Il mondiale di enduro a Camerino?
Pasqui: “Riportiamo in città l’evento del ’74”
Grande successo con oltre 130 piloti da tutta Italia e dall'estero, per la rievocazione della mitica sei giorni internazionale di regolarità, ovvero il campionato del mondo di enduro, che nel 40 anni fa portò nella città ducale il top delle due ruote. Il sindaco propone di lavorare per poterlo ospitare di nuovo in futuro
Scommessa vinta, per il Motoclub Camerino, quella di far rivivere i fasti dell’Isdt del 1974, il mondiale di enduro che è stato rievocato questo fine settimana, con oltre 130 partecipanti sulle loro due ruote d’epoca, provenienti da tutta Italia e da diversi paesi stranieri. Complice il beltempo, lo staff del Motoclub, capitanato dal presidente Stefano Ronconi ha centrato l’obiettivo posto due anni fa, ottenendo grandi apprezzamenti dai piloti e dai familiari al loro seguito, rimasti colpiti dall’organizzazione, con il sindaco Gianluca Pasqui che nel giorno dell’inaugurazione, lancia la sfida di sognare una nuova sei giorni a Camerino. Sei giorni di sudore, fango, rombo di motori nella “piccola Svizzera”, così definita dai piloti stranieri, con circa migliaia di persone che in quei giorni del 1974 invasero Camerino per la Sei giorni internazionale di regolarità (dal 9 al 14 settembre di quell’anno), così si chiamava allora l’enduro. Grande attenzione all’ambiente durante l’evento, per ripercorrere sabato nella zona di Camerino-San Severino e ieri lungo il versante dei Sibillini tra Marche ed Umbria con il “Cimelio del Cavatappi”, il tracciato che quattro decenni fa vide dominare i cecoslovacchi. Due percorsi a tutta natura e la superba bellezza del paesaggio nostrano, di 30 ed 80 km, per ripercorrere gli stessi sentieri sterrati, circondati da boschi e corone di monti, come allora, con quell’evento “del secolo per Camerino che coinvolse talmente tanto la cittadinanza che tanti collaborarono e ancora se lo ricordano.
Chi come me non ne ha memoria, non potrà mai capire sino in fondo cosa sia davvero avvenuto”, ha spiegato il presentatore dell’evento Stefano Falcioni, nell’incontro di venerdì pomeriggio che ha aperto la manifestazione. “Camerino non offre solo cultura, ma anche un evento come questo, capace dopo quarant’anni, di portare alla ribalta le peculiarità abbandonate del nostro territorio. Eventi come questo dovrebbero essercene di più, per far girare il volano economico del territorio, auspico che si possa riportare qui la sei giorni, sognando da qualche parte si arriva, iniziamo a pensarci”, ha detto a sorpresa il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui. Il rettore Unicam Flavio Corradini ha invitato la folta platea a visitare il palazzo ducale, sede dell’ateneo camerte. “Ormai il quarantesimo è arrivato, sono sette mesi che lavoriamo per questo evento, sono felice di vedere questa sala piena – ha salutato i presenti Stefano Ronconi, presidente del Motoclub Camerino – a Camerino, quando si dice sei giorni è sinonimo di essere camerinesi, è stato un evento che ha segnato la storia del motociclismo su strada, dando inizio all’era della popolarità di questo sport, tutti la ricordano con profonda emozione”. Parole di elogio per l’organizzazione sono state espresse dal consigliere federale della Federmoto Sandra Meret: “Camerino è splendida ed è stata organizzata una gara molto impegnativa, non è da poco rievocare la sei giorni, ricordare oggi vuol dire prendersi la responsabilità del futuro”. E’ giunto poi il momento del ricordo, con il trio Luigi Magni (organizzazione Isdt 1974), il cronometrista maceratese Sandro Micozzi e Antonio Talpacci che contribuì a preparare il percorso.
