Attentato alla Clementoni,
Ioan Nini Dafinu condannato a 17 anni

RECANATI - Oggi la sentenza pronunciata dai giudici della Corte d’assisse di Macerata. Il pm: "la causa delle frustrazioni dell'imputato era Giovanni Clementoni, verso di lui è maturata la volontà di vendetta. Chiaro l'intento di uccidere". La parte civile: "Sarebbe stato peggio che a piazza Fontana". La difesa ha chiesto l'assoluzione "ha un disturbo bipolare"

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Il processo in corte d'Assise a Macerata

La requisitoria del pm Enrico Riccioni questa mattina

Il processo in corte d'Assise a Macerata. A sinistra l'imputato Dafinu

Il processo in corte d’Assise a Macerata. A sinistra l’imputato Dafinu, al suo fianco il suo legale, l’avvocato Lucia Testarmata durante l’arringa

di Gianluca Ginella

Diciassette anni per aver cercato di compiere una strage alla Clementoni di Recanati. Questa la sentenza emessa oggi dalla Corte d’ assise di Macerata. Unico imputato il romeno Ioan Nini Dafinu, 44 anni, che il 28 giugno 2013 aveva piazzato un’autobomba all’interno del deposito di carta della nota azienda di giocattoli, dove aveva lavorato in passato e dove aveva chiesto, alcuni giorni prima dell’attentato, di venire riassunto. Sulla vettura l’uomo aveva sistemato bombole di Gpl contenenti 100 litri di gas, pari a 560 chili di tritolo, secondo l’accusa. Il quantitativo avrebbe comportato, stando ad un perito, la morte di 57 persone nel raggio di 200 metri colpendo sia i dipendenti della Clementoni che i residenti della zona. A Dafinu viene contestato anche di aver rapinato l’automobile alla maestra del vicino asilo  Alessandra Amichetti per guadagnarsi la fuga. In base a questi fatti il pm Enrico Riccioni, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna a 21 anni e tre mesi senza riconoscere le attenuanti generiche. “Dafinu quella mattina ha agito con freddo raziocinio” ha detto il pm nella sua requisitoria.

Il romeno ha posizionato l’auto “dove c’era un viavai di persone, vicino al marcatempo. Ha fermato l’auto, innescato l’incendio e poi è scappato – ha ricostruito il pm –. Prima però ha preso dall’auto uno zaino, un coltello, i suoi documenti e le bombole di gas lacrimogeno. Senza nessuna pietà ha aggredito Amichetti, l’ha getta a terra perché non ha ottenuto ciò che voleva”.

Ioan Nini Dafinu

Ioan Nini Dafinu

Sulla strage: “Non voglio nemmeno pensare a cosa poteva accadere se fossero esplose le bombole di gpl. Sarebbero bastati 6-7 minuti perché le bombole raggiungessero la temperatura”, esplosione che venne scampata grazie a tre operai che intervennero per spegnere il panno che Dafinu aveva incendiato dopo averlo lascito inserito nell’abitacolo dell’auto, una Daewoo Matiz. “In assenza di un intervento esterno quella mattina nel giro di pochi minuti si sarebbe scatenata una deflagrazione di una violenza inaudita. Così forte da non lasciare scampo agli operai e nemmeno alle squadre di soccorso” ha detto Riccioni. Secondo il pm Dafinu aveva in mente una persona da colpire “Giovanni Clementoni. E’ stato lui stesso quando ha testimoniato a dire che non voleva uccidere nessuno e nemmeno Giovanni Clementoni. Un nome che ha fatto lui, che non era mai emerso al processo. Questa sua negazione vale come una ammissione. E’ lui la causa delle sue frustrazioni e della sua volontà di vendetta”. Sulla volontà di uccidere di Dafinu, il pm non ha dubbi “le taniche erano alternate per un effetto deflagrante più alto possibile. Ed erano pressate nell’abitacolo. E l’auto è stata lasciata nel luogo di maggiore passaggio. E non si voleva suicidare, se voleva farlo perché prendere con sé i documenti, e poi al padre adottivo aveva mandato un messaggio il giorno prima, con scritto: ci vediamo domani”. Sulla personalità di Dafinu: “E’ instabile, non riesce ad adattarsi agli stress della vita”.

L'ultimo sms di Dafinu spedito al padre il giorno prima che tentasse di far esplodere l'autobomba alla Clementoni

L’ultimo sms di Dafinu spedito al padre il giorno prima che tentasse di far esplodere l’autobomba alla Clementoni

Il pm, ritenendo che al processo si sia raggiunta la piena prova delle responsabilità di Dafinu, e che “non sono concedibili le attenuanti generiche e per un precedente specifico (nel 2008 aveva incendiato la casa del padre adottivo, ndr)” ha chiesto la condanna dell’imputato. Il legale della Clementoni (parte civile al processo), l’avvocato Paolo Parisella, ha detto: “se non ci fosse stato il gesto eroico di tre operai, staremo qui a parlare del fatto di sangue più grande mai avvenuto nella nostra regione. A piazza Fontana, una delle stragi più conosciute in Italia, morirono 17 persone, qui ne sarebbero morte 57. E’ chiarissima la volontà di uccidere. La Clementoni per questo si è costituita parte civile, perché questo è stato un attacco al suo cuore: che sono i suoi dipendenti”. La parte civile ha chiesto 100mila euro di risarcimento. Il difensore di Dafinu, l’avvocato Lucia Testarmata, ha puntato la difesa su una perizia svolta nel carcere di Ascoli a Dafinu, chiesta dal carcere di Ancona, poco dopo l’arresto. La perizia aveva diagnosticato un disturbo bipolare per il 44enne. Il legale ha chiesto l’assoluzione per difetto totale di imputabilità. I giudici dopo poco più di tre ore di camera di consiglio, hanno condannato Dafinu a 17 anni. Ritenendo le attenuanti equiparate alle aggravanti. Con tre anni di libertà vigilata una volta terminata la pena. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro il 20 gennaio. Per la richiesta di risarcimento i giudici hanno rimesso gli atti al tribunale civile. Dopo la sentenza Dafinu ha abbracciato il suo legale prima di fare ritorno nel carcere di Montacuto, ad Ancona. “Sono abbastanza soddisfatto, è stata accolta la ricostruzione dell’accusa, ora vedremo se fare appello sul fatto del riconoscimento delle attenuanti generiche” ha detto il pm Riccioni. “Una sentenza che ci aspettavamo, faremo appello” ha detto l’avvocato Testarmata.

(Servizio in aggiornamento)

L'attentato alla Clementoni

L’attentato alla Clementoni

 


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