Pensare con le mani
IL GRANDE QUADERNO - Trentaquattresima puntata della rubrica dedicata al mondo della scuola
di Maria Luisa Lasca
Nei giorni scorsi, a Macerata, si è tenuta una originale mostra, alla Galleria degli Antichi Forni, dal titolo “L’ultimo degli amanuensi”, un omaggio a Enzo Orlando Ciccotti, dedito all’arte della calligrafia e della miniatura, e alle sue realizzazioni (leggi l’articolo). Ad essa era collegata l’esposizione di opere d’epoca, di proprietà del Comune di Macerata, presso la Biblioteca Mozzi Borgetti. L’evento ha suscitato l’interesse della cittadinanza. Qualche docente, visitando l’iniziativa, e spostandosi tra i due siti espositivi, osservava che si trascura, nella scuola, di informare sulla storia della scrittura. Tale abilità viene insegnata come dato acquisito, sia nella forma manuale che in quella meccanica, alla tastiera del computer, quasi fosse senza passato. Il prezioso libretto donato ai visitatori della mostra, contenente un breve saggio della professoressa Angela Montironi, aiuta a conoscere la storia dei manoscritti e dei libri miniati e dà conto di preziosi documenti esistenti presso la Biblioteca. Affascinante, fra gli altri, la Bibbia Sacra, codice membranaceo del XIII secolo, con i suoi preziosi capilettera in blu e rosso.
Partendo da questi spunti e da altre sollecitazioni provenienti dalle scuole, il Grande Quaderno ha ragionato sul ruolo della manualità nell’apprendimento e nello sviluppo cognitivo, riflettendo su quella sottile performance che è la scrittura manuale. Non si vuole tuttavia sminuire il ruolo della tecnica e degli strumenti che offre, per la semplificazione e velocizzazione dei processi e per l’azione compensativa di supporto a specifiche difficoltà dello studente. È accertato che scrivere a mano ha effetto stimolante a livello neuronale, attivandosi, nella procedura, molte più aree cerebrali rispetto all’operazione di digitazione su tastiera.
Abilità visive, motorie e costruttive sono richieste nella scrittura manuale, apprezzata da calligrafi e grafologi. I primi non finiranno mai di esaltare e valutare l’aspetto delle lettere e l’intreccio, considerandoli autentica forma d’arte. I grafologi altresì traggono dalla scrittura manuale elementi per la conoscenza della personalità (sulla base di una analogia tra scrittura e carattere che permetterebbe, dall’analisi del tratto, della dimensione, della direzione, del movimento, della firma o altro, di rivelare paure, emozioni, mondi interiori dello scrivente).Nelle attività didattiche gli studenti alternano esperienze di scrittura manuale e uso della tastiera del computer. A volte hanno necessità di penna o lapis, di un quaderno o taccuino su cui scrivere in piena libertà le idee del momento. Poi, a mente fredda, riordinano gli appunti trascrivendoli al computer. Spesso ansiosi di percorrere il foglio bianco e di riempirlo della propria anima, specialmente se dediti a compiti di scrittura creativa, sono altresì entusiasti di utilizzare le facilitazioni di scrittura che la tastiera consente. In ciascun caso, nella scrittura libera c’è una narrazione, prima rivolta all’oggettualità, poi, nel tempo, attenta alla soggettività, costruita in relazione e confronto con gli altri. Di narrazioni è fatto il mondo.

Immanuel Kant
La mano, il cervello esterno dell’uomo, secondo un’espressione del filosofo Kant, è l’unico organo di senso interattivo. Possiamo vedere senza essere visti, ascoltare senza essere ascoltati; il senso del tatto ha un riscontro immediato, non può essere ingannato. Lo sanno bene le mani di un chirurgo, di un osteopata, di un artigiano, di un artista. In questo potente prolungamento del cervello, secondo Aristotele l’uomo è essere pensante in quanto ha la mano, risiedono le esperienze didattichepiù valide, frutto dell’educazione alla manualità, ben illustrate nel loro valore di significativo apprendimento, ad esempio, dalla pedagogista Maria Montessori. Con le mani la presa di coscienza della realtà diventa anche capacità di trasformazione, dai piccoli oggetti realizzati nei laboratori scolastici alle opere più impegnative, che sono di natura tecnica e spirituale, a partire dalle mani. La mano ha costruito civiltà, comunica, crea, scopre, lavora, gioca. Per Gregorio di Nissa che nel IV secolo d.C. scrisse il primo trattato sistematico della letteratura cristiana sul problema antropologico, l’uomo è animale linguistico, proprio perché, con le mani progettate e articolate al corpo,la figura è eretta, segno di superiore dignità, e tutto il corpo è predisposto al linguaggio. (Peccato che spesso l’uso delle mani sia negato, per ragioni di sicurezza, pulizia, allora si dice o si scrive, non toccare). È molto utile, a tal proposito, la lettura del libro di Cesare Pagazzi, Fatte a mano. L’affetto di Cristo per le cose, Edizioni Dehoniane,in cui si analizza la manualità divina, uno degli antropomorfismi più incisivi della Bibbia, enfatizzando nella mano la somiglianza tra Dio e l’uomo. Infatti la prensilità della mano, la sua presa, è la base anche semantica di ogni azione umana: si dice infatti com-prendere, ap- prendere, intra-prendere, sor- prendere, ri-prendere, etc.
Una riflessione conclusiva, pensando a situazioni scolastiche ricorrenti. Ogni docente, qualunque sia la disciplina di insegnamento, sia innanzitutto pedagogista, capace cioè di attrarre lo studente, farlo innamorare del sapere, che è chiave di lettura del mondo. Non esistono materie aride che bisogna studiare comunque, magari a memoria, senza cercare di capirne il significato. Le discipline matematiche e scientifiche aprono orizzonti meravigliosi nella mente, informandoci sul codice della vita, contribuendo, con quelle cosiddette umanistiche, a darci gli strumenti per ap-prendere, com-prendere, etc. A partire da quella presa che sta nella mano e nella testa di ogni pensante che voglia realizzare il progetto della sua specificità.