Il lavoro di segreteria, stilare le tabelle per i tempi ed i percorsi era tutto manuale, “l’arma più potente era la macchina da scrivere Olivetti”, per indicare il percorso si utilizzavano “frecce di cartone incollato che se pioveva dovevano essere sostituite”. Il quartier generale era nella sede della Croce Rossa, la sala stampa nella scuola di via Pieragostini, con i banchi usati come postazioni. In via Seneca all’epoca c’era lo stadio, con una parte della zona per l’organizzazione. I piloti usavano mangiare nella mensa dell’università, insieme al loro numeroso staff. Per lavare lenzuola e vestiti c’erano dei furgoncini che arrivavano sino a Pescara, c’è chi ha conservato cimeli, buoni benzina e buoni pasto che è stato proposto possano confluire in un museo permanente dedicato all’evento, le cui immagini autentiche sono state mostrate in una mostra nell’atrio del palazzo comunale. Servivano talmente tanti cronometristi, che giunsero da tutte le province delle Marche, erano circa una quarantina, tutti i tempi si riportavano a mano, circa quindici persone erano nel centro classifica a stilare le graduatorie di arrivo. Uno dei punti di ritrovo dei piloti, era il ristorante Da Lorè al lago di Caccamo. Per mettere le frecce lungo i percorsi la Fiat aveva dotato l’organizzazione di due prototipi di campagnola. La sontuosa cerimonia di inaugurazione, pari a quella delle olimpiadi si tenne alla rocca Borgesca. I piloti delle diverse nazionalità alloggiavano un po’ ovunque, gli olandesi ad esempio erano a Morro. Le tappe più dure, all’interno di quello che oggi è il parco dei Sibillini furono segnate da parti di scoglio e pietraia, all’epoca c’erano la prova di accelerazione oggi soppressa e la prova speciale di cross l’ultimo giorno.
La rievocazione è stata ideata da Guido D’Amico, all’epoca pilota e oggi collaboratore del Motoclub camerte: “La gara di Camerino fu l’inizio dell’espansione della regolarità, la cui patria era Bergamo. Fu tiratissima e senza respiro, da questo vennero delle critiche, i cecoslovacchi vinsero perchè erano forti ed adeguatamente preparati al tracciato, affrontato con moto di grossa cilindrata. La Gilera aveva piloti fortissimi, che potevano vincere, fu una grossa delusione. La rievocazione suscita in me ricordi forti, di un evento che è stata una scuola di vita, all’estero tutti si ricordano la sei giorni di Camerino, il grande campione John Penton mi disse che è stata la più bella sei giorni fatta nella sua vita, immerso in una natura meravigliosa”. Di turismo, rispetto per l’ambiente e motociclismo ha parlato l’altro referente della Federmoto Tony Mori. E’ stato poi presento il volume dedicata alla gara camerte del 1974, di oltre 130 pagine e con oltre 500 foto, scritto da Roberto Bizza e Marcello Grigorov. Durante la presentazione c’è stata l’irruzione di Stefano Masciarelli, in città per lo spettacolo al Marchetti. La sei giorni di quest’anno si svolge in Argentina, con seicento piloti e circa seimila persone nel complesso al seguito. Alla sfida di Pasqui così risponde il presidente Stefano Ronconi: “Il nostro territorio ha tutte le carte in regola per ospitare un evento del genere, ma occorre un ragionamento di area vasta, che coinvolga l’Umbria, tre province, numerosi enti locali ed associazioni, perchè si tratta di un evento che porterebbe qui migliaia e migliaia di persone, con aspetti organizzativi e gestionali davvero complessi”.






Un grosso in bocca al lupo…Nel frattempo, dopo aver organizzato la sei giorni nel 2013 in Sardegna , quest ‘anno l’Italia non parteciperà alla competizione per beghe tra Federazione ed alcuni team.
Complimenti a Duccio D’amico ed al Moto Club di Camerino per la splendida manifestazione.
Chi è troppo giovane per sapere cosa è stata la sei giorni del ’74 può guardare su youtube questo servizio del mitico Terenzio Montesi.
http://www.youtube.com/watch?v=TEINu4oob7I
Sì, Camerino ce l’ha enduro.