I Picari in terra di Francia
TEATRO - Francesco Facciolli con il «don Giovanni» conquista St. Avertin

Don Giovanni e Pulcinella
di Walter Cortella
Il Teatro dei Picari non si smentisce mai. Ovunque vada, le sue esibizioni raccolgono sempre un enorme successo. E questo accade ormai da anni, sia in Italia che all’estero. Sull’onda lunga della memorabile performance al Festival Mondiale di Montecarlo, una sorta di ambita olimpiade quadriennale del teatro amatoriale, dove nel 2009 presentarono uno strepitoso e applauditissimo Pulcinella, Francesco Facciolli & Co furono invitati due anni fa a replicare il lavoro di Manlio Santanelli a St. Avertin, graziosa cittadina nei dintorni di Tours, in Francia, sede di un’apprezzata rassegna internazionale di teatro. E anche in quella occasione I Picari si fecero onore, tanto che gli organizzatori della manifestazione li hanno inseriti nel tabellone dell’edizione 2014, accanto a due formazioni provenienti da Spagna e Lituania. La compagnia maceratese ha proposto Del don Giovanni, una pièce scritta e diretta dallo stesso Facciolli, ispirata alle varie versioni dell’opera messa in scena, nell’arco di vari secoli, da Tirso de Molina, Mozart, Molière, Lorenzo da Ponte, Goldoni e dalla consistente compagine di validi comici della Commedia dell’Arte. Ognuno di essi ha voluto cimentarsi con la controversa figura di quell’impenitente conquistatore di cuori femminili, cercando di metterne in evidenza ora questo ora quell’aspetto particolare della personalità.

Scilla Sticchi «Palummella»
E Francesco Facciolli, ultimo ed apprezzato esponente di quel teatro, non poteva resistere alla tentazione di riscrivere a modo suo l’avventurosa esistenza di don Giovanni e lo fa ambientando la vicenda a Napoli, dove il giovane rubacuori è costretto a rifugiarsi dopo aver ucciso in duello il Commendatore, signore di Siviglia e padre di donna Anna, da lui sedotta. Il giovane cavaliere ha un servitore, il furbo e fedele Pulcinella, che non perde occasione per convincere il suo padrone a lasciare in pace le donne e tornare sulla retta via. A nulla servono i suoi moniti: un giorno don Giovanni dovrà rendere conto all’Altissimo dei suoi misfatti terreni, ma l’esuberanza giovanile porta il fascinoso nobiluomo ad ignorare i saggi consigli di Pulcinella e a sfidare addirittura la Morte, che per l’occasione veste i panni del Commendatore, il Convitato di pietra. Ma l’incontro conviviale gli sarà fatale. La riscrittura di Facciolli ha il grande pregio di rendere l’opera più godibile da parte del pubblico. Pur conservandone i contenuti fondamentali, introduce elementi più leggeri e di grande comicità, tipici della Commedia dell’Arte, elementi che costituiscono ormai la base primaria del DNA della Compagnia. La regia è curata nei minimi particolari e l’interpretazione di ciascuno è priva di sbavature. Superlativo, come sempre, Facciolli nel ruolo di Pulcinella, affiancato da Leonardo Gasparri, un don Giovanni in continua crescita artistica. Ma l’intero cast ha affinato la propria esibizione, raggiungendo livelli di assoluta qualità. La stessa Ilaria Corradini, al suo debutto nel ruolo di Donna Anna, è stata senz’altro all’altezza della tradizione dei Picari. Ricchi e curati i costumi, realizzati dalla sartoria Arianna. D’effetto le luci e i suoni affidati, rispettivamente, a Pierpaolo Olivieri e Fabrizio Fava. Eleganti nella loro semplicità i movimenti coreografici di Michela Paoloni che hanno visto protagonisti Pulcinella, don Giovanni e le tre ieratiche monachine.

Morte di don Giovanni
Questo Don Giovanni di Facciolli ha subito una lenta e continua metamorfosi da quel lontano debutto sul finire del 2011. Per ragioni tecnico-logistiche è stata eliminata la «tripolina», un particolare fondale a fili di grande effetto scenografico, così come non c’è più la corale «Solidalcanto» di Morrovalle, sostituita per l’occasione dal baritono Franco Di Girolamo che nel ruolo di Leporello ha cantato alcune «arie» dall’opera di Mozart, tra le quali la celebre Madamina, il catalogo è questo che la dice lunga sull’invidiabile curriculum di questo incallito conquistatore: migliaia sono le donne sedotte e abbandonate in mezza Europa. Ogni scena è stata riesaminata nel più piccolo dettaglio, con un’incessante opera di limatura. Qualche minuto prima che il sipario si alzi, c’è ancora qualcosa da rivedere. Che siano le luci o gli attacchi musicali, quel certo movimento o l’entrata di qualche personaggio. Il risultato di tale meticolosità da parte del regista si vede poi nel corso dello spettacolo: i vari «quadri» si fondono in un tutto armonico e il successo è assicurato.

Lucia De Luca «Donna Elvira»
Al teatro Atrium di St. Avertin il pubblico ha seguito con grande attenzione l’esibizione dei Picari e, malgrado le inevitabili difficoltà linguistiche, ha dimostrato di aver colto appieno il contenuto dell’opera, peraltro assai conosciuta. Un caloroso applauso finale ha gratificato gli attori che, al termine dell’esibizione, sono stati salutati nel foyer del teatro dagli spettatori, tra i quali era presente un piccolo gruppo di nostri connazionali residenti a St. Avertin. Con il successo conseguito in terra francese il Teatro dei Picari, formazione vivace composta da giovani elementi motivati e assai dotati sul piano interpretativo, ha ancora una volta messo in scena una pièce di grande valore artistico, sulle orme del già citato Pulcinella e del più recente Il diavolo con le zinne di Dario Fo, nel segno di una consolidata tradizione che lo pone tra le più qualificate compagnie capaci di tenere alto il buon nome del nostro teatro amatoriale in prestigiosi contesti internazionali.
(Foto di scena di Cinzia Zanconi)