Sei assessori, Morgoni:
“Se useranno lo strumento a fini elettorali,
sarò il primo ad oppormi al Pd”

REGIONE - Mosse e contromosse dopo l'approvazione del provvedimento. Il senatore Morgoni interviene a sostegno del provvedimento. Il segretario provinciale Teresa Lambertucci: "Il nuovo governatore non usi questo sistema per riciclare chi non trova spazio nelle liste". Il consigliere Marinelli: "E' una porcheria"
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Il senatore Mario Morgoni

Il senatore Mario Morgoni

di Claudio Ricci

La partita per le regionali è appena iniziata ma le mosse sullo scacchiere politico si succedono già a ritmi serrati. A scatenare reazioni da una parte e dall’altra, rivelando anche tensioni interne agli schieramenti è stata la recente modifica dello statuto regionale per la nomina in giunta di sei assessori esterni. Dopo il faccia a faccia tra il governatore Gian Mario  Spacca e il segretario del Pd Francesco Comi durante il dibattito in aula (leggi l’articolo)  in difesa della bontà del provvedimento interviene oggi il senatore Pd di Potenza Picena, Mario Morgoni.

«Tutte le polemiche emerse in seno alla recente modifica dello statuto regionale sono puramente strumentali o frutto di un pregiudizio – commenta Morgoni – e non hanno senso di esistere visto che la precedente norma in materia contemplava la possibilità di nominare fino a 10 assessori esterni.  Affermare che possa essere una mossa politica funzionale ad accontentare personaggi che rischiano di rimanere fuori dalle candidature è a dir poco prematuro visto che la coalizione di centro sinistra al momento non ha neanche un candidato presidente». Un candidato a cui, secondo il senatore democrat, non va però preclusa la possibilità di scegliere persone qualificate che possano supportarlo nell’azione di governo. «Il nuovo governatore  deve avere la possibilità di scegliere anche persone fuori dall’agone politico – sostiene Morgoni –  in grado di garantire professionalità e competenza. Se domani questo strumento che oggi ritengo giusto dovesse essere usato in maniera impropria per fini elettorali sarò il primo ad avversarla e a schierarmi contro il Pd ma fino a quel momento guardiamo ai fatti, facendo critiche fondate veramente utili ( ad esempio si potrebbe ragionare sulla possibilità di eliminare i monogruppi in regione) per migliorare qualità e costi della politica».

Francesco Comi, segretario regionale del Pd

Francesco Comi, segretario regionale del Pd

In attesa della conferenza convocata per domani mattina da Comi e dal presidente del gruppo consiliare del Pd Mirco Ricci su nuove proposte per ridurre i costi della politica anche il segretario provinciale del Pd Macerata Teresa Lambertucci interviene sulla questione, sostenendo la tesi della innocenza del provvedimento fino a prova contraria, facendo scudo alle posizioni di Comi nell’infuocato dibattito regionale.

Teresa Lambertucci, segretario provinciale del Partito Democratico

Teresa Lambertucci, segretario provinciale del Partito Democratico

«Personalmente,  prima di aizzare steccati ideologico-populisti – dice la Lambertucci – formulo l’auspicio che questa facoltà venga esercitata dal nuovo Governatore solo in via residuale e per perseguire interessi di buona amministrazione:  che non la si utilizzi invece per “riciclare” chi non trova spazio nelle liste del consiglio regionale o chi, per limite di mandati, non potrebbe trovarvelo. Se proprio la si deve utilizzare, lo si faccia per ricercare le migliori personalità e le migliori autorevolezze nelle materie di competenza regionale. D’altra parte nella legislatura che sta volgendo al termine il presidente della Giunta aveva a disposizione la possibilità di nominare ben 10 assessori esterni, e invece si è limitato ad uno solo; perché ora dà per scontato il fatto che nella prossima legislatura verranno nominati “solo” assessori esterni?  Piuttosto, non è che ci vuole avvisare del fatto che, qualora fossero soddisfatte le sue aspettative di ricandidatura, quello sarebbe il suo modus operandi?» 

Erminio Marinelli

Erminio Marinelli, consigliere regionale Forza Italia

Tensioni e fratture ormai non più celate quelle tra Spacca e il Pd, che si scoprono proprio sul tema dei costi della politica. Dissidi che non sfuggono ai forzisti che assistono dalla finestra allo scontro interno alla maggioranza esprimendo di contrappunto forti critiche rispetto al provvedimento statutario appena approvato (il gruppo è uscito dall’aula durante le operazioni di voto). E così all’intervento fortemente critico del coordinatore Remigio Ceroni (leggi l’articolo) segue in scia il commento del consigliere Erminio Marinelli.

«Il Pd ha rotto definitivamente con Spacca e non è più una novità – incalza Marinelli – ma se fino a oggi i problemi erano legati alla ricandidatura a presidente, quindi ai giochi della politica, oggi la crisi investe anche i cittadini: la modifica dello Statuto che inserisce i sei assessori esterni si chiama in un modo solo, porcheria. Costerà 1 milione di euro all’anno. Questa Legislatura si era distinta per il taglio dei costi della politica, lo stop ai vitalizi e la riduzione dei consiglieri da 42 a 30. Io fui uno dei firmatari della riforma. Oggi ad opporsi al colpo di mano della vecchia politica targata Comi sono rimasti solo il mio gruppo Per le Marche, Forza Italia e il gruppo Marche 2020 di Spacca e Solazzi. Altro che Renzi! Il Pd delle Marche è tornato alla peggiore Prima Repubblica. Dispiace vedere che l’amico Francesco Massi e Ncd si siano associati al centrosinistra in questa scelta che non capisco, non condivido e da cui mi dissocio. Si preannunciano periodi difficili in Regione con rimpasti in Giunta, turnover fra le varie forze politiche, ripicche fra le parti. Da oggi alle elezioni non conteranno più le sigle partitiche ma l’affidabilità delle persone».

 



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