione italiana dei nostri soldati partiti non per fare la guerra ma per portare aiuto e improntare le basi di una desiderata pace. Ottanta pagine dove trasuda il conflitto ancora oggi senza fine di una terra che ha solo voglia di rinascere. Ottanta pagine dove Isaf è il nome in codice della missione di pace. Per Picchio, fotografo di punta della testata online Cronache Maceratesi, è il 19esimo libro prodotto nella sua vita ma il primo che tocca con mano un teatro operativo dove oltre ai militari rischiano la vita anche giornalisti e fotografi, spesso partiti embedded (a seguito dell’Esercito Italiano). «Ho fatto questo libro – spiega Picchio, commosso dopo due mesi di lavoro spesi a scegliere le foto e a organizzare la stampa e l’uscita – per ricordare le 53 vittime dell’Esercito Italiano che non sono andate in Afghanistan a fare la guerra ma a portare un po’ di civiltà».
Sfogliando le pagine si trovano 25 testimonianze, dei principali inviati di guerra del panorama nazionale e internazionale. Giornalisti della carta stampata e cronisti televisivi delle principali emittenti compresa Al Jazeera con Barbara Serra (Londra). Ci sono Adriano Sofri di Repubblica, Giovanna Botteri della Rai (l’inviata a New York), Alberto Negri de Il Sole 24 ore, Mirko Polisano de Il Messaggero, la fotoreporter Neige De Benedetti, Duilio Giammaria del Tg1, Sandro Petrone del Tg2, Franco Di Mare di Uno Mattina, Franco Semprini de La Stampa (New York), Maurizio Salvi Ansa (New Delhi), Carmela Giglio giornale Radio Rai, Ettore Guastalla RaiNews, Vincenzo Sinapi Ansa, Lao Petrilli Rds-La Stampa, Fabio Angelicchio La7, Francesco Battistini Corriere della Sera, Pino Scaccia Tg1, Fausto Biloslavo Il Giornale, Lorenzo Bianchi Il Resto del Carlino-Nazione-Giorno, Enrico Bellano Tg1, Giampaolo Cadalanu La Repubblica, Toni Capuozzo Tg5, Antonio Carlucci L’Espresso (New York), Gianadrea Gaiani Analisi Difesa, Enzo Nucci Rai (Nairobi) e Lucia Goracci RaiNews. Nel libro c’è anche Enrico de Maio inviato speciale d’Italia in Afghanistan (2001-2014). E ancora il generale Mauro Del Vecchio, comandante Isaf 2005-2006. Il fotografo Picchio ha raccolto anche la testimonianza di padre Giuseppe Moretti, Barnabita, originario di Recanati, che ancora oggi è in Afghanistan. C’è anche il cappellano della base militare, padre Mariano Asunis (Brigata Sassari).
Kabul, Herat, i lince, le mine antiuomo, i droni, le divise, i giubbotti antiproiettili, il carcere femminile, i bambini feriti e gli aiuti umanitari. Pagine che aiutano a ricordare un periodo storico ancora presente.
Colpisce l’immagine di un papà con il suo bambino che cammina in una distesa di sassi e terra bianca portando con sé un vitello e un agnellino, tutto il suo avere in una guerra che ha spazzato via ogni bene.
Colpisce la foto di un presidio medico improvvisato dove un militare visita un bambino e a poca distanza il resto del contingente che armi in pugno difende l’area da un possibile attacco talebano. 
C’è anche tanto altro nel libro di Picchio. La neve che gela i capelli di un ragazzino vestito di coperte perché in Afghanistan mancano indumenti, c’è la consegna dei pacchi di riso, perché manca il cibo, c’è la consegna dei giochi perché manca il diritto di essere bambini e c’è la sezione femminile del carcere di Herat dove finiscono anche i figli delle detenute donne, per poter stare con le proprie mamme almeno fino al raggiungimento dei sei anni di età e ci sono le foto dei militari oggi caduti.
«L’Afghanistan ti segna come esperienza – continua Picchio – io sono entrato nel carcere maschile, faccia a faccia con i talebani incatenati mani e piedi, condannati a morte. Non è stato facile. Ho visto l’ospedale dove c’erano i bambini saltati sulle mine e dilaniati dalle schegge, manine e braccia amputate. Non dormi pensando a quelle immagini». Il libro, per ora stampato in 2mila copie, ha visto la collaborazione di Erika Mariniello, giornalista e video-maker, per il coordinamento editoriale, e di Lucrezia Benfatto, fotografa, per la grafica e l’impaginazione. Entrambe in forza alla redazione di Cronache Maceratesi.
La raccolta fotografica di Picchio è stata presentata ieri a Roma al comando generale dello Stato Maggiore dell’Esercito. Poi è seguita una presentazione con alcuni dei giornalisti protagonisti del libro. C’erano Alberto Negri e Duilio Giammaria. Si sono uniti alla serata anche i cronisti Salvo Mazzolini, di origini maceratesi, Paolo Notari della Rai e l’amico di Picchio Andrea Angeli.
Il libro è stato consegnato al premier Matteo Renzi che ha risposto con una lettera scrivendo: «Caro Picchio, grazie di cuore. A presto». Il fotografo maceratese ha omaggiato la redazione di CM della sua opera presentandola in anteprima per la sua Macerata la settimana scorsa al ristorante Da Secondo.










Non è da tutti essere coraggiosi, anche se si è accompagnati da una scorta composta da professionisti, non è facile sopportare tutto quello strazio. Calpestare una terra dilaniata continuamente da bombe, vite spezzate, mamme che piangono i propri figli perchè privati della loro esistenza, padri trucidati…un quadro raccapricciante di un popolo senza speranza. Era il 2006 quando ho raggiunto l’Afghanistan, ero un soldato dell’Esercito Italiano in carriera, alcuni miei colleghi erano già li, partiti un mese prima per preparare tutta la parte logistica, avevo l’adrenalina addosso, mi tremavano le gambe ma mi sentivo in dovere di aiutare quel popolo per tutto quello che stavano subendo, un lungo racconto che non basterebbe una vita… Voglio ringraziare pubblicamente Picchio e CM, sperando di riuscire ad averne una copia perchè sento di rivivere quei lunghi giorni rivolgendo un pensiero al popolo afghano. Grazie. G.M.